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Huawei scalza Samsung dal podio di Android

L'azienda coreana ha ceduto ai colleghi cinesi il primato in termini di profittabilità nel mercato degli iPhone. La causa è il disastro dei Galaxy Note 7. Il leader mondiale in questa classifica resta sempre Apple

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PECHINO – Samsung, Samsung: chi era costei? No che siamo arrivati già a questo per carità, e poi i numeri che fanno la differenza non sono ancora così alti, però la regina coreana scalzata dal trono degli smartphone Android sì che è una notizia. Anche perché regala a Huawei, e dunque alla Cina, uno dei pochi primati che ancora Pechino non s’era aggiudicata: quello, appunto, del produttore più profittevole dopo Apple. Regala, sì, regala: perché perfino Neil Mawston, uno degli esperti di Strategy Analytics, l’Istituto di Boston che ha pubblicato la ricerca, dice ora al South China Morning Post che il gigante coreano dovrebbe riguadagnare posizione “una volta fatta pulizia del pasticcio sul Galaxy Note 7 e aver lanciato un nuovo prodotto di bandiera tipo il Galaxy S8 di cui si parla tanto”. Eccolo lì, il pasticcio: 2 milioni e mezzo di apparecchi ritirati per le batterie che esplodevano e perdite che potrebbero costare fino a un miliardo al colosso adesso azzoppato anche dall’accusa di mazzette milionarie nell’inchiesta sulla presidente coreana Park Geun-hye.

Chiariamoci: nel campionato mondiale degli smartphone c’è posto finora per uno e un solo vincitore, e quello continua a chiamarsi Apple. Perché se è vero che quello degli Android resta il mercato più redditizio e ovviamente più grande, quando dai sistemi operativi posiamo lo sguardo sulla redditività dei marchi non ce n’è per nessuno. In un mercato che nel terzo trimestre 2016 ha fatto registrare 9.4 miliardi di profitti, e dunque meno dei 13.5 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno, visto il rallentamento dell’economia che come si sa viene sempre dalla Cina, il 91% è finito comunque nelle casse della creatura che fu di Steve Jobs e adesso Tim Cook amministra: per la bellezza di 8.5 miliardi di dollari. Insomma il secondo posto di Huawei con il 2.4% dell’intera torta di profittabilità vale appena 200 milioni.

Eppure è ai trend che bisogna guardare: e alla classifica nel suo complesso. Sono cinesi infatti i terzi e i quarti piazzati, cioè Vivo e Oppo, ciascuno con il 2.2%: due marchi da noi ancora praticamente sconosciuti, e fra l’altro riconducibili alla stessa proprietà, ma in grande ascesa in tutta l’Asia, a cominciare naturalmente dalla Cina dove totalizzando in due il 32.8% del mercato hanno già sorpassato proprio Huawei, ormai più interessata alla sfida globale.

Allungando lo sguardo, dunque, dietro all’adesso irraggiungibile Apple sono i cinesi a fare davvero passi da gigante. “Anche se in un mondo competitivo e complicato come quello degli smartphone la nostra sarà una maratona più che uno sprint”, dice Richard Yu Chengdong, il ceo di Huawei, che non nasconde l’obiettivo di realizzare prodotti sempre più di fascia alta per andare a prendersi proprio quella clientela che ha fatto il successo della Mela. Oltre al tempo, anche la geografia è dalla sua parte. Intanto perché il primo mercato al mondo degli smartphone si chiama appunto Cina, e qui Huawei, che sarà pure privata ma ha debuttato realizzando apparecchiature per l’Esercito popolare di liberazione, gioca dunque più che in casa. E poi perché il secondo mercato si chiama invece India: e proprio in India la saggia Huawei ha incominciato a produrre la nuova linea di cellulari intelligenti, in partnership con la Flex di lì.

E Samsung? Malgrado il primo posto per volumi movimentati, il disastro delle batterie esplosive ha fatto implodere i coreani al nono posto della classifica della profittabilità. Ma quante volte in passato sono riusciti a risorgere? In America, agli inizi, la chiamavano Samsuck, che con un gioco di slang voleva dire che i suoi prodotti lasciavano più che a desiderare. Poi il miracolo di quei telefonini praticamente perfetti e la sfida con Apple. Samsung, Samsung: sarà mica ancora troppo presto chiedersi chi era costei?