L'Italia sta meglio ma la diseguaglianza erode la coesione sociale
Rosaria Amato, di ROSARIA AMATOIl Rapporto dell'Istat sul Benessere Equo e sostenibile rileva un calo della soddisfazione per le relazioni interpersonali e della fiducia negli altri. I poveri sono più di quattro milioni e mezzo, l'11,7% è a bassa intensità lavorativa, quasi il 10% vive in condizioni abitative difficili. Ma aumentano diplomati e laureati e scende il tasso di abbandono scolastico
ROMA - Il Paese è ripartito, ma qualcuno non se n'è accorto. Nel 2016, rileva il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile diffuso stamane dall'Istat, aumenta la quota di persone che esprimono una soddisfazione elevata per la vita nel complesso, è cresciuto il reddito disponibile, sono aumentati i consumi, compreso quello di frutta e verdura, si è ridotta la quota di adulti in sovrappeso e sono aumentati i diplomati e i laureati. Però il 9,6% della popolazione lamenta condizioni abitative difficili (, il 27,8% vive in abitazioni troppo piccole, valore doppio rispetto alla media europea. In troppi non possono permettersi una spesa improvvisa di 800 euro, o una settimana di vacanze. La grave deprivazione materiale incide sull'11,5% della popolazione nel 2015, dato praticamente invariato rispetto all'11,6% dell'anno precedente. Permane l'inquietudine per il futuro: diminuisce la quota di quanti pensano che la propria situazione n…
ROMA - Il Paese è ripartito, ma qualcuno non se n'è accorto. Nel 2016, rileva il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile diffuso stamane dall'Istat, aumenta la quota di persone che esprimono una soddisfazione elevata per la vita nel complesso, è cresciuto il reddito disponibile, sono aumentati i consumi, compreso quello di frutta e verdura, si è ridotta la quota di adulti in sovrappeso e sono aumentati i diplomati e i laureati. Però il 9,6% della popolazione lamenta condizioni abitative difficili (, il 27,8% vive in abitazioni troppo piccole, valore doppio rispetto alla media europea. In troppi non possono permettersi una spesa improvvisa di 800 euro, o una settimana di vacanze. La grave deprivazione materiale incide sull'11,5% della popolazione nel 2015, dato praticamente invariato rispetto all'11,6% dell'anno precedente. Permane l'inquietudine per il futuro: diminuisce la quota di quanti pensano che la propria situazione nei prossimi 5 anni migliorerà (26,6%, dopo il 28,1% nel 2015). Il Bes lancia inoltre un altro importante campanello d'allarme: stiamo dando fondo alle riserve. Il potere d'acquisto è aumentato ma l'ammontare della ricchezza netta media annua pro capite, pari a 88.625 euro, cala di oltre il 10% rispetto al 2012, scendendo a un livello inferiore a quello del 2006.
Molti indicatori sono positivi insomma, ma i conti non tornano. Il reddito aumenta ma i livelli di disuguaglianza non vengono scalfiti. E questo si riflette sull'armonia e sulla coesione del Paese: se le reti di amicizia sono sempre state il nostro punto forte, dal Bes 2016 emerge che appena due persone su 10 esprimono un'elevata soddisfazione per i rapporti con parenti, amici e colleghi. Anzi, il livello di soddisfazione degli italiani è di quasi 17 punti percentuali inferiore alla media europea (39,2%) e colloca il nostro Paese in penultima posizione nella Ue 28, dopo c'è solo la Bulgaria. Il rapporto dell'Istat in verità sfata un luogo comune duro a morire per l'Italia e i Paesi mediterranei in generale: la maggiore incidenza delle persone molto soddisfatte per le relazioni interpersonale si trova in Irlanda, Austria, Regno Unito e Danimarca, dove la quota supera il 56%. E anche la possibilità di chiedere aiuto ad amici e parenti in Italia è inferiore alla media europea.
Sempre più lontani dalla politica. E' come se il Paese stesse uscendo dalla crisi più diviso, meno solidale, più diffidente e anche più lontano dalla politica. "Il trend positivo registrato fino al 2014 non trova conferma negli anni più recenti - spiega l'Istat - né per la quota di popolazione che dichiara di avere parenti, amici o vicini su cui contare (stabile all'81,7%) né per quanto riguarda la fiducia negli altri, che scende dal 23,2% del 2014 al 19,9% del 2015 e rimane stabile nel 2016 (19,7%)". La quota di persone di 14 anni e più che parlano di politica scende dal 41,3% al 36,7%, e così la quota di chi s'informa di politica almeno una volta a settimana.
Gli indicatori migliorano, ma è ancora allarme lavoro. Nel periodo 2015-16 molti tra i 12 indicatori compositi del Bes danno segnali di miglioramento, ma permangono forti difficoltà rispetto al lavoro. Anche se migliora il tasso di occupazione, che torna finalmente a superare la quota del 60%, continua a rimanere preoccupante la quota di persone "a bassa intensità lavorativa", che lavorano cioè per meno del 20% del proprio potenziale (e percepiscono di conseguenza un reddito molto basso: si tratta dell’11,7%, valore che sale al 20,3% nelle regioni del Mezzogiorno). Inoltre continuano ad ampliarsi le differenze intergenerazionali: nonostante qualche piccolo miglioramento si registri anche per i giovani, il tasso di occupazione aumenta in modo sostenuto soltanto per gli ultracinquantacinquenni (più 2 punti percentuali), che tardano a uscire dal mercato del lavoro a seguito delle riforme previdenziali.
Più di quattro milioni e mezzo di poveri, e aumenta la disuguaglianza. Il reddito disponibile pro-capite nel 2015 è cresciuto dell'1% rispetto al 2014 e grazie alla deflazione ha contribuito a un aumento della spesa pro-capite per consumi dell'1,6%. Si riduce il numero delle persone che arriva con grande difficoltà alla fine del mese, ma il valore della disuguaglianza è identico al 2013 ed è il più alto dell'ultimo decennio: il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari nel 2015 a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2. Aumentano i poveri: nel 2015 la quota di persone a rischio di povertà sale al 19,9% dal 19,4% del 2014, e la povertà assoluta cresce raggiungendo quota 7,6%, pari a 4 milioni e 598 mila persone. Permangono forti nel Paese anche le differenze territoriali nei livelli di benessere economico: nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito. Il Mezzogiorno è anche l’area del Paese con i livelli di povertà più elevati.
Aumenta il livello d'istruzione ma forte ritardo nell'innovazione. Tra il 2004 e il 2015 è cresciuta la quota di persone tra i 25 e i 64 anni in possesso almeno di un diploma superiore (al 59,9%, oltre 11 punti percentuali in più) e quella delle persone tra i 30 e i 34 anni con la laurea (al 25,3%, quasi 10 punti percentuali in più), mentre è calato di circa 8 punti percentuali il tasso di abbandono del sistema formativo (stimato al 14,7% nel 2015). E dopo anni di intensa crescita nel 2015 si registra una lieve diminuzione del numero di Neet, che passano dal 26,2% del 2014 al 25,7% del 2015, anche se nel Mezzogiorno c'è una concentrazione molto più alta. Ma rimangono sotto la media europea l'intensità di ricerca e sviluppo e dei brevetti, nonché l'occupazione di figure professionali altamente qualificate.
Molti indicatori sono positivi insomma, ma i conti non tornano. Il reddito aumenta ma i livelli di disuguaglianza non vengono scalfiti. E questo si riflette sull'armonia e sulla coesione del Paese: se le reti di amicizia sono sempre state il nostro punto forte, dal Bes 2016 emerge che appena due persone su 10 esprimono un'elevata soddisfazione per i rapporti con parenti, amici e colleghi. Anzi, il livello di soddisfazione degli italiani è di quasi 17 punti percentuali inferiore alla media europea (39,2%) e colloca il nostro Paese in penultima posizione nella Ue 28, dopo c'è solo la Bulgaria. Il rapporto dell'Istat in verità sfata un luogo comune duro a morire per l'Italia e i Paesi mediterranei in generale: la maggiore incidenza delle persone molto soddisfatte per le relazioni interpersonale si trova in Irlanda, Austria, Regno Unito e Danimarca, dove la quota supera il 56%. E anche la possibilità di chiedere aiuto ad amici e parenti in Italia è inferiore alla media europea.
Sempre più lontani dalla politica. E' come se il Paese stesse uscendo dalla crisi più diviso, meno solidale, più diffidente e anche più lontano dalla politica. "Il trend positivo registrato fino al 2014 non trova conferma negli anni più recenti - spiega l'Istat - né per la quota di popolazione che dichiara di avere parenti, amici o vicini su cui contare (stabile all'81,7%) né per quanto riguarda la fiducia negli altri, che scende dal 23,2% del 2014 al 19,9% del 2015 e rimane stabile nel 2016 (19,7%)". La quota di persone di 14 anni e più che parlano di politica scende dal 41,3% al 36,7%, e così la quota di chi s'informa di politica almeno una volta a settimana.
Gli indicatori migliorano, ma è ancora allarme lavoro. Nel periodo 2015-16 molti tra i 12 indicatori compositi del Bes danno segnali di miglioramento, ma permangono forti difficoltà rispetto al lavoro. Anche se migliora il tasso di occupazione, che torna finalmente a superare la quota del 60%, continua a rimanere preoccupante la quota di persone "a bassa intensità lavorativa", che lavorano cioè per meno del 20% del proprio potenziale (e percepiscono di conseguenza un reddito molto basso: si tratta dell’11,7%, valore che sale al 20,3% nelle regioni del Mezzogiorno). Inoltre continuano ad ampliarsi le differenze intergenerazionali: nonostante qualche piccolo miglioramento si registri anche per i giovani, il tasso di occupazione aumenta in modo sostenuto soltanto per gli ultracinquantacinquenni (più 2 punti percentuali), che tardano a uscire dal mercato del lavoro a seguito delle riforme previdenziali.
Più di quattro milioni e mezzo di poveri, e aumenta la disuguaglianza. Il reddito disponibile pro-capite nel 2015 è cresciuto dell'1% rispetto al 2014 e grazie alla deflazione ha contribuito a un aumento della spesa pro-capite per consumi dell'1,6%. Si riduce il numero delle persone che arriva con grande difficoltà alla fine del mese, ma il valore della disuguaglianza è identico al 2013 ed è il più alto dell'ultimo decennio: il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari nel 2015 a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2. Aumentano i poveri: nel 2015 la quota di persone a rischio di povertà sale al 19,9% dal 19,4% del 2014, e la povertà assoluta cresce raggiungendo quota 7,6%, pari a 4 milioni e 598 mila persone. Permangono forti nel Paese anche le differenze territoriali nei livelli di benessere economico: nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito. Il Mezzogiorno è anche l’area del Paese con i livelli di povertà più elevati.
Aumenta il livello d'istruzione ma forte ritardo nell'innovazione. Tra il 2004 e il 2015 è cresciuta la quota di persone tra i 25 e i 64 anni in possesso almeno di un diploma superiore (al 59,9%, oltre 11 punti percentuali in più) e quella delle persone tra i 30 e i 34 anni con la laurea (al 25,3%, quasi 10 punti percentuali in più), mentre è calato di circa 8 punti percentuali il tasso di abbandono del sistema formativo (stimato al 14,7% nel 2015). E dopo anni di intensa crescita nel 2015 si registra una lieve diminuzione del numero di Neet, che passano dal 26,2% del 2014 al 25,7% del 2015, anche se nel Mezzogiorno c'è una concentrazione molto più alta. Ma rimangono sotto la media europea l'intensità di ricerca e sviluppo e dei brevetti, nonché l'occupazione di figure professionali altamente qualificate.