La Fed prevede più rialzi dei tassi nel 2017, sale il dollaro
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDI
A settembre si stimavano due incrementi del costo del denaro l'anno prossimo, ora sono saliti a tre. Scendono i prezzi dei titoli di Stato, corre il rendimento del bund tedesco. Mercati finanziari in cauto rialzo. Tokyo strappa il +0,1% grazie all'indebolimento dello yen, mentre i listini europei sono deboli. Giù oro e petrolio
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MILANO - La Fed ha alzato i tassi per la prima volta dal dicembre 2015, portando il costo del denaro nella fascia 0,5-0,75%, ma quel che più importa agli occhi degli investitori è che ha suggerito un percorso di crescita probabilmente un po' più accelerato nel corso dei prossimi mesi. A spiegare la posizione della Banca centrale americana c'è il rialzo delle prospettive di inflazione, unito alla situazione del mercato del lavoro che presenta piena occupazione e spinta al rialzo dei salari. La stima sulla crescita del Pil Usa è stata rivista al rialzo. Ora le mosse dei banchieri americani - proiettate sul prossimo anno - prevedono in media tre rialzi da un quarto di punto del costo del denaro, dai due stimati nel settembre scorso.
L'effetto sui mercati è stato contenuto, ma in una fase di estrema euforia questa indicazione "da falco" dell'istituto centrale di Washington ha portato l'S&P500 a segnare la peggior…
MILANO - La Fed ha alzato i tassi per la prima volta dal dicembre 2015, portando il costo del denaro nella fascia 0,5-0,75%, ma quel che più importa agli occhi degli investitori è che ha suggerito un percorso di crescita probabilmente un po' più accelerato nel corso dei prossimi mesi. A spiegare la posizione della Banca centrale americana c'è il rialzo delle prospettive di inflazione, unito alla situazione del mercato del lavoro che presenta piena occupazione e spinta al rialzo dei salari. La stima sulla crescita del Pil Usa è stata rivista al rialzo. Ora le mosse dei banchieri americani - proiettate sul prossimo anno - prevedono in media tre rialzi da un quarto di punto del costo del denaro, dai due stimati nel settembre scorso.
L'effetto sui mercati è stato contenuto, ma in una fase di estrema euforia questa indicazione "da falco" dell'istituto centrale di Washington ha portato l'S&P500 a segnare la peggior performance degli ultimi due mesi, mentre il dollaro si è portato sui massimi di 14 anni contro un basket di valute e il rendimento del Treasury a 10 anni si è portato al top del 2014. Oggi Wall Street prova a recuperare e apre in terreno positivo: Nasdaq e Dow Jones salgono dello 0,2%. L'euro si deprezza sensibilmente sotto quota 1,04 contro il dollaro ai minimi da 13 anni. Sempre sul fronte valutario, sotto pressione lo yuan: la Banca centrale cinese ha dovuto fissare la parità sul dollaro a 6,9289, in calo di 261 punti e ai minimi degli ultimi 8 anni e mezzo. I listini europei chiudono in rialzo: Milano guadagna il 2,05%, Londra lo 0,7%, Parigi l'1,16% e Francoforte l'1,17%.
Nel grafico Bloomberg si vede in viola la risalita del dollaro contro un paniere di valute concorrenti. Il movimento è dettato dalla crescita delle stime sul costo del denaro alla fine del 2017 da parte del mercato (linea bianca, scala destra) e dei responsabili della politica economica (linea blu, scala destra)
A Piazza Affari tengono banco le vicende che hanno infiammato gli investitori in questi giorni, che riguardano la scalata di Vivendi su Mediaset e il tentativo di salvataggio sul mercato di Mps, che in cda ha deciso di procedere con l'aumento di capitale.
Vendite sui titoli di Stato dell'area euro dopo la decisione della Fed di alzare i atssi di interesse: il rendimento del Btp decennale sale all'1,86% con lo spread sul bund che resta in area 150 punti per effetto delle massicce vendite sul titolo tedesco, che vede salire il rendimento allo 0,370%. Torna sotto i 40 punti lo Spread tra Italia e Spagna. L'agenda macro registra il miglioramento dell'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona, che si porta a 54,9 punti a dicembre (top da 68 mesi, sopra quota 50 indica espansione). Le vendite al dettaglio della Gran Bretagna sono salite dello 0,2% a novembre, mentre Bankitalia ha tracciato un rialzo del debito pubblico a 2.223,8 miliardi. Eurostat segnala un calo all'1,6% del tasso di posti di lavoro vacanti nel terzo trimestre, dall'1,7% del secondo, mentre dall'Ocse arriva un rallentamento del caro-lavoro, con il costo a +0,4% nell'area nel terzo trimestre e l'Italia a -0,1%. Negli Usa l'inflazione di novembre segna +0,2%, in linea con le attese, mentre le richieste iniziali di sussidi per la disoccupazione fanno meglio scendendo di 4mila unità. Il deficit Usa della bilancia dei pagamenti cala del 4,5% nel terzo trimestre a 113 miliardi di dollari, contro i 111,6 miliardi di dollari attesi dagli analisti. Sale più del previsto, infine, l'indice della Fed di Philadelphia che balza a 21,5 punti.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in timido rialzo (+0,1%) supportata dallo yen debole contro il biglietto verde. L'indice Pmi manifatturiero relativo al Giappone è salito al 51,9 a dicembre dal 51,3 di novembre, toccando il massimo da gennaio. In calo, però, del 5,6% gli ordini di macchinari industriali a novembre. Chiusura in flessione dello 0,75% per la Borsa di Shanghai, mentre Hong Kong è arrivata a perdere il 2% dopo le decisioni della Fed.
Un rialzo dei tassi americani più veloce del previsto deprime il prezzo dell'oro sui mercati che scende dello 0,7% a 1134 dollari l'oncia quotando così ai minimi degli ultimi 10 mesi. Le prese di beneficio, dopo la corsa dei giorni scorsi sull'onda dell'accordo Opec, il rialzo del dollaro e la prospettiva di un riavvio più incisivo dell'export di greggio dalla Libia, penalizzano invece il petrolio: il greggio Wti del Texas conferma i cali anche a New York infrangendo al ribasso quota 50 dollari.