Milano vola. Spread sotto 160 punti. Wall Street chiude con nuovo record
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDISi conferma la fase positiva dopo il voto referendario italiano, che ha aperto la crisi di governo. Milano in netto rialzo con le banche. Il rendimento dei Btp italiani sotto il 2% sul mercato secondario, notizie positive dagli ordini in Germania
MILANO - I mercati internazionali tornano a guardare agli Stati Uniti, mentre in Italia resta osservato speciale il comparto del credito in attesa di capire come verrà risolta la crisi di governo aperta dalla vittoria del "No" al referendum costituzionale. La reazione degli investitori alle annunciate dimissioni di Matteo Renzi non è stata violenta: dopo le sorprese di Brexit e Trump, dicono nelle sale operative, questa volta i mercati avevano già "fatto il prezzo" a una sconfitta della linea di governo e così il contraccolpo è stato meno forte che in altre occasioni. Resta poi l'ombrello aperto della Bce: dopodomani Mario Draghi potrà annunciare un'estensione del programma di acquisto di titoli da 80 miliardi al mese, garantendo ulteriore supporto ai mercati. A metà mese, invece, toccherà alla Fed prendere atto del buono stato di salute dell'economia Usa e di conseguenza alzare il costo del denaro…
MILANO - I mercati internazionali tornano a guardare agli Stati Uniti, mentre in Italia resta osservato speciale il comparto del credito in attesa di capire come verrà risolta la crisi di governo aperta dalla vittoria del "No" al referendum costituzionale. La reazione degli investitori alle annunciate dimissioni di Matteo Renzi non è stata violenta: dopo le sorprese di Brexit e Trump, dicono nelle sale operative, questa volta i mercati avevano già "fatto il prezzo" a una sconfitta della linea di governo e così il contraccolpo è stato meno forte che in altre occasioni. Resta poi l'ombrello aperto della Bce: dopodomani Mario Draghi potrà annunciare un'estensione del programma di acquisto di titoli da 80 miliardi al mese, garantendo ulteriore supporto ai mercati. A metà mese, invece, toccherà alla Fed prendere atto del buono stato di salute dell'economia Usa e di conseguenza alzare il costo del denaro.
I listini europei chiudono in rialzo, dopo una seduta cauta in Asia, con il petrolio che ha limato qualche posizione. Milano riesce a rafforzarsi con un rialzo del con un +4,15% trainato dalle grandi banche, compresa Mps. La banca senese ha confermato che le adesioni alla conversione di bond subordinati in azioni ordinarie hanno superato quota 1 miliardo di euro: una base di partenza in linea con le attese per l'aumento di capitale da 5 miliardi complicato dalla crisi di governo. Sulla stampa finanziaria anglosassone prevale proprio il timore per la tenuta del comparto del credito italiano. Francoforte chiude in crescita dello 0,89%, Londra dello 0,44% e Parigi dell'1,35%. Ancora una chiusura record, l'undicesima dall'elezione di Donald Trump, per Wall Street, col Dow Jones che guadagna lo 0,18% a 19.251,82 punti e il Nasdaq lo 0,45% a 5.333,00 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dello 0,34% 2.212,24 punti.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso sotto la quota di 160 punti base, ai minimi da un mese, con il decennale italiano che rende intorno l'1,95% sul mercato secondario. Dopo il tonfo conseguente all'esito del referendum, l'euro consolida il recupero sul dollaro con il cross che si porta a 1,0765. Valuta europea in rimonta anche sullo yen con il cammbio che testa la resistenza a 123 attestandosi a 122,80.
Gli economisti incassano il dato positivo sugli ordini manifatturieri tedeschi, che sono aumentati del 4,9% congiunturale a ottobre (indice destagionalizzato) diminuiti dello 0,1% su anno (indice grezzo). Il risultato preliminare è ben al di sopra delle attese e anche settembre è stato ritoccato al rialzo. Nel terzo trimestre 2016, il Pil nella zona euro è aumentato dello 0,3% e nella Ue dello 0,4% rispetto al secondo trimestre, quando era cresciuto rispettivamente sempre dello 0,3% e dello 0,4%. Rispetto a un anno prima: +1,7% nella zona euro e +1,9% nella Ue. A Bruxelles - dopo l'Eurogruppo di ieri - è la volta oggi dell'Ecofin, mentre l'Ocse traccia una ripresa dell'inflazione dell'area: in ottobre sale all'1,4%, da 1,2% settembre (allora era già partito il recupero dei prezzi petroliferi). Misti i dati dagli Usa: +3,1% la produttività del terzo trimestre, sotto le stime, mentre il costo del lavoro è salito più delle attese allo 0,7%. Più alto delle stime il deficit commerciale, a 42,6 miliardi a ottobre.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in rialzo. Il Mikkei, l'indice dei 225 titoli guida, ha guadagnato lo 0,47% salendo a 18.360,54 punti. Chiusure sotto la parità per le Borse cinesi: a Shanghai l'indice Composite scende a 3.199,65 punti a -0,16%, a Shenzhen l'indice Component chiude a 10.779,77 punti a -0,04%. Prezzo del petrolio in netto calo a New York, scambiato a 50,66 dollari al barile (-2,18%).
I listini europei chiudono in rialzo, dopo una seduta cauta in Asia, con il petrolio che ha limato qualche posizione. Milano riesce a rafforzarsi con un rialzo del con un +4,15% trainato dalle grandi banche, compresa Mps. La banca senese ha confermato che le adesioni alla conversione di bond subordinati in azioni ordinarie hanno superato quota 1 miliardo di euro: una base di partenza in linea con le attese per l'aumento di capitale da 5 miliardi complicato dalla crisi di governo. Sulla stampa finanziaria anglosassone prevale proprio il timore per la tenuta del comparto del credito italiano. Francoforte chiude in crescita dello 0,89%, Londra dello 0,44% e Parigi dell'1,35%. Ancora una chiusura record, l'undicesima dall'elezione di Donald Trump, per Wall Street, col Dow Jones che guadagna lo 0,18% a 19.251,82 punti e il Nasdaq lo 0,45% a 5.333,00 punti. Bene anche l'indice S&P500 che sale dello 0,34% 2.212,24 punti.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso sotto la quota di 160 punti base, ai minimi da un mese, con il decennale italiano che rende intorno l'1,95% sul mercato secondario. Dopo il tonfo conseguente all'esito del referendum, l'euro consolida il recupero sul dollaro con il cross che si porta a 1,0765. Valuta europea in rimonta anche sullo yen con il cammbio che testa la resistenza a 123 attestandosi a 122,80.
Gli economisti incassano il dato positivo sugli ordini manifatturieri tedeschi, che sono aumentati del 4,9% congiunturale a ottobre (indice destagionalizzato) diminuiti dello 0,1% su anno (indice grezzo). Il risultato preliminare è ben al di sopra delle attese e anche settembre è stato ritoccato al rialzo. Nel terzo trimestre 2016, il Pil nella zona euro è aumentato dello 0,3% e nella Ue dello 0,4% rispetto al secondo trimestre, quando era cresciuto rispettivamente sempre dello 0,3% e dello 0,4%. Rispetto a un anno prima: +1,7% nella zona euro e +1,9% nella Ue. A Bruxelles - dopo l'Eurogruppo di ieri - è la volta oggi dell'Ecofin, mentre l'Ocse traccia una ripresa dell'inflazione dell'area: in ottobre sale all'1,4%, da 1,2% settembre (allora era già partito il recupero dei prezzi petroliferi). Misti i dati dagli Usa: +3,1% la produttività del terzo trimestre, sotto le stime, mentre il costo del lavoro è salito più delle attese allo 0,7%. Più alto delle stime il deficit commerciale, a 42,6 miliardi a ottobre.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in rialzo. Il Mikkei, l'indice dei 225 titoli guida, ha guadagnato lo 0,47% salendo a 18.360,54 punti. Chiusure sotto la parità per le Borse cinesi: a Shanghai l'indice Composite scende a 3.199,65 punti a -0,16%, a Shenzhen l'indice Component chiude a 10.779,77 punti a -0,04%. Prezzo del petrolio in netto calo a New York, scambiato a 50,66 dollari al barile (-2,18%).