Economia

Mercati incerti, caccia ai beni rifugio. Brexit più lontana: la sterlina si rafforza

Continua il clima instabile legato alle elezioni americane e alla rimonta di Donald Trump. Gran Bretagna: serve il voto del Parlamento per uscire dalla Ue, il pound schizza al rialzo. Milano chiude a -0,3%. Wall Street fatica a rialzare la testa, il petrolio sotto 45 dollari

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MILANO - Il rialzo dei beni rifugio è uno degli effetti collaterali dell'incertezza che si è impossessata dei mercati, dopo il recupero di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca favorito dal nuovo scontro Fbi-Clinton sull'utilizzo delle e-mail della candidata democratica. Il lingotto d'oro si è portato ai massimi da un mese, oltre quota 1.300 dollari l'oncia a Hong Kong, per poi stabilizzarsi nel pomeriggio. Milano termina gli scambi in calo dello 0,33%. Frenati anche gli altri listini europei: Francoforte cede lo 0,43%, Parigi è di fatto invariata (-0,07%) e Londra cede lo 0,8% pagando il rafforzamento della sterlina.

La divisa britannica, infatti, vola al rialzo dopo che la Alta Corte Britannica ha decretato che è necessario un voto del Parlamento per dare avvia al processo della Brexit, andando così contro le intenzioni del premier Theresa May, che aveva rivendicato il diritto di invocare l'articolo 50 del trattato di Lisbona senza passare per un voto parlamentare. La valuta britannica si è rafforzata fino a sfiorare 1,25 dollari, ai massimi da un mese, salvo poi chiudere a 1,2437 sul biglietto verde. "Si tratta di una notizia importante che in qualche modo cambia lo scenario ed i piani della May. Potrebbe rendere più tortuoso il suo cammino verso la Brexit, in particolar modo verso una hard Brexit, lo scenario più temuto dalle piazze finanziarie. Di fatto, si va quantomeno verso un rallentamento della procedura di uscita dall'Ue", commenta a caldo Carlo Alberto De Casa, analista di ActivTrades. "La situazione per il governo - che ha già annunciato ricorso - non è così semplice: occorrerà fare un'attenta conta dei numeri prima delle votazioni, con numerose defezioni in ambo gli schieramenti. E i mercati salutano con favore la cosa: il pound guadagna terreno in modo particolare contro il dollaro, scontando da un lato questa news e dall'altra la crescente incertezza per quanto riguarda l'esito delle elezioni presidenziali americane". L'euro ha chiuso leggermente debole sul dollaro a 1,1095, mentre la Bank of England ha lasciato il tasso di riferimento fermo allo 0,25% e confermato, come da attese, a 435 miliardi di sterline il piano di acquisto titoli.

Quanto allo scenario negli Usa, si segnala ancora il ribasso del peso messicano: la divisa del Paese centramericano soffre l'idea che possa vincere il candidato repubblicano, che aprirebbe uno scenario difficile per le aziende esportatrici messicane. Anche la Federal Reserve ha deciso di "congelarsi" prima dell'esito delle urne: ieri ha lasciato invariato il costo del denaro, come ampiamente atteso, ma segnalato la possibilità di un rialzo a dicembre. Ormai i mercati danno per scontato che ci sarà la stretta monetaria nell'ultima riunione dell'anno e secondo i future sui Fed Funds le chances di un ritocco dei tassi sono al 78 per cento. "Sui mercati sta continuando l'avversione al rischio", sintetizza Chris Weston di IG a Bloomberg. "Abbiamo raggiunto un punto in cui i gestori riducono il rischio, aumentano gli investimenti liquido e sono felici di laciare stare questa piccola tempesta di incertezza. C'è un perfetto clima per gli 'short sellers', coloro che scommettono contro i tioli in una combinazione di incertezza e scommesse alternative". Wall Street, reduce da una striscia negativa che non si vedeva da novembre 2011, fatica a rialzare la testa: quando chiudono i mercati europei, il Dow Jones è invariato, mentre lo S&P500 scende dello 0,1%, il Nasdaq lima lo 0,5% e Facebook soffre. Da segnalare, negli Usa, la crescita a 54,8 punti (sopra le stime) del Pmi sui servizi, mentre l'indice Ism ha deluso a deluso a 54,8. Oltre le attese il +0,3% degli ordini alle fabbriche.

La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per festività: in Giappone si celebra oggi la Bunka no hi, ovvero la Giornata nazionale della cultura. In tutto il Paese vengono promosse cerimonie per premiare gli studenti promettenti e tutti coloro che hanno contribuito a far crescere la cultura della nazione. In Cina, il settore dei servizi ha messo a segno altri passi di espansione a ottobre fornendo nuovi elementi sulla stabilizzazione dell'economia: l'indice Caixin Services PMI (Purchasing Managers' Index), sponsorizzato da Caixin Media, è salito a quota 52,4 rispetto a 52 di settembre. I listini della prima economia asiatica hanno trattato in controtendenza con il resto dell'area, in leggero rialzo: Shanghai +0,84% e Shenzhen +0,47%.

Sul fronte macroeconomico, il Bollettino economico della Bce ha sottolineato la lentezza della ripresa e l'Istat ha tracciato la risalita della disoccupazione, dovuta al calo degli inattivi. In Gran Bretagna il Pmi sui servizi è balzato a ottobre sopra le attese a 54,5 punti e l'inflazione nell'area Ocse è salita all'1,2% annuale a settembre dallo 0,9% di agosto. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si restringe poco sotto 155 punti, dopo la fiammata della vigilia sopra quota 160 dovuta alle incertezze sull'esito del referendum costituzionale. Il rendimento dei titoli decennali è invece stabile a un passo dall'1,7%.

Quanto alle materie prime, dopo il recupero della mattinata il petrolio torna sotto pressione: il Wti scende sotto 45 dollari al barile, alla chiusura dei mercati Ue.