Il Mit si "lancia" nel venture capital e crea il Fondo Engine
Barbara Ardù, di BARBARA ARDU'Un incubatore di imprese per progetti tutti mirati a creare un mondo migliore. Clima, cura delle malattie, inquinamento energia pulita e idee "rivoluzionarie"
ROMA - Engine, motore. Così è stato battezzato il Fondo di venture capital nato in casa Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (Boston). Non che il Mit abbia deciso di lanciarsi nella finanza, né sembra essere a corto di liquidi. Engine, nelle intenzioni, sarà il gioiello che metterà insieme inventori, scienziati, docenti, ma anche alunni o esterni per lavorare su progetti e idee che avranno in comune un obiettivo: "costruire un mondo migliore", come ha spiegato il presidente dell'Istituto L. Rafael Reif, alla grande comunità che ruota attorno al Mit. E sì perché se è facile finanziare start up che nel giro di due anni siano capaci di macinare profitti, più complicato è trovare capitali di rischio che scommettano su progetti e sfide di lunga durata, il cui scopo non è un guadagno facile e veloce, ma la cura dei mali che stanno affliggendo il mondo.
E' da questa id…
E' da questa id…
ROMA - Engine, motore. Così è stato battezzato il Fondo di venture capital nato in casa Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (Boston). Non che il Mit abbia deciso di lanciarsi nella finanza, né sembra essere a corto di liquidi. Engine, nelle intenzioni, sarà il gioiello che metterà insieme inventori, scienziati, docenti, ma anche alunni o esterni per lavorare su progetti e idee che avranno in comune un obiettivo: "costruire un mondo migliore", come ha spiegato il presidente dell'Istituto L. Rafael Reif, alla grande comunità che ruota attorno al Mit. E sì perché se è facile finanziare start up che nel giro di due anni siano capaci di macinare profitti, più complicato è trovare capitali di rischio che scommettano su progetti e sfide di lunga durata, il cui scopo non è un guadagno facile e veloce, ma la cura dei mali che stanno affliggendo il mondo.
E' da questa idea che nasce Engine, ma anche dalle richieste della comunità scientifica. "La nostra è una risposta ai tanti studenti e docenti, ma anche a quei corporate leader - ha detto Reif - frustrati da fondi di venture capital che funzionano bene quando sono chiamati a finanziare start up profittevoli a breve. Ma nicchiano su investimenti a lungo termine su settori come energia, robotica, biotech e dispositivi medici. E il risultato è che spesso vengono dimenticati nei cassetti studi che invece andrebbero proseguiti", ha aggiunto Reif.
Lesle Dewan, Ceo di Transatomic Power, sa cosa significa cercare capitali per mettere su imprese che non si creano in un garage. "Ti dicono "Oh la sua idea è fantastica. Ce la fai in sei mesi a costruire il reattore?". Una domanda senza senso. "E' impossibile, ci vorranno dieci anni prima di essere pronti".
Il Mit metterà nel nuovo Fondo 25 milioni di dollari, ma si aspetta di raccoglierne altri 150. Strutturalmente, Engine sarà un'entità separata, libera di lavorare con scienziati, inventori, docenti, alunni e accoglierà le idee più rivoluzionarie. Non è certo il primo incubatore, se così vogliamo chiamarlo, presente in altre grandi università americane, a cominciare da dall'Università della California, che a dicembre ha investito 250 milioni di dollari. "Tuttavia venture capitalist e incubatori di start up, si troveranno un competitore di tutto rispetto - ha dichiarato Diane Mulcahy, investment manager della Ewing Marion Kauffman Foundation - non fosse altro per il brand". Mit, appunto. E nell'epoca del brand, il Mit è un modello di eccellenza per la comunità scientifica internazionale. Nato nel 1861 per avvicinare il mondo della ricerca a quello dell'industria, nei sui 155 anni di vita, è stato protagonista dello sviluppo americano. Dalle sue aule sono passati Mario Draghi, Kofi Annan, Paul Krugen, Ben Bernanke. Sulle rive del Charles River, dove si affaccia la grande cupola del Mit, ha studiato William Redington Hewlett, cofondatore della Hewlett- Packard e non si contano i tanti Nobel usciti da lì.
Il Mit, in realtà, è già un investitore in private equity found, la differenza è che i 25 milioni di dollari arriveranno direttamente dall'Università. "La nostra sfida - ha detto Reif - è fornire soluzioni a problemi urgenti e per farlo abbiamo bisogno di assicurare a chi lavora su questi temi un percorso realistico verso il mercato". E il motore si sta già scaldando, perché sono necessari laboratori (oltre a quelli già presenti), strumentazioni, aule, nuovi impianti. Tutti spazi che che sarà l'Università a costruire o a rilevare, allargandosi oltre l'area del campus. Una nuova cittadella della scienza.
E' da questa idea che nasce Engine, ma anche dalle richieste della comunità scientifica. "La nostra è una risposta ai tanti studenti e docenti, ma anche a quei corporate leader - ha detto Reif - frustrati da fondi di venture capital che funzionano bene quando sono chiamati a finanziare start up profittevoli a breve. Ma nicchiano su investimenti a lungo termine su settori come energia, robotica, biotech e dispositivi medici. E il risultato è che spesso vengono dimenticati nei cassetti studi che invece andrebbero proseguiti", ha aggiunto Reif.
Lesle Dewan, Ceo di Transatomic Power, sa cosa significa cercare capitali per mettere su imprese che non si creano in un garage. "Ti dicono "Oh la sua idea è fantastica. Ce la fai in sei mesi a costruire il reattore?". Una domanda senza senso. "E' impossibile, ci vorranno dieci anni prima di essere pronti".
Il Mit metterà nel nuovo Fondo 25 milioni di dollari, ma si aspetta di raccoglierne altri 150. Strutturalmente, Engine sarà un'entità separata, libera di lavorare con scienziati, inventori, docenti, alunni e accoglierà le idee più rivoluzionarie. Non è certo il primo incubatore, se così vogliamo chiamarlo, presente in altre grandi università americane, a cominciare da dall'Università della California, che a dicembre ha investito 250 milioni di dollari. "Tuttavia venture capitalist e incubatori di start up, si troveranno un competitore di tutto rispetto - ha dichiarato Diane Mulcahy, investment manager della Ewing Marion Kauffman Foundation - non fosse altro per il brand". Mit, appunto. E nell'epoca del brand, il Mit è un modello di eccellenza per la comunità scientifica internazionale. Nato nel 1861 per avvicinare il mondo della ricerca a quello dell'industria, nei sui 155 anni di vita, è stato protagonista dello sviluppo americano. Dalle sue aule sono passati Mario Draghi, Kofi Annan, Paul Krugen, Ben Bernanke. Sulle rive del Charles River, dove si affaccia la grande cupola del Mit, ha studiato William Redington Hewlett, cofondatore della Hewlett- Packard e non si contano i tanti Nobel usciti da lì.
Il Mit, in realtà, è già un investitore in private equity found, la differenza è che i 25 milioni di dollari arriveranno direttamente dall'Università. "La nostra sfida - ha detto Reif - è fornire soluzioni a problemi urgenti e per farlo abbiamo bisogno di assicurare a chi lavora su questi temi un percorso realistico verso il mercato". E il motore si sta già scaldando, perché sono necessari laboratori (oltre a quelli già presenti), strumentazioni, aule, nuovi impianti. Tutti spazi che che sarà l'Università a costruire o a rilevare, allargandosi oltre l'area del campus. Una nuova cittadella della scienza.