Telefonate pubblicitarie moleste a tutte le ore e poca possibilità di difendersi, perché gli strumenti di tutela previsti dalle norme sono inefficaci. È questa la situazione su cui si è aperto finalmente il dibattito in Parlamento, dopo anni di appelli inascoltati del Garante Privacy, che chiedeva di rivedere le norme. In campo è sceso anche l'Autorità Garante delle Comunicazioni, il cui presidente Angelo Cardani ha chiesto - in audizione in Parlamento pochi giorni fa - di potenziare gli strumenti di difesa del consumatore.
"Abbiamo appena cominciato le audizioni per portare in aula, entro dicembre, un disegno di legge di cui sono relatore per rivedere il Registro delle Opposizioni", dice Raffaele Ranucci (PD), dell'ottava Commissione al Senato (Lavori pubblici, comunicazioni). Il Registro è ad oggi lo strumento principe- ma debole, secondo il Garante e le principali associazioni dei consumatori- per difendersi dalle chiamate moleste. In parallelo, stanno arrivando sulla materia emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza (che però è fermo in Parlamento e lo sarà fino ad almeno gennaio). E che sia urgente intervenire lo dicono anche i dati presentati dal Garante pochi giorni fa: in cinque anni gli sono arrivate 25 mila segnalazioni di utenti inferociti (certo quelli che protestano con il Garante sono solo una frazione, ma emblematica, dei tanti che sono contattati in modo illecito dal telemarketing).
I problemi
I problemi si spiegano con il modo in cui funziona il Registro. Ci si iscrive gratis via web, telefono, mail e altri modi indicati sul sito www.registrodelleopposizioni.it/it/abbonati/home-abbonato. A quel punto, dopo quindici giorni, il numero entra nel Registro. Ma è sbagliato pensare che così stiamo vietando tutte le chiamate pubblicitari (come invece è possibile fare con analoghi registri in altri Paesi). In realtà l'iscrizione equivale solo a vietare alle aziende di prendere il nostro numero dall'elenco telefonico pubblico per farci chiamate pubblicitarie.
Il principale limite, come ribadito dal Garante, è che è sempre lecito chiamare un numero su cui il titolare ha dato il consenso (a prescindere dalla presenza sul Registro). Secondo le norme, insomma, il consenso che abbiamo dato prevale sulla nostra iscrizione al Registro. Ed è un paradosso perché l'iscrizione è sempre consapevole, mentre non vale lo stesso per il consenso, che può essere dato per distrazione. Per esempio quando ci dicono di mettere una crocetta, per autorizzare il trattamento dei nostri dati a fini commerciali, su un modulo o un contratto (telefonico, assicurativo, per attivare una carta fedeltà, fare check in un albergo...).ù
Le soluzioni
Ad oggi se riceviamo una telefonata pubblicitaria e il nostro numero è iscritto al registro oppure non è pubblico in elenco, abbiamo solo il diritto- secondo le norme- di sapere da chi ci ha chiamato da quale lista hanno preso il nostro numero. Possiamo quindi chiederne la cancellazione. Ma come lamentato dal Garante, dall'altra parte del telefono spesso fanno spallucce. Riuscire a risalire al titolare della lista, per far valere la cancellazione, è molto complicato. A quel punto possiamo solo denunciare l'accaduto al Garante o all'Autorità giudiziaria.
I disegni di legge intervengono su queste lacune. Chiedono per prima cosa- come sostiene anche Cardani- la possibilità di inserire anche i cellulari e i numeri riservati nel Registro (secondo alcuni emendamenti questi ultimi possono entrarvi in automatico, senza richiesta dell'utente). Almeno così ci sarebbe un modo per l'utente di esprimere il divieto a essere chiamato. Per risolvere del tutto servirebbe- come chiesto dal Garante- che la presenza in Registro scavalchi eventuali consensi dati dall'utente. "Alcuni parlamentati hanno presentato questa proposta, tra gli emendamenti, ma è quella su cui c'è maggiore opposizione da parte delle aziende", fanno sapere dal Garante. Conferma Ranucci: "bisogna trovare un equilibrio tra interessi contrapposti: privacy degli utenti, aziende e lavoratori dei call center".
La normativa è debole anche per contrastare gli abusi. Sarà utile il nuovo regolamento privacy europeo, che consentirà al Garante sanzioni fino al 4 per cento del fatturato. Ma sarà valido da maggio 2018. Nel frattempo, "tra le novità normative di cui si comincia a discutere è rendere i committenti responsabili degli abusi al pari delle aziende di telemarketing. Mentre finora quelli hanno scaricato tutte le colpe su questi ultimi", dicono dal Garante.
"Abbiamo appena cominciato le audizioni per portare in aula, entro dicembre, un disegno di legge di cui sono relatore per rivedere il Registro delle Opposizioni", dice Raffaele Ranucci (PD), dell'ottava Commissione al Senato (Lavori pubblici, comunicazioni). Il Registro è ad oggi lo strumento principe- ma debole, secondo il Garante e le principali associazioni dei consumatori- per difendersi dalle chiamate moleste. In parallelo, stanno arrivando sulla materia emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza (che però è fermo in Parlamento e lo sarà fino ad almeno gennaio). E che sia urgente intervenire lo dicono anche i dati presentati dal Garante pochi giorni fa: in cinque anni gli sono arrivate 25 mila segnalazioni di utenti inferociti (certo quelli che protestano con il Garante sono solo una frazione, ma emblematica, dei tanti che sono contattati in modo illecito dal telemarketing).
LE SOLUZIONI PER DIFENDERSI, IN BREVE:
1)Iscriversi al Registro delle Opposizioni
Se il nostro numero è nell’elenco pubblico (e lo vogliamo lasciare lì) iscriviamolo al Registro delle Opposizioni, gratis, con le modalità indicate qui: www.registrodelleopposizioni.it. Dopo 15 giorni sarà vietato alle aziende prendere il nostro numero dall’elenco telefonico pubblico per farci chiamate pubblicitarie.
2)Scoprire la lista dove hanno trovato il nostro numero
Se riceviamo una telefonata pubblicitaria e il nostro numero è iscritto al registro oppure non è pubblico in elenco, chiediamo a chi ci chiama da quale lista hanno preso il nostro numero. Quindi chiediamone la cancellazione.
3)Passare alla denuncia
Se le telefonate persistono, denunciamo al Garante, usando i due moduli (per numeri iscritti al Registro e per quelli riservati) presenti qui: www.garanteprivacy.it/telemarketing.
I problemi
I problemi si spiegano con il modo in cui funziona il Registro. Ci si iscrive gratis via web, telefono, mail e altri modi indicati sul sito www.registrodelleopposizioni.it/it/abbonati/home-abbonato. A quel punto, dopo quindici giorni, il numero entra nel Registro. Ma è sbagliato pensare che così stiamo vietando tutte le chiamate pubblicitari (come invece è possibile fare con analoghi registri in altri Paesi). In realtà l'iscrizione equivale solo a vietare alle aziende di prendere il nostro numero dall'elenco telefonico pubblico per farci chiamate pubblicitarie.
Il principale limite, come ribadito dal Garante, è che è sempre lecito chiamare un numero su cui il titolare ha dato il consenso (a prescindere dalla presenza sul Registro). Secondo le norme, insomma, il consenso che abbiamo dato prevale sulla nostra iscrizione al Registro. Ed è un paradosso perché l'iscrizione è sempre consapevole, mentre non vale lo stesso per il consenso, che può essere dato per distrazione. Per esempio quando ci dicono di mettere una crocetta, per autorizzare il trattamento dei nostri dati a fini commerciali, su un modulo o un contratto (telefonico, assicurativo, per attivare una carta fedeltà, fare check in un albergo...).ù
Le soluzioni
Ad oggi se riceviamo una telefonata pubblicitaria e il nostro numero è iscritto al registro oppure non è pubblico in elenco, abbiamo solo il diritto- secondo le norme- di sapere da chi ci ha chiamato da quale lista hanno preso il nostro numero. Possiamo quindi chiederne la cancellazione. Ma come lamentato dal Garante, dall'altra parte del telefono spesso fanno spallucce. Riuscire a risalire al titolare della lista, per far valere la cancellazione, è molto complicato. A quel punto possiamo solo denunciare l'accaduto al Garante o all'Autorità giudiziaria.
I disegni di legge intervengono su queste lacune. Chiedono per prima cosa- come sostiene anche Cardani- la possibilità di inserire anche i cellulari e i numeri riservati nel Registro (secondo alcuni emendamenti questi ultimi possono entrarvi in automatico, senza richiesta dell'utente). Almeno così ci sarebbe un modo per l'utente di esprimere il divieto a essere chiamato. Per risolvere del tutto servirebbe- come chiesto dal Garante- che la presenza in Registro scavalchi eventuali consensi dati dall'utente. "Alcuni parlamentati hanno presentato questa proposta, tra gli emendamenti, ma è quella su cui c'è maggiore opposizione da parte delle aziende", fanno sapere dal Garante. Conferma Ranucci: "bisogna trovare un equilibrio tra interessi contrapposti: privacy degli utenti, aziende e lavoratori dei call center".
La normativa è debole anche per contrastare gli abusi. Sarà utile il nuovo regolamento privacy europeo, che consentirà al Garante sanzioni fino al 4 per cento del fatturato. Ma sarà valido da maggio 2018. Nel frattempo, "tra le novità normative di cui si comincia a discutere è rendere i committenti responsabili degli abusi al pari delle aziende di telemarketing. Mentre finora quelli hanno scaricato tutte le colpe su questi ultimi", dicono dal Garante.