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Tutte le urgenze del governo: dalle banche alla manovra

La Finanziaria, già approvata dalla Camera, per ora è in sicurezza. Ma l'Italia non può permettersi di abbassare la guardia su ripresa economica e riduzione del debito, sul quale si punta la lente di Bruxelles. Nell'immediato, le banche richiedono la massima attenzione
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Lo scenario dell'hard no, decretato dagli italiani ma temuto dai mercati, rende necessari nervi saldi e azione immediata. Mentre lo spread reagisce senza isterie, a Bruxelles si rappresenta drammaticamente il nuovo scenario dopo referendum con annessa crisi di governo: all'Eurogruppo e all'Ecofin si discute anche dei conti italiani ma il nostro ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, per più che giustificati motivi, non sarà presente alla riunione.

Questi primi segnali, oltre a confermare che tenere il referendum durante la sessione di bilancio, non fu una buona idea ci dicono che bisogna fare presto. Cominciando con il rimarginare gli strappi politici con la Commissione per arrivare a fare chiarezza sulle effettive richieste dell'Europa sul rafforzamento della nostra legge di Bilancio. Pur avendo ottenuto il 16 novembre scorso il via libera per le spese per terremoto e migranti, non siamo riusciti ad evitare la bacchettata per una "deviazione"…
Lo scenario dell'hard no, decretato dagli italiani ma temuto dai mercati, rende necessari nervi saldi e azione immediata. Mentre lo spread reagisce senza isterie, a Bruxelles si rappresenta drammaticamente il nuovo scenario dopo referendum con annessa crisi di governo: all'Eurogruppo e all'Ecofin si discute anche dei conti italiani ma il nostro ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, per più che giustificati motivi, non sarà presente alla riunione.

Questi primi segnali, oltre a confermare che tenere il referendum durante la sessione di bilancio, non fu una buona idea ci dicono che bisogna fare presto. Cominciando con il rimarginare gli strappi politici con la Commissione per arrivare a fare chiarezza sulle effettive richieste dell'Europa sul rafforzamento della nostra legge di Bilancio. Pur avendo ottenuto il 16 novembre scorso il via libera per le spese per terremoto e migranti, non siamo riusciti ad evitare la bacchettata per una "deviazione" dai conti di 0,3 punti di Pil, circa 5 miliardi. Non è escluso che questa circostanza si tramuti in una richiesta di un parziale rafforzamento della legge di Bilancio, cosa fino ad oggi esclusa da Renzi e Padoan.

Per ora la "Finanziaria" è in sicurezza: si è voluto, anche per una concertazione istituzionale, che il pacchetto di bilancio fosse approvato dalla Camera prima della data del referendum. Nel provvedimento ci sono misure buone soprattutto per le imprese, ma anche una tantum e sanatorie che hanno fatto alzare il sopracciglio a Bankitalia, Corte dei Conti e alla stessa Europa. Altri hanno sottolineato l'eccessivo peso dell'intervento sulle pensioni.

Se si allarga l'orizzonte si vede che oltre al superamento dell'esame preventivo sulla legge di Stabilità, nel quale siamo ancora impigliati, abbiamo la questione del debito. La Commissione ha esplicitamente minacciato l'apertura di una procedura d'infrazione che sarà esaminata in febbraio: gli ultimi dati segnano un rallentamento del ritmo di espansione e un aumento del Pil. Buoni argomenti per contrastare Bruxelles che tuttavia hanno bisogno di un governo nel pieno esercizio delle sue prerogative per essere avanzati.

La materia è delicata, perché se è vero che la nostra situazione dei conti pubblici è cronicamente debole, è anche vero che in questa fase non possiamo permetterci di strozzare quei tenui spiragli di ripresa che si sono visti nel terzo trimestre dell'anno con il raggiungimento della soglia psicologica dell'1 del Pil. Soprattutto perché, come hanno segnalato molti centri studi, la situazione internazionale sta virando in positivo con petrolio, tassi e ripresa dei Brics. Perdere anche questo appuntamento sarebbe letale.

Ma è sul fronte del credito, dove lo scudo di Mario Draghi non agisce, che la situazione ha immediato bisogno di governo: l'operazione Monte di Paschi, l'aumento di capitale Unicredit, le popolari venete e la cessione delle quattro good bank hanno bisogno di stabilità e soprattutto di capitali che in una situazione di incertezza rischiano di rimanere ancorati su lidi stranieri. Come pure è necessario mettere mano alla correzione della riforma delle banche popolari, bocciata dal Consiglio di Stato e sul tavolo della Corte costituzionale. Per non parlare delle altre questioni che si pongono all'orizzonte: dalla riforma Madia della pubblica amministrazione, ai problemi emergenti di Alitalia per la quale torna l'esigenza di un intervento pubblico, e finire quindi con la tragica telenovela dell'Ilva.