Manovra, Padoan: "Meno tasse per 23,5 miliardi". Ma per la Cgil c'è "rischio correzione dei conti"
Il ministro dell'Economia difende gli interventi del governo. Ma il sindacato di corso Italia boccia il documento: non risponde alle urgenze sociali del Paese. Per la Uil ci sono più luci che ombre
MILANO - Meno tasse per 23,5 miliardi il prossimo anno. Ma la manovra rischia di fondarsi su entrate "estemporanee" che possono richiedere una correzione a primavera, mentre le risorse stanziate per i contratti della Pa sono insufficienti. A sottolineare l'impatto sul fisco della legge di Bilancio è il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ne ha parlato in audizione alla Camera. Ad evidenziarne le critiche sono stati, tra gli altri, i sindacati.
Padoan. Dal 2014 ad oggi c'è stata una "riduzione di imposte graduale ma costante, dal carico fiscale sui dipendenti del 2014, l'Irap nel 15, la Tasi nel 16 e l'Ires nel 2017. L'insieme di queste misure" comprese quelle per l'agricoltura" comporta minori tasse nel 2017 per 23,5 miliardi", ha sottolineato in apertura della sua audizione. Parlando della situazione del Paese, ha garantito che "la crescita si sta gradualmente irrobustendo", anche se "n…
Padoan. Dal 2014 ad oggi c'è stata una "riduzione di imposte graduale ma costante, dal carico fiscale sui dipendenti del 2014, l'Irap nel 15, la Tasi nel 16 e l'Ires nel 2017. L'insieme di queste misure" comprese quelle per l'agricoltura" comporta minori tasse nel 2017 per 23,5 miliardi", ha sottolineato in apertura della sua audizione. Parlando della situazione del Paese, ha garantito che "la crescita si sta gradualmente irrobustendo", anche se "n…
MILANO - Meno tasse per 23,5 miliardi il prossimo anno. Ma la manovra rischia di fondarsi su entrate "estemporanee" che possono richiedere una correzione a primavera, mentre le risorse stanziate per i contratti della Pa sono insufficienti. A sottolineare l'impatto sul fisco della legge di Bilancio è il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ne ha parlato in audizione alla Camera. Ad evidenziarne le critiche sono stati, tra gli altri, i sindacati.
Padoan. Dal 2014 ad oggi c'è stata una "riduzione di imposte graduale ma costante, dal carico fiscale sui dipendenti del 2014, l'Irap nel 15, la Tasi nel 16 e l'Ires nel 2017. L'insieme di queste misure" comprese quelle per l'agricoltura" comporta minori tasse nel 2017 per 23,5 miliardi", ha sottolineato in apertura della sua audizione. Parlando della situazione del Paese, ha garantito che "la crescita si sta gradualmente irrobustendo", anche se "non siamo soddisfatti" dell'attuale livello e lo spread si è innalzato recentemente "per i timori che l'azione di governo subisca uno stop". Padoan ha parlato di "un'importante inversione di tendenza per gli investimenti" grazie "all'azione lanciata nel 2015 e viene rafforzata". La manovra "è orientata alla crescita, il deficit scende e il debito si stabilizza".
I sindacati. Prima del ministro, i rappresentanti dei lavoratori avevano sottolineato alcuni profili critici. La manovra "non porterà alla svolta della condizione economica del Paese" perché "manca un'idea generale", c'è "filosofia dei bonus invece che dei diritti" e ci sono "tagli" mentre non c'è "un rilancio vero degli investimenti", ha detto Danilo Barbi della Cgil. Che ha poi lanciato l'allarme sul "rischio abbastanza evidente di un aggiustamento di bilancio a primavera" viste le "entrate estemporanee" previste anche attraverso il decreto "pieno di condoni, fatto per fare cassa". Il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, ha parlato di un testo con "più luci che ombre", in particolare nelle misure volte a favorire la crescita e gli investimenti. Tra i suggerimenti, Loy ha citato "la previsione che il salario accessorio sia defiscalizzato nel settore pubblico come avviene del settore privato, introducendo anche nel pubblico agevolazioni di welfare aziendale". Dalla Cisl, Maurizio Petriccioli ha apprezzato gli spunti "per equità e crescita". Ma nel complesso, tutti hanno puntato il dito contro i "troppo pochi" soldi per i contratti della Pa ed evidenziato la necessità di confermare gli ammortizzatori sociali in deroga anche l'anno prossimo.
Dagli enti locali, la voce dei Comuni è stata portata dall'Anci, per la quale non è possibile per tutti i comuni e soprattutto per le città metropolitane presentare i bilanci entro il 28 febbraio. Occorre quindi "eliminare" quella norma "inserita inopionatamente con legge dello Stato che obbligo di approvare i bilanci" entro quella data. "Negli ultimi due anni le province hanno contribuito al risanamento dei conti pubblici con un taglio ai bilanci di oltre 2 miliardi. Le risorse per i servizi essenziali, come la manutenzione e la messa in sicurezza dei 130 mila chilometri di strade provinciali e delle 5100 scuole superiori italiane, ormai sono ridotte al minimo. Il parlamento deve avere piena contezza che, il deterioramento di questo patrimonio pubblico sta arrivando a livelli tali da pregiudicare la sicurezza stessa dei cittadini", ha detto invece l'Upi.
Altri rilievi sono poi arrivati dall'Abi, l'associazione delle banche, che ha parlato di "giusta direzione", parlando di una "decisiva spinta dagli investimenti". Critico Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile: "Molte misure contenute nel ddl di Bilancio possono contribuire ad avvicinare gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che l'Italia ha sottoscritto all'Onu un anno fa, ma si avverte la mancanza di un disegno strategico di medio termine in linea con tale principio, in grado di colmare i gravissimi ritardi che ancora affliggono il Paese". Un invito accolto a pieno dal presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, che invita il governo a far presto sul Bes, l'indicatore del Benessere equo e sostenibile inserito nella riforma della scrittura della Manovra per il quale si aspetta la nomina di un apposito comitato da parte dell'esecutivo.
Padoan. Dal 2014 ad oggi c'è stata una "riduzione di imposte graduale ma costante, dal carico fiscale sui dipendenti del 2014, l'Irap nel 15, la Tasi nel 16 e l'Ires nel 2017. L'insieme di queste misure" comprese quelle per l'agricoltura" comporta minori tasse nel 2017 per 23,5 miliardi", ha sottolineato in apertura della sua audizione. Parlando della situazione del Paese, ha garantito che "la crescita si sta gradualmente irrobustendo", anche se "non siamo soddisfatti" dell'attuale livello e lo spread si è innalzato recentemente "per i timori che l'azione di governo subisca uno stop". Padoan ha parlato di "un'importante inversione di tendenza per gli investimenti" grazie "all'azione lanciata nel 2015 e viene rafforzata". La manovra "è orientata alla crescita, il deficit scende e il debito si stabilizza".
I sindacati. Prima del ministro, i rappresentanti dei lavoratori avevano sottolineato alcuni profili critici. La manovra "non porterà alla svolta della condizione economica del Paese" perché "manca un'idea generale", c'è "filosofia dei bonus invece che dei diritti" e ci sono "tagli" mentre non c'è "un rilancio vero degli investimenti", ha detto Danilo Barbi della Cgil. Che ha poi lanciato l'allarme sul "rischio abbastanza evidente di un aggiustamento di bilancio a primavera" viste le "entrate estemporanee" previste anche attraverso il decreto "pieno di condoni, fatto per fare cassa". Il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, ha parlato di un testo con "più luci che ombre", in particolare nelle misure volte a favorire la crescita e gli investimenti. Tra i suggerimenti, Loy ha citato "la previsione che il salario accessorio sia defiscalizzato nel settore pubblico come avviene del settore privato, introducendo anche nel pubblico agevolazioni di welfare aziendale". Dalla Cisl, Maurizio Petriccioli ha apprezzato gli spunti "per equità e crescita". Ma nel complesso, tutti hanno puntato il dito contro i "troppo pochi" soldi per i contratti della Pa ed evidenziato la necessità di confermare gli ammortizzatori sociali in deroga anche l'anno prossimo.
Dagli enti locali, la voce dei Comuni è stata portata dall'Anci, per la quale non è possibile per tutti i comuni e soprattutto per le città metropolitane presentare i bilanci entro il 28 febbraio. Occorre quindi "eliminare" quella norma "inserita inopionatamente con legge dello Stato che obbligo di approvare i bilanci" entro quella data. "Negli ultimi due anni le province hanno contribuito al risanamento dei conti pubblici con un taglio ai bilanci di oltre 2 miliardi. Le risorse per i servizi essenziali, come la manutenzione e la messa in sicurezza dei 130 mila chilometri di strade provinciali e delle 5100 scuole superiori italiane, ormai sono ridotte al minimo. Il parlamento deve avere piena contezza che, il deterioramento di questo patrimonio pubblico sta arrivando a livelli tali da pregiudicare la sicurezza stessa dei cittadini", ha detto invece l'Upi.
Altri rilievi sono poi arrivati dall'Abi, l'associazione delle banche, che ha parlato di "giusta direzione", parlando di una "decisiva spinta dagli investimenti". Critico Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile: "Molte misure contenute nel ddl di Bilancio possono contribuire ad avvicinare gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che l'Italia ha sottoscritto all'Onu un anno fa, ma si avverte la mancanza di un disegno strategico di medio termine in linea con tale principio, in grado di colmare i gravissimi ritardi che ancora affliggono il Paese". Un invito accolto a pieno dal presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, che invita il governo a far presto sul Bes, l'indicatore del Benessere equo e sostenibile inserito nella riforma della scrittura della Manovra per il quale si aspetta la nomina di un apposito comitato da parte dell'esecutivo.