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Vivere ai tempi dell'incertezza, da Keynes ai terremoti

Sismi, economia, salute, clima: la scienza non ci aiuta più come un tempo di fronte alle nuove questioni che le vengono poste. Il calcolo delle probabilità è superato, la speranza dalla geometria dei frattali
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ROMA - Che si viva nell'età dell'incertezza è ormai assodato. Siamo sempre meno sicuri sul nostro futuro, sia che riguardi i cambiamenti climatici, il terrorismo, l'economia, le epidemie o, come abbiamo verificato negli ultimi giorni, i terremoti. Futuro incerto per definizione: coloro che si prendono la briga o la responsabilità di dirci come andranno le cose, che ne sarà di noi, sono sempre di meno. La scienza non ci aiuta più come un tempo: ma questo perché le domande che poniamo sono sempre più impegnative.

Certo ci sarà, informano i sismologi, ma non possiamo dirvi né quando né dove, né se l'intensità del prossimo terremoto sarà più o meno forte di quello precedente. Sappiamo però dove ci sarà: possiamo individuare le zone sismiche. Per chi prende le decisioni non c'è alternativa che tenere alta la guardia anche per evitare tragiche incompren…
ROMA - Che si viva nell'età dell'incertezza è ormai assodato. Siamo sempre meno sicuri sul nostro futuro, sia che riguardi i cambiamenti climatici, il terrorismo, l'economia, le epidemie o, come abbiamo verificato negli ultimi giorni, i terremoti. Futuro incerto per definizione: coloro che si prendono la briga o la responsabilità di dirci come andranno le cose, che ne sarà di noi, sono sempre di meno. La scienza non ci aiuta più come un tempo: ma questo perché le domande che poniamo sono sempre più impegnative.

Certo ci sarà, informano i sismologi, ma non possiamo dirvi né quando né dove, né se l'intensità del prossimo terremoto sarà più o meno forte di quello precedente. Sappiamo però dove ci sarà: possiamo individuare le zone sismiche. Per chi prende le decisioni non c'è alternativa che tenere alta la guardia anche per evitare tragiche incomprensioni comunicative, come avvenne all'Aquila del 2009 quando trapelarono rassicurazioni senza fondamento scientifico tragicamente smentite. A coloro che si occupano di terremoti va tutta la nostra comprensione: il movimento delle placche scatena l'energia che provoca il sisma, la molla si ricarica e il meccanismo si ripete. Si sa dunque che ci sarà un nuovo terremoto, ma per conoscere il luogo e la data esatti sarebbe necessario misurare materiali e dinamiche non raggiungibili perché risiedono nel profondo sottosuolo. Manca uno dei due termini dell'equazione di previsione: si conosce il modello, ma non si hanno i dati completi.

Sta meglio la meteorologia: negli ultimi vent'anni sono stati fatti progressi da gigante e dunque la nostra possibilità di prevedere il dove e il quando arriverà un ciclone tropicale è molto alta. Gli ingredienti per una buona previsione ci sono tutti: quantità di dati osservabili, modelli complessi ma relativamente comprensibili e affidabili. Ciononostante le cosiddette bombe d'acqua, che derivano da cumulonembi che si formano in 20-40 minuti e si spostano a velocità elevata, la cui previsione sarebbe indispensabile per il traffico aereo e per la sicurezza, sono molto difficili da monitorare.

Se per le scienze esatte la capacità di fare previsioni è condizionata da forti limiti, per quelle sociali la situazione è vicina al caos. Tutti ricordano il celebre j'accuse della Regina Elisabetta alla London School of Economics nei confronti degli economisti subito dopo il crack di Lehman Brothers: "Perché nessuno se ne è accorto in tempo?". In questo caso i dati ci sarebbero ma sono i modelli che non hanno funzionato trascurando elementi cruciali come la quantità di debiti che si stava caricando sul sistema e considerando l'equilibrio la situazione normale di ogni economia. Invece, come ha scritto l'economista Francesco Giavazzi recentemente sul Corriere: "Viviamo nel tempo dell'incertezza". Questa era in qualche modo anche la valutazione di John Maynard Keynes, il grande economista inglese del Novecento, secondo cui l'incertezza è una delle caratteristiche del capitalismo. Dovremmo dunque rassegnarci all'insicurezza cronica, anche quando si parla di pensioni, reddito e risparmio? Un aiuto ci giunge solo dalla distinzione, di scuola, tra l'incertezza assoluta, che nessuno può valutare, e il rischio che invece le compagnie di assicurazione stimano e prezzano regolarmente. Niente di più.

Lo stesso vale per l'epidemiologia, cioè lo studio della diffusione delle malattie. Quando i dati sono abbondanti e i modelli sono chiari perché si tratta di malattie non trasmissibili è facile prevedere: obesità e diabete, fumo e cancro. Ma per i virus come Ebola e l'aviaria bisogna mettere in campo modelli di comportamento e sviluppo delle epidemie che tengano conto della struttura delle interazioni umane, delle mobilità e degli snodi di trasmissione. Un meccanismo assai complesso che alla fine, come avviene per i terremoti, ha portato per precauzione a soluzioni radicali: erigere muri e bloccare la mobilità.

Se dunque i raccoglitori di dati e coloro che formulano le ipotesi di comportamento giunti ad un certo punto si debbono arrendere, non resta che affidare le nostre speranze ai matematici e agli statistici. Quando manca un quadro chiaro a portata di mano l'unica soluzione è quella di ricorrere al calcolo delle probabilità: così si fa da almeno trecento anni. Ma è proprio questa pratica che è stata messa sotto processo negli ultimi decenni: il calcolo delle probabilità più usato è basato sulla settecentesca curva a campana di Gauss che ci dice che gli eventi che si sono verificati con maggiore frequenza nel passato si ripeteranno nel futuro: vale appena per il lancio dei dadi. Le variazioni rispetto a un valore medio sono piccole.
 
Avverte il matematico Angelo Vulpiani: non è detto che dagli stessi antecedenti seguano le stesse conseguenze. Vulpiani cita James Maxwell, fisico scozzese dell'Ottocento: "Nulla accade identico a se stesso due volte". Senza contare il celebre teorema del 1972 del meteorologo americano Edward Lorenz che rende ancora più difficile la previsione del futuro sulla base degli eventi passati. Suonava così: "Predicibilità: può lo sbattere di delle ali di una farfalla in Brasile causare un tornado in Texas?". La risposta è sì perché piccole differenze nello stato inziale possono portare conseguenze enormi. La parola più definitiva sembra averla detta il saggista libanese-americano Nassim Nicholas Taleb: nulla è prevedibile perché è sempre in agguato un "cigno nero", un avvenimento irrazionale e inatteso in grado di modificare ogni aspettativa ragionevole. La scienza deve issare bandiera bianca? Non è detto. Una parola di speranza viene dall'astrofisico Francesco Sylos Labini, nel suo ultimo libro "Rischio e previsione" (Laterza). Un matematico come Benoit Mandelbrot, dice, nel 1982 ha scoperto la "geometria frattale" (dal latino: fractus, rotto, frammentato) che permette di individuare regolarità matematiche in fenomeni irregolari come lo sviluppo di sistemi di nubi, l'evoluzione di un delta di un fiume o il disegno della chioma di un albero. Forse camminando su questa strada riusciremo a trovare la soluzione di fenomeni pazzi e terribili come i terremoti, le crisi economiche, il terrorismo e i virus.