Ceta, la Vallonia si arrende: intesa sul Trattato, ora serve l'ok del Parlamento
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERIIl Canada resta pronto a ratificare l'accordo di libero scambio con l'Europa, il testo approvato in Belgio deve avere il via libera di Parlamenti regionali e poi essere approvato dal Consiglio Ue e dal governo nord americano
MILANO - Il dietrofront della Vallonia sul Ceta non risparmia all'Unione europea la figuraccia con il Canada. Il premier nordamericano, Justin Trudeau, era atteso a Bruxelles per il summit con la Ue, ma rimasto è casa: il vertice che avrebbe dovuto concludersi con la firma dell'accordo commerciale di libero scambio, Ceta, è stato annullato dopo che ieri sera la Vallonia, la regione francofona del Belgio, ha annunciato di non voler ratificare l'intesa. Senza l'ok dello Stato federato, infatti, il governo belga non può dare il proprio via libera al trattato facendo così mancare l'unanimità all'intero del Consiglio Ue.
Dopo un'estenuante trattativa, però, i francofoni hanno fatto retromarcia convinti della promesse del premier belga Charles Michel: il punto di caduta tra le parti non è ancora noto, ma l'ultima parola spetterà ai quattro Parlamenti del belgi che si riuniranno per deliberare tra …
Dopo un'estenuante trattativa, però, i francofoni hanno fatto retromarcia convinti della promesse del premier belga Charles Michel: il punto di caduta tra le parti non è ancora noto, ma l'ultima parola spetterà ai quattro Parlamenti del belgi che si riuniranno per deliberare tra …
MILANO - Il dietrofront della Vallonia sul Ceta non risparmia all'Unione europea la figuraccia con il Canada. Il premier nordamericano, Justin Trudeau, era atteso a Bruxelles per il summit con la Ue, ma rimasto è casa: il vertice che avrebbe dovuto concludersi con la firma dell'accordo commerciale di libero scambio, Ceta, è stato annullato dopo che ieri sera la Vallonia, la regione francofona del Belgio, ha annunciato di non voler ratificare l'intesa. Senza l'ok dello Stato federato, infatti, il governo belga non può dare il proprio via libera al trattato facendo così mancare l'unanimità all'intero del Consiglio Ue.
Dopo un'estenuante trattativa, però, i francofoni hanno fatto retromarcia convinti della promesse del premier belga Charles Michel: il punto di caduta tra le parti non è ancora noto, ma l'ultima parola spetterà ai quattro Parlamenti del belgi che si riuniranno per deliberare tra domani e sabato mattina. "Spetta a loro l'ultima parola" dicono i premier, ma all'interno dell'Unione il nodo riguarda il contenuto dell'accordo: se i testi consolidati fossero stati modificati sarebbe necessario un nuovo voto dell'Europarlamento, dei governi Ue e del Canada.
Mosca (Pd): "Senza l'ok al Ceta, l'Unione europea non ha futuro"
Rinviando sine die il summit con il Canada, questa mattina, una nota del Consiglio Ue si limitava a dire: "Non tutti gli stati membre sono pronti a firmare il Ceta". Il pressing sulla Vallonia, però, ha avuto il suo effetto: "Il Canada resta pronto a firmare l'accordo quanto l'Europa sarà pronta". Di certo per la Ue resta l'enorme smacco enorme: una regione di 3,5 milioni di abitati è riuscita a paralizzare l'intero processo di ratifica dell'accordo Ue-Canada. "Si è ribaltato il concetto di democrazia - dice l'eurodeputata Alessia Mosca -, lo 0,7% della popolazione europea blocca l'intera politica commerciale dell'Unione". Probabilmente il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, avrebbe potuto evitare la brutta figuda con il Canada: "Sarebbe bastato non fissare per oggi la firma del trattato con il Canada e continuare a trattare. La posizione della Vallonia è nota da tempo, anche la Commisione Ue ne era a conoscenza" spiega una fonte.
Eurobarometro. La Vallonia non firma il Ceta e disintegra l'Europa: la colpa è tedesca
L'intesa, però, è arrivata in extremis dopo che il premir vallone, Paul Magnette, aveva detto: "Ci sono ancora due, tre cose di carattere giuridico da discutere" ricordando che "questo accordo riguarda il Belgio e che dovrà dunque essere esaminato anche dagli altri 27 partner".
Per molti, però, le obiezioni della Vallonia erano solo un pretesto per nascondere le tensioni all'interno della maggioranza socialista che guida la regione francofona. La clausole per la tutela degli investimenti esteri - infatti - è cambiata molto nel corso dei negoziati e dopo l'intervento dell'Europarlamento le corte arbitrarie composte da avvocati e liberi professionisti nominati dalle parti che avrebbero dovuto dirimere le cause tra governi a multinazionali sono state sostituite da veri tribunali internazionali, sul modello della Corte di giustizia dell'Aja. Una proposta che il Canada ha accettato a differenza degli Stati Uniti che per il Ttip non vogliono rinunciare agli Isds tenendo in stallo tutti i negoziati.
Le Isds ("Investor to State dispute settlement") sono clausole tradizionalmente contenute negli accordi bilaterali d'investimento con lo scopo di consente a un imprenditore straniero che si ritenesse penalizzato da una qualche decisione dello Stato ospite (una qualunque decisione che abbia cambiato le condizioni stabilite nell'intesa iniziale) di cercare una soluzione della controversia con una conciliazione o un arbitrato. Dunque le multinazionali possono citare in giudizio uno Stato se questo adotta politiche contrarie ai loro interessi.
"Mi auguro - chiosa Alessia Mosca - che il trattato possa entrare in vigore al più presto e che il processo di ratifica sia rapido. La situazione creatasi deve comunque farci riflettere sui meccanismi decisionali: dobbiamo trovare una modalità per la quale ci sia il massimo coinvolgimento possibile ma anche efficacia nelle decisioni, che eviti veti e riproponga situazioni non democratiche, come il fatto che lo 0.7% della popolazione blocchi tutti gli altri europei. Anche nel merito bisognerà capire come fare, in modo che i cittadini si sentano rassicurati da una globalizzazione che va assolutamente regolata e che sia inclusiva ma che non può essere bloccata perché il protezionismo è un'opzione che genera una distribuzione della ricchezza ancora più squilibrata".
Dopo un'estenuante trattativa, però, i francofoni hanno fatto retromarcia convinti della promesse del premier belga Charles Michel: il punto di caduta tra le parti non è ancora noto, ma l'ultima parola spetterà ai quattro Parlamenti del belgi che si riuniranno per deliberare tra domani e sabato mattina. "Spetta a loro l'ultima parola" dicono i premier, ma all'interno dell'Unione il nodo riguarda il contenuto dell'accordo: se i testi consolidati fossero stati modificati sarebbe necessario un nuovo voto dell'Europarlamento, dei governi Ue e del Canada.
Mosca (Pd): "Senza l'ok al Ceta, l'Unione europea non ha futuro"
Rinviando sine die il summit con il Canada, questa mattina, una nota del Consiglio Ue si limitava a dire: "Non tutti gli stati membre sono pronti a firmare il Ceta". Il pressing sulla Vallonia, però, ha avuto il suo effetto: "Il Canada resta pronto a firmare l'accordo quanto l'Europa sarà pronta". Di certo per la Ue resta l'enorme smacco enorme: una regione di 3,5 milioni di abitati è riuscita a paralizzare l'intero processo di ratifica dell'accordo Ue-Canada. "Si è ribaltato il concetto di democrazia - dice l'eurodeputata Alessia Mosca -, lo 0,7% della popolazione europea blocca l'intera politica commerciale dell'Unione". Probabilmente il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, avrebbe potuto evitare la brutta figuda con il Canada: "Sarebbe bastato non fissare per oggi la firma del trattato con il Canada e continuare a trattare. La posizione della Vallonia è nota da tempo, anche la Commisione Ue ne era a conoscenza" spiega una fonte.
Eurobarometro. La Vallonia non firma il Ceta e disintegra l'Europa: la colpa è tedesca
L'intesa, però, è arrivata in extremis dopo che il premir vallone, Paul Magnette, aveva detto: "Ci sono ancora due, tre cose di carattere giuridico da discutere" ricordando che "questo accordo riguarda il Belgio e che dovrà dunque essere esaminato anche dagli altri 27 partner".
Per molti, però, le obiezioni della Vallonia erano solo un pretesto per nascondere le tensioni all'interno della maggioranza socialista che guida la regione francofona. La clausole per la tutela degli investimenti esteri - infatti - è cambiata molto nel corso dei negoziati e dopo l'intervento dell'Europarlamento le corte arbitrarie composte da avvocati e liberi professionisti nominati dalle parti che avrebbero dovuto dirimere le cause tra governi a multinazionali sono state sostituite da veri tribunali internazionali, sul modello della Corte di giustizia dell'Aja. Una proposta che il Canada ha accettato a differenza degli Stati Uniti che per il Ttip non vogliono rinunciare agli Isds tenendo in stallo tutti i negoziati.
Le Isds ("Investor to State dispute settlement") sono clausole tradizionalmente contenute negli accordi bilaterali d'investimento con lo scopo di consente a un imprenditore straniero che si ritenesse penalizzato da una qualche decisione dello Stato ospite (una qualunque decisione che abbia cambiato le condizioni stabilite nell'intesa iniziale) di cercare una soluzione della controversia con una conciliazione o un arbitrato. Dunque le multinazionali possono citare in giudizio uno Stato se questo adotta politiche contrarie ai loro interessi.
"Mi auguro - chiosa Alessia Mosca - che il trattato possa entrare in vigore al più presto e che il processo di ratifica sia rapido. La situazione creatasi deve comunque farci riflettere sui meccanismi decisionali: dobbiamo trovare una modalità per la quale ci sia il massimo coinvolgimento possibile ma anche efficacia nelle decisioni, che eviti veti e riproponga situazioni non democratiche, come il fatto che lo 0.7% della popolazione blocchi tutti gli altri europei. Anche nel merito bisognerà capire come fare, in modo che i cittadini si sentano rassicurati da una globalizzazione che va assolutamente regolata e che sia inclusiva ma che non può essere bloccata perché il protezionismo è un'opzione che genera una distribuzione della ricchezza ancora più squilibrata".