Economia

Brexit preoccupa Rolls-Royce: "Vogliamo continuare a spostare i nostri talenti nel continente"

Waren East è a capo del gigante dell'industria aerospaziale: fa volare la maggior parte degli aerei del mondo, ma rischia di vedersi sconvolgere i piani dal divorzio tra Regno Unito e Unione europea

2 minuti di lettura
LONDRA - Un poster originale del 1907, in bacheca all'ingresso, riproduce il commento di un cliente entusiasta: "Sono così contento di questa Rolls-Royce che ho deciso di non usare più carrozza e cavalli". Quella, naturalmente, era la Rolls-Royce che produce automobili. Questa, in un grattacielo a due passi dal palazzo di Westminster, è la Rolls-Royce gigante dell'industria aerospaziale, che produce i motori con cui viaggiano la maggior parte degli aerei al mondo, oltre a motori per navi e per un sacco di altre cose, separata dalla Rolls delle auto nel 1973. E' qui che Warren East, amministratore delegato dell'azienda, incontra un gruppo di giornalisti stranieri. Obiettivo: parlare di riduzioni di costi, semplificazione del processo produttivo, maggiore trasparenza, programmi che puntano a risparmiare e conquistare nuovi clienti. Ma è come se nella stanza sedesse il proverbiale elefante che i presenti fingono di non vedere: la Brexit. La vera minaccia al futuro dei motori Rolls. Ed è di questo che si finisce per parlare.
 
Signor East, che conseguenze può avere la Brexit per la Rolls-Royce e per l'economia britannica?
"La Brexit crea grande incertezza alla nostra azienda. Nel referendum abbiamo fatto campagna per Remain, perché convinti che sia noi che l'economia nazionale avrebbero avuto da guadagnarci a restare nell'Unione Europea. In continente abbiamo alcuni dei nostri clienti più importanti, come l'Airbus. In continente abbiamo il 20 per cento dei nostri dipendenti e abbiamo bisogno di poter spostare i nostri talenti da un paese all'altro senza restrizioni, senza confini".
 
Cosa state facendo al riguardo?
"Dovremo affrontare la fase d'incertezza. Naturalmente siamo in stretto contatto con il governo britannico. Facciamo in modo che Downing street sappia quello che serve affinché il negoziato con la Ue sui futuri accordi commerciali tra Regno Unito e resto d'Europa non danneggi la nostra azienda. E il governo britannico è ben consapevole di quanto sia importante la nostra azienda e ci sta esprimendo sostegno".
 
Ha pensato di chiedere a Downing street le stesse garanzie per la Brexit che a quanto pare sono state promesse alla Nissan?
"Non sarebbe credibile. La Nissan ha un grande fabbrica d'automobili in Inghilterra, ma è un'azienda giapponese, che in teoria potrebbe decidere di spostare gran parte della produzione in un altro paese. Noi siamo una grande azienda britannica, abbiamo in questo paese il 50 per cento della nostra forza lavoro, non possiamo andare dal primo ministro e minacciare che, se non otteniamo garanzie che in un modo o nell'altro verremo protetti dalle conseguenze della Brexit, ce ne andremo da un'altra parte".
 
Avete già fatto piani contingenti per una "hard" Brexit?
"Non facciamo piani per l'ipotesi di 'hard' Brexit. Non abbiamo quantificato quanto ci farebbe perdere. E la ragione è che è troppo presto per fare simili calcoli. Nessuno sa esattamente quale sarà la posizione del governo. Nessuno sa cosa significherebbe in concreto 'hard' Brexit. Uscire non solo dalla Ue ma anche dal mercato comune europeo, pagare dazio sulle esportazioni in Europa? Sì, ma cosa stabilirebbero in concreto i futuri accordi commerciali? In quale momento un pezzo d'acciaio diventa un componente industriale dei nostri motori e viene sottoposto a questa o quella tariffa? Il diavolo, come si usa dire, è nei dettagli".
 
Parlando alla Confindustria britannica, la premier Theresa May ha promesso tagli alle imposte societarie, con le aliquote più basse d'Europa: trasformare la Gran Bretagna in una specie di paradiso fiscale può compensare i danni causati dalla Brexit?
"Se sapessi la risposta a quella domanda non dovrei fare l'amministratore delegato della Rolls-Royce, probabilmente dovrei avere un incarico di governo. E' impossibile prevederlo. E in ogni caso vale, rovesciata, l'argomentazione che faceva prima sull'impossibilità per la Rolls di trasferire altrove la produzione come avrà minacciato di fare la Nissan: non possiamo trasferire qui in Gran Bretagna l'intera nostra produzione, per poter usufruire di una possibile imposta più bassa sulle società".
 
L'annuncio appena fatto da Theresa May di 2 miliardi di sterline per l'innovazione vi tranquillizza?
"E' un impegno positivo, anche se ancora vago: speriamo che una parte di quei 2 miliardi di sterline di finanziamenti pubblici per l'innovazione vada a beneficio dei settori che riguardano i nostri prodotti. Per la Rolls-Royce, naturalmente, l'innovazione è cruciale. Dobbiamo investire molto sull'innovazione e farlo significa non solo investimenti diretti, interni, ma rapporti con altre aziende, con le università britanniche e straniere, con centri di ricerca. Siamo un'azienda globale, anche se il cuore batte in Gran Bretagna, con interessi globali".