ROMA - Per la nuova amministrazione americana, mettiamola così, combattere il cambiamento climatico non sarà la priorità. Trump lo ha sbraitato forte: lui non ci crede. E lo ha ribadito nominando una "negazionista" come Cathy McMorris Rodgers a segretario agli Interni e un ex amministratore delegato dell'industria petrolifera come Rex Tillerson agli Esteri. Ma per un passo indietro della politica, almeno rispetto agli impegni del predecessore Obama, eccone uno in avanti dei privati, a metà tra filantropia e investimento. Il fondatore di Microsoft Bill Gates ha annunciato un fondo di investimento tutto dedicato alle energie alternative, il Breakthrough Energy Ventures Fund. A fianco a lui, una serie di superstar dell'impednitoria mondiale come Jeff Bezos (Amazon), Richard Branson (Virgin) e Jack Ma (Alibaba). Uno dei gruppi di investitori più ricchi di tutti i tempi, con un patrimonio complessivo di 170 miliardi di dollari. E con queste premesse la dotazione del fondo non poteva che essere super: un miliardo di dollari.
L'obiettivo dello strumento, che dovrebbe debuttare l'anno prossimo e avere un orizzonte a 20 anni, è accompagnare delle idee promettenti verso lo sviluppo di mercato. Finanzierà tecnologie che permettono di ridurre l'emissione di anidride carbonica in diversi settori, dai trasporti all'agricoltura passando per l'industria. "Siamo aperti a qualsiasi cosa che conduca a energia economica, pulita e affidabile", ha detto il 60enne Gates, che sarà il presidente del fondo e avrà un ruolo attivo nelle decisioni di investimento. Del resto l'uomo più ricco del mondo, conto in banca da 75 miliardi di dollari, ha già annunciato che dedicherà ad aziende green anche un miliardo della sua fortuna privata.
Certo, di recente gli investimenti in energie alternative, nonostante la grande massa di ricerca in questo settore, hanno avuto alterne fortune. Sia quelli pubblici (vedere il fallimento della società del fotovoltaico Solyndra, una di quelle che avevano beneficiato degli aiuti di Stato varati da Obama), sia quelli privati: la metà dei 25 miliardi di dollari investiti tra il 2006 e il 2011 dai venture in questo settore è andata bruciata. Non è per nulla facile capire quali tecnologie riusciranno davvero a imporsi sul mercato. Ma proprio per questo un fiume di investimenti, anche a fondo perduto, è l'unica cosa che può trasformare la ricerca di base in tecnologia applicata. "Per fortuna l'idea che la ricerca sia un buon affare non è partigiana", ha detto Gates. Una speranza, forse. Che di fronte ai miliardi scommessi dai privati anche Trump possa cambiare idea.
@filipposantelli
L'obiettivo dello strumento, che dovrebbe debuttare l'anno prossimo e avere un orizzonte a 20 anni, è accompagnare delle idee promettenti verso lo sviluppo di mercato. Finanzierà tecnologie che permettono di ridurre l'emissione di anidride carbonica in diversi settori, dai trasporti all'agricoltura passando per l'industria. "Siamo aperti a qualsiasi cosa che conduca a energia economica, pulita e affidabile", ha detto il 60enne Gates, che sarà il presidente del fondo e avrà un ruolo attivo nelle decisioni di investimento. Del resto l'uomo più ricco del mondo, conto in banca da 75 miliardi di dollari, ha già annunciato che dedicherà ad aziende green anche un miliardo della sua fortuna privata.
Certo, di recente gli investimenti in energie alternative, nonostante la grande massa di ricerca in questo settore, hanno avuto alterne fortune. Sia quelli pubblici (vedere il fallimento della società del fotovoltaico Solyndra, una di quelle che avevano beneficiato degli aiuti di Stato varati da Obama), sia quelli privati: la metà dei 25 miliardi di dollari investiti tra il 2006 e il 2011 dai venture in questo settore è andata bruciata. Non è per nulla facile capire quali tecnologie riusciranno davvero a imporsi sul mercato. Ma proprio per questo un fiume di investimenti, anche a fondo perduto, è l'unica cosa che può trasformare la ricerca di base in tecnologia applicata. "Per fortuna l'idea che la ricerca sia un buon affare non è partigiana", ha detto Gates. Una speranza, forse. Che di fronte ai miliardi scommessi dai privati anche Trump possa cambiare idea.
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