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Fukushima, spesa fuori controllo e sale la bolletta dei giapponesi

Le compensanzioni e il cantiere della centrale colpita dallo tsunami del 2011 costano 176 miliardi di euro, il doppio del previsto. Il governo: "Inevitabile chiedere ai clienti di sostenere le spese"

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ROMA - "Appare inevitabile che la Tepco dovrà chiedere ai clienti di sopportare una parte dei costi per la pulizia, il decommissioning e le compensazioni alle popolazioni delle aree contaminate con le sostanze radioattive rilasciate dall'impianto di Fukushima". La maledizione nucleare per i giapponesi ora si materializza in bolletta. Lo dice la commissione governativa che periodicamente controlla l'andamento delle operazioni di smantellamento della centrale colpita dal terremoto del marzo 2011.

L'aumento generalizzato delle bollette elettriche dei clienti della maggior utility giapponese serve a coprire un conto sempre più stratosferico: 21.500 miliardi di Yen pari a 176 miliardi di euro, più del doppio di quando stimato all'inizio del piano. Nel dettaglio ad essere quadruplicati sono proprio i costi del decommissioning, cioè lo smontaggio e la messa in sicurezza delle parti radioattive, arrivati a 65 miliardi di euro, cifra destinata ad aumentare visto che parte dei reattori non sono tuttora accessibili. Aumentano di molto anche le compensazioni alle famiglie costrette a lasciare le proprie case: da 44 a 62 miliardi di euro. Infine la decontaminazione e lo stoccaggio dei materiali costerà altri 46 miliardi.

Conto per difetto perché una nuove revisione dei costi avverrà nel 2019, nel frattempo, in attesa di caricare sulle bollette dei giapponesi questo ulteriore costo della scelta nucleare nipponica la Tepco, e il governo che la controlla, continueranno ad indebitarsi emettendo bond per massimi 110 miliardi

La dipendenza dal nucleare del sistema nipponico sembra ineliminabile. Nel 2010 il 25% dell'elettricità proveniva dall'atomo, dopo Fukushima tutte le centrali sono state spente per quasi due anni, una scelta che per alcuni momenti è sembrata definitiva. Proprio alla fine del 2017 i reattori in funzione dovrebbero risalire a 40, come prima del 2011, in particolare il governo punta alla riapertura degli impianti di Kashiwazaki Kariwa, la  più grande centrale al mondo con i suoi 7 reattori, ferma da cinque anni