MILANO - La questione bancaria italiana continua a occupare un ruolo di primo piano a livello internazionale, nonostante i mercati finanziari non abbiano registrato gli scossoni che alcuni paventavano dopo il referendum costituzionale che ha aperto la crisi di governo. Le agenzie di rating internazionali stanno registrando in queste ore il peggioramento delle prospettive dell'Italia, pur senza modificare ancora la loro "pagella" alla capacità del Belpaese di onorare i propri impegni finanziari, ma dalla Commissione Ue, per bocca di Pierre Moscovici, arrivano parole di distensione sul fronte delle banche. Un invito a proseguire le riforme arriva invece dal Fmi.
Nella serata di ieri, infatti, Moody's ha tagliato l'outlook dell'Italia da stabile a negativo, pur mantenendo invariato il "rating" sul Paese a un livello "Baa2" nel gergo tecnico: si tratta di un giudizio superiore al livello insufficiente (o "spazzatura") di soli due gradini. L'agenzia spiega che la decisione è stata presa in seguito alla vittoria del fronte del "No" al referendum costituzionale di domenica scorsa. Un risultato che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e che potrebbe rallentare le riforme e aprire un periodo di incertezza. Il cambio di prospettiva significa possibile taglio del giudizio nel prossimo futuro: sono due secondo Moody's i motivi della scelta. Da una parte c'è "il rallentamento e il blocco dei progressi nelle riforme economiche e fiscali in Italia, le cui prospettive sono state diminuite ancora di più dal voto 'No' al referendum costituzionale di domenica". Dall'altra invece si cita la possibilità che il paese sia esposto a "improvvisi shock" per un periodo lungo a causa di prospettive di crescita poco convincenti e del recente deteriorarsi della sua posizione fiscale. Già Fitch nei giorni scorsi aveva peggiorato il suo outlook.
Tra i capitoli dell'incertezza che circonda l'Italia, cui Moody's dedica un paio di cenni, spicca quello bancario: la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi da 5 miliardi è congelata in attesa di capire se gli investitori stranieri lasceranno la partita visto il cambio a Palazzo Chigi e sarà allora necessario l'intervento pubblico. Un intervento da coordinare con le istituzioni europee, dove il clima sembra conciliante. La Commissione europea non teme "una crisi bancaria in Italia dopo le dimissioni del premier Renzi", ha affermato oggi il commissario per gli Affari economici, Moscovici.
"No, non temiamo una crisi bancaria" in Italia, ha detto moscovici all'emittente Public Sénat e Sud Radio. Certamente "c'è una crisi politica" nel paese, "ma allo stesso tempo una continuità" con un "un partito che è maggioritario alle due Camere, un uomo, Matteo Renzi, che resta al potere e svolge gli affari correnti, il presidente della Repubblica farà consultazioni per la formazione di un governo", ha sottolineato il commissario europeo. "In ogni caso, ci sarà una continuità dello Stato, delle responsabilità". Secondo Moscovici, "riguardo alle banche, ci sono colloqui in corso con diverse istituzioni: con la Bce, con la Commissione europea. I problemi non sono cambiati dalla scorsa settimana: non si sono deteriorati o aggravati. Noi abbiamo la possibilità in Europa di trattare tutte le situazioni bancarie".
Anche il Fondo monetario internazionale ha detto la sua, con l'intervento di Gerry Rice, responsabile della comunicazione, nella consueta riunione settimanale con la stampa: il Fmi ha "preso nota delle scelte fatte dal popolo italiano" e sostiene comunque "come già detto, che sia importante che l'Italia continui e allarghi i suoi sforzi sulle riforme per migliorare le sue prospettive di crescita e rafforzi la stabilità economica e finanziaria. Facciamo pressione affinché lo slancio delle riforme continui".
Nella serata di ieri, infatti, Moody's ha tagliato l'outlook dell'Italia da stabile a negativo, pur mantenendo invariato il "rating" sul Paese a un livello "Baa2" nel gergo tecnico: si tratta di un giudizio superiore al livello insufficiente (o "spazzatura") di soli due gradini. L'agenzia spiega che la decisione è stata presa in seguito alla vittoria del fronte del "No" al referendum costituzionale di domenica scorsa. Un risultato che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e che potrebbe rallentare le riforme e aprire un periodo di incertezza. Il cambio di prospettiva significa possibile taglio del giudizio nel prossimo futuro: sono due secondo Moody's i motivi della scelta. Da una parte c'è "il rallentamento e il blocco dei progressi nelle riforme economiche e fiscali in Italia, le cui prospettive sono state diminuite ancora di più dal voto 'No' al referendum costituzionale di domenica". Dall'altra invece si cita la possibilità che il paese sia esposto a "improvvisi shock" per un periodo lungo a causa di prospettive di crescita poco convincenti e del recente deteriorarsi della sua posizione fiscale. Già Fitch nei giorni scorsi aveva peggiorato il suo outlook.
Tra i capitoli dell'incertezza che circonda l'Italia, cui Moody's dedica un paio di cenni, spicca quello bancario: la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi da 5 miliardi è congelata in attesa di capire se gli investitori stranieri lasceranno la partita visto il cambio a Palazzo Chigi e sarà allora necessario l'intervento pubblico. Un intervento da coordinare con le istituzioni europee, dove il clima sembra conciliante. La Commissione europea non teme "una crisi bancaria in Italia dopo le dimissioni del premier Renzi", ha affermato oggi il commissario per gli Affari economici, Moscovici.
"No, non temiamo una crisi bancaria" in Italia, ha detto moscovici all'emittente Public Sénat e Sud Radio. Certamente "c'è una crisi politica" nel paese, "ma allo stesso tempo una continuità" con un "un partito che è maggioritario alle due Camere, un uomo, Matteo Renzi, che resta al potere e svolge gli affari correnti, il presidente della Repubblica farà consultazioni per la formazione di un governo", ha sottolineato il commissario europeo. "In ogni caso, ci sarà una continuità dello Stato, delle responsabilità". Secondo Moscovici, "riguardo alle banche, ci sono colloqui in corso con diverse istituzioni: con la Bce, con la Commissione europea. I problemi non sono cambiati dalla scorsa settimana: non si sono deteriorati o aggravati. Noi abbiamo la possibilità in Europa di trattare tutte le situazioni bancarie".
Anche il Fondo monetario internazionale ha detto la sua, con l'intervento di Gerry Rice, responsabile della comunicazione, nella consueta riunione settimanale con la stampa: il Fmi ha "preso nota delle scelte fatte dal popolo italiano" e sostiene comunque "come già detto, che sia importante che l'Italia continui e allarghi i suoi sforzi sulle riforme per migliorare le sue prospettive di crescita e rafforzi la stabilità economica e finanziaria. Facciamo pressione affinché lo slancio delle riforme continui".