Le rinnovabili possono camminare con le proprie gambe? E' la grande scommessa che la Ue fa con il suo "Pacchetto d'inverno", mille pagine di proposte e direttive (dovranno essere poi i governi a vararle) con cui Bruxelles mira a trasformare l'energia europea entro il prossimo decennio. L'obiettivo è mobilitare 177 miliardi di euro l'anno di nuovi investimenti, a partire dal 2021, creare 900 mila posti di lavoro, dare una spinta pari all'1 per cento del Pil all'economia europea. Ma, se il progetto è molto ambizioso, è anche già terreno di polemiche: il carbone è la vittima sacrificale della nuova energia europea, ma le rinnovabili non ne sono lo strumento privilegiato. Il pacchetto presentato oggi dal commissario all'Energia, Miguel Arias Canete parte dal presupposto che solare e vento, protagonisti, negli ultimi anni, di un tumultuoso progresso tecnologico che ne ha decimato i costi, siano ormai maggiorenni e, come adulti, possano essere messi su un piano di parità con altre fonti di energia tradizionali, come gas e nucleare.
EUROBAROMETRO: effetto-Trump sul clima
Il pacchetto conferma le indiscrezioni delle scorse settimane. Il pilastro politico è l'impegno a ridurre i consumi, ma non la fruizione di energia, grazie ad un miglioramento del 30 per cento dell'efficienza energetica (edifici più isolati, apparecchi meno voraci ecc.). E' un rilancio, rispetto all'obiettivo 2020, dove il traguardo di efficienza era al 20 per cento. Ma la stessa simmetria non vale per la quota di elettricità garantita alle rinnovabili, che non sale dal 20 al 30 per cento, ma solo al 27. Un obiettivo che, agli ambientalisti - convinti che, per realizzare l'accordo di Parigi contro il riscaldamento globale, occorre sistematicamente rilanciare i traguardi - appare insufficiente.
Qualcuno ha parlato di "effetto Trump" sulla Commissione, ma il senso del "Pacchetto d'inverno" non è il rilancio dei combustibili fossili, quanto la decisione di negare alle rinnovabili sussidi e privilegi. Oggi, nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, vento e sole godono di un diritto di priorità. La loro è la prima energia ad essere collocata sul mercato, con il risultato che le altre centrali, se la produzione da rinnovabili è abbondante, restano spente. Contemporaneamente, però, queste altre centrali sono di importanza cruciale per evitare black-out nel caso vento e sole non producano abbastanza elettricità. Questo diritto di priorità ha avuto l'effetto di dare a centrali solari ed eoliche ancora economicamente gracili il tempo di consolidarsi e di rafforzarsi. Ora la Commissione giudica che non ci sia più bisogno di favori: se la quota delle rinnovabili nel mix energetico nazionale supera il 15 per cento, vento e sole (almeno per quel che riguarda i nuovi impianti) competeranno con le altre fonti di energia solo sulla base del prezzo.
Non tutte le altre fonti di energia, peraltro. Se la Commissione frena le rinnovabili, infatti, chiude, o quasi, la porta al più inquinante dei combustibili fossili: il carbone, grande protagonista, ancora oggi, dell'energia europea. L'idea è di porre un tetto di 550 grammi di anidride carbonica per kilowattora all'elettricità che le compagnie portano sul mercato: uno sbarramento che mette fuori gioco il grosso delle centrali a carbone, tranne le più efficienti. Il Pacchetto d'Inverno (ma il nome esatto è "Energia pulita per tutti") contempla anche una vistosa ritirata sul fronte assai scivoloso dei biocarburanti. Consapevole della concorrenza che lo sfruttamento energetico porta all'utilizzo come cibo, Bruxelles ha ridotto al 3,8 per cento la quota da utilizzare nel settore del trasporto entro il 2030, per i carburanti di prima generazione (ovvero quelli che si basano sul frutto, come la pannocchia di granturco) allargando, invece, quella dei biocarburanti di seconda generazione (scarti vegetali), peraltro ancora di là da venire.
Anche se meno pubblicizzata, l'innovazione del pacchetto che può produrre gli effetti più significativi a lunga scadenza è di carattere istituzionale: la creazione di centri regionali che rendano possibile il coordinamento energetico (a partire dall'interconnessione delle reti) attraverso le frontiere.
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Il pacchetto conferma le indiscrezioni delle scorse settimane. Il pilastro politico è l'impegno a ridurre i consumi, ma non la fruizione di energia, grazie ad un miglioramento del 30 per cento dell'efficienza energetica (edifici più isolati, apparecchi meno voraci ecc.). E' un rilancio, rispetto all'obiettivo 2020, dove il traguardo di efficienza era al 20 per cento. Ma la stessa simmetria non vale per la quota di elettricità garantita alle rinnovabili, che non sale dal 20 al 30 per cento, ma solo al 27. Un obiettivo che, agli ambientalisti - convinti che, per realizzare l'accordo di Parigi contro il riscaldamento globale, occorre sistematicamente rilanciare i traguardi - appare insufficiente.
Qualcuno ha parlato di "effetto Trump" sulla Commissione, ma il senso del "Pacchetto d'inverno" non è il rilancio dei combustibili fossili, quanto la decisione di negare alle rinnovabili sussidi e privilegi. Oggi, nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, vento e sole godono di un diritto di priorità. La loro è la prima energia ad essere collocata sul mercato, con il risultato che le altre centrali, se la produzione da rinnovabili è abbondante, restano spente. Contemporaneamente, però, queste altre centrali sono di importanza cruciale per evitare black-out nel caso vento e sole non producano abbastanza elettricità. Questo diritto di priorità ha avuto l'effetto di dare a centrali solari ed eoliche ancora economicamente gracili il tempo di consolidarsi e di rafforzarsi. Ora la Commissione giudica che non ci sia più bisogno di favori: se la quota delle rinnovabili nel mix energetico nazionale supera il 15 per cento, vento e sole (almeno per quel che riguarda i nuovi impianti) competeranno con le altre fonti di energia solo sulla base del prezzo.
Non tutte le altre fonti di energia, peraltro. Se la Commissione frena le rinnovabili, infatti, chiude, o quasi, la porta al più inquinante dei combustibili fossili: il carbone, grande protagonista, ancora oggi, dell'energia europea. L'idea è di porre un tetto di 550 grammi di anidride carbonica per kilowattora all'elettricità che le compagnie portano sul mercato: uno sbarramento che mette fuori gioco il grosso delle centrali a carbone, tranne le più efficienti. Il Pacchetto d'Inverno (ma il nome esatto è "Energia pulita per tutti") contempla anche una vistosa ritirata sul fronte assai scivoloso dei biocarburanti. Consapevole della concorrenza che lo sfruttamento energetico porta all'utilizzo come cibo, Bruxelles ha ridotto al 3,8 per cento la quota da utilizzare nel settore del trasporto entro il 2030, per i carburanti di prima generazione (ovvero quelli che si basano sul frutto, come la pannocchia di granturco) allargando, invece, quella dei biocarburanti di seconda generazione (scarti vegetali), peraltro ancora di là da venire.
Anche se meno pubblicizzata, l'innovazione del pacchetto che può produrre gli effetti più significativi a lunga scadenza è di carattere istituzionale: la creazione di centri regionali che rendano possibile il coordinamento energetico (a partire dall'interconnessione delle reti) attraverso le frontiere.