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L'incognita Trump getta ombre lunghe su globalizzazione e accordo sul clima

Anche alla Borsa di Francoforte si segue l'elezione di Trump (reuters)
La cifra della vittoria del candidato repubblicano sui mercati è il dominio dell'incertezza. La Fed rischia di essere messa all'angolo, con l'effetto di indebolire il dollaro. Della sua politica economica preoccupano il protezionismo e lo scetticismo sugli impegni per contenere il riscaldamento globale
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ROMA - "Super super super Brexit" hanno sussurrato in molti, mentre la notte consegnava la Casa Bianca a Donald Trump. Di nuovo di fronte ad un risultato che quasi nessuno, fra sondaggisti e operatori aveva messo in conto, la reazione è stata, ancora una volta, di panico. Il pesante ribasso delle Borse asiatiche, il crollo dei mercati in Europa e negli Usa, l'apertura a picco della City a Londra preparano una giornata all'insegna della ritirata verso porti più sicuri possibile.

Una vittoria di Hillary Clinton sarebbe stata un messaggio di stabilità e prevedibilità: poche cose, sulla politica monetaria, come su quella fiscale sarebbero radicalmente cambiate rispetto agli anni di Obama. Con Trump si entra in acque ignote: non si sa cosa farà e, soprattutto, molti temono che, al momento, non lo sappia neppure lui.

L'incertezza e la volatilità dovrebbero premiarte nell'immediato i beni rifugio, come l'oro, i buoni del Tesoro Usa e le obbligazioni,  Passata la prima reazione di panico, in cui ognuno, sui mercati, cerca di consolidare la sua posizione, il dollaro dovrebbe continuare ad indebolirsi, cosa che, abitualmente, rafforza il petrolio, che in dollari è quotato. Quanto durerà il panico? L'esperienza della Brexit ha mostrato che il panico tende a placarsi abbastanza rapidamente e i mercati tornano presto alla normalità. In questo caso, però, l'incertezza sul futuro riguarda la più grande economia mondiale e non sembra destinata a risolversi in fretta.

La stessa politica monetaria americana è in dubbio, insieme alla leadership di Janet Yellen, assai criticata da Trump nelle scorse settimane. Difficile, comunque, che la Fed, a dicembre, muova i tassi di interesse verso l'alto, come i più si aspettavano. Questo vuol dire che il rafforzamento del dollaro, che molti, soprattutto in Europa aspettavano, probabilmente non si materializzerà. Draghi e le colombe della Bce ne trarranno un motivo di più per continuare ed estendere il Quantitative Easing di Francoforte. Il dollaro debole aiuterà le esportazioni americane che, insieme alle misure di stimolo fiscale che Trump ha ripetutamente promesso, dovrebbero dare tono e vivacità, nei prossimi mesi, ai mercati azionari americani.

La presidenza Trump proietta, però, un'ombra lunga su almeno due processi fondamentali, che hanno segnato e segneranno nei prossimi anni, l'economia mondiale. Il primo è la globalizzazione. Trump non ha mai nascosto il suo istinto protezionista e, anche se, una volta insediato alla Casa Bianca, è difficile aspettarsi grandi rivolgimenti dei trattati commerciali esistenti, è altrettanto difficile aspettarsi nuovi passi avanti nella liberalizzazione dei mercati e delle frontiere. Salta la prospettiva del trattato atlantico con l'Europa e ci si può attendere un salire di tono della retorica contro le importazioni dalla Cina.

L'altro processo riguarda il riscaldamento globale. A Marrakesh, in questi giorni, le delegazioni di quasi tutti i paesi del mondo stanno discutendo di come mettere in pratica le indicazioni dell'accordo di Parigi di un anno fa, ma, da oggi, quell'accordo si muove sulle sabbie mobili. Nonostante molti si aspettino da Trump una notevole dose di pragmatismo, su questo tema le sue posizioni scettiche sono state chiare. L'impegno degli Stati Uniti per misure che contengano il riscaldamento globale entro i 2 gradi è, quasi certamente, svanito. Per molte aziende che, nei mesi scorsi, avevano accettato la realtà del cambiamento climatico e orientato le proprie strategie verso una nuova realtà dell'energia (dall'efficienza alle rinnovabili) si apre un panorama completamente nuovo.