Economia

I big del petrolio scommettono un miliardo sulle rinnovabili

L'ad dell'Eni, Descalzi, a Londra per l'iniziativa: "Importante che i dieci principali concorrenti si mettano insieme per questo". L'ironia degli ambientalisti: "Spendete di più a organizzare questo evento che per le energie green"

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LONDRA - Ai piedi dello Shard, il grattacielo più alto d'Europa, disegnato da Renzo Piano, dimostranti ambientalisti alzano ironici cartelli di protesta: "Parlate verde ma agite sporco, basta con le ciniche pubbliche relazioni, spendente di più a organizzare questo evento che per le energie rinnovabili". L'oggetto della loro mini manifestazione, al 21esimo piano della torre che sembra una scheggia verso il cielo, rifiuta l'accusa: l'Oil and Gas Climate Initiative (Ogci), l'alleanza nata due anni or sono fra dieci delle più grandi aziende energetiche mondiali, stanzia un miliardo di dollari di investimenti per la ricerca di fonti energetiche pulite. E' vero che il miliardo è spalmato su dieci anni per cui diventa 100 milioni di dollari l'anno: noccioline, ironizzano gli ecologisti, rispetto alle immense ricchezze delle multinazionali del petrolio e del gas. "Ma è un fatto importante, lo facciamo perché ci crediamo", dice Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni e uno dei "munifici dieci" (chiamiamoli così) dell'Ogci. "Nel momento in cui gli investimenti si tagliano, noi tiriamo fuori un miliardo per le energie rinnovabili e per combattere il riscaldamento climatico, che va ad aggiungersi alle somme più grosse che ciascuna delle nostra aziende spende individualmente in questo ambito. E' insolito che dei concorrenti facciano qualcosa insieme".
 
Perché lo fanno? Lo spiega il suo collega Bob Dudley, padrone di casa dell'appuntamento in quanto Ceo della Bp: "Perché siamo pronti a fare la nostra parte. Perché riconosciamo che il nostro settore contribuisce all'effetto serra. E perché c'è un solo modo di salvare il pianeta, ridurre le emissioni nocive". Dalle parole ai fatti: non per nulla il convegno odierno si intitola "prendere l'iniziativa". Naturalmente c'entreranno un po' anche le pierre: nessuno vuole apparire il cattivo che avvelena il mondo, guadagnandoci per di più. E sicuramente c'è anche un futuro tornaconto economico: prima o poi, in un distante futuro, il petrolio e il gas finiranno o perlomeno ne resterà di meno, e allora le grandi compagnie energetiche dovranno guadagnare in altro modo. Ma se non è una conversione sulla via di Damasco, o meglio dei pozzi di oro nero, poco ci manca: sembra una svolta, la comprensione che le cose non possono andare avanti così per sempre. Non a caso, dice Dudley nella conferenza stampa che conclude la sessione di lavoro a porte chiuse, l'annuncio del miliardo di dollari di investimenti arriva nel giorno in cui entra in vigore il Trattato di Parigi sulle emissioni di gas da contenere entro certi obiettivi.
 
"C'è molto da fare", dice Descalzi a un gruppo di giornalisti italiani in cima allo Shard. "Basti pensare che la domanda energetica è destinata a salire e che ancora oggi 1 miliardo e 300 milioni di persone sulla terra non hanno elettricità e 1 miliardo e 700 milioni cucinano con legna o carbonella". Le energie rinnovabili sono destinate a crescere, assicura l'ad dell'Eni, così come crescerà lo sforzo congiunto delle dieci "sorelle" del petrolio e del gas. "E non siamo un club chiuso, siamo aperti a nuove iscrizioni e partecipazione più ampia", aggiunge. "L'idea ci è venuta a Davos due anni fa e siamo partiti in sei società, adesso siamo dieci, ma ci piacerebbe che entrassero nell'iniziativa anche la Russia, l'India, l'Africa".

S'avvicina un giornalista inglese e gli pone la classica domanda da 100 milioni: quando sarà raggiunto il picco della produzione del petrolio? "Difficile dirlo", risponde Descalzi. "Ce n'è ancora molto, nonostante le previsioni contrarie del passato. L'opinione dominante è che il picco arriverà tra 10-20 anni, ma si diceva la stessa cosa anche 10 anni fa e non è successo. Il nostro - conclude - è un mestiere rischioso, bisogna andare a prendere delle sostanze a 5 mila metri sotto terra e costruire là sotto l'equivalente di una città". Ma l'alleanza "verde" dell'Ogci segnala la volontà di non trasformare più il rischio in azzardo. E di pensare, tutti insieme, al futuro.