Bossi: "Bene il supporto pubblico, ora le banche devono cambiare"
di RAFFAELE RICCIARDISecondo l'ad di Banca Ifis, l'intervento dello Stato è stato tardivo ma è opportuno. Ma se le istituzioni non torneranno ad esser redditive, tra pochi anni saremo punto e a capo. Dubbi sul trattamento degli obbligazionisti, che verranno rimborsati dopo aver incassato le cedole
MILANO - Una rete di protezione benvenuta, per quanto tardiva, alla quale deve far seguito una profonda revisione del modello di "fare banca" in Italia. Diversamente, rischiamo di trovarci a distanza di anni allo stesso punto di partenza. E' questa la prima impressione del decreto licenziato dal governo che vara il fondo da 20 miliardi per rifornire liquidità e capitale alle banche in difficoltà, a cominciare dal Monte dei Paschi. A parlarne è Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis che è da qualche tempo una delle realtà più attive nel mercato dei non performing loan, il grande fardello delle istituzioni del credito della Penisola.
Dottor Bossi, crede che la soluzione tecnica disegnata dal governosia appropriata?
C'era assolutamente bisogno di trovare una sistemazione finale riguardo Siena, e non solo. Mi pare che il "backstop", il supporto pubblico, in questo modo ci sia. Mi chiedo: non si poteva fa…
Dottor Bossi, crede che la soluzione tecnica disegnata dal governosia appropriata?
C'era assolutamente bisogno di trovare una sistemazione finale riguardo Siena, e non solo. Mi pare che il "backstop", il supporto pubblico, in questo modo ci sia. Mi chiedo: non si poteva fa…
MILANO - Una rete di protezione benvenuta, per quanto tardiva, alla quale deve far seguito una profonda revisione del modello di "fare banca" in Italia. Diversamente, rischiamo di trovarci a distanza di anni allo stesso punto di partenza. E' questa la prima impressione del decreto licenziato dal governo che vara il fondo da 20 miliardi per rifornire liquidità e capitale alle banche in difficoltà, a cominciare dal Monte dei Paschi. A parlarne è Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis che è da qualche tempo una delle realtà più attive nel mercato dei non performing loan, il grande fardello delle istituzioni del credito della Penisola.
Dottor Bossi, crede che la soluzione tecnica disegnata dal governosia appropriata?
C'era assolutamente bisogno di trovare una sistemazione finale riguardo Siena, e non solo. Mi pare che il "backstop", il supporto pubblico, in questo modo ci sia. Mi chiedo: non si poteva fare prima? Avremmo certamente evitato turbolenze e mesi difficili per la banca. Ma è inutile parlarne ora, quel che è stato finalmente fatto è positivo.
Crede che 20 miliardi siano sufficienti per mettere in sicurezza il sistema?
Credo che nel breve termine siano una risorsa adeguata per il rafforzamento del capitale delle banche. Se anche venissero impiegati interamente, non credo siano sufficienti a determinare un taglio al rating dell'Italia per l'aggravio di debito. Se ciò dovesse avvenire, infatti, ci potrebbero essere difficoltà per le banche più fragili ad assicurarsi la liquidità dalla Bce. La situazione sul fronte della liquidità deve esser continuamente monitorata.
Parla di breve termine, ma cosa implica questo intervento pubblico su un periodo più lungo?
Il problema è chiaro, e ampio: la sostenibilità dei modelli di business delle banche, così come le conosciamo oggi. E' necessario avere il backstop per mettere oggi al riparo le istituzioni finanziarie. Ma se poi le banche non verranno rese remunerative, capaci di generare profitto, le stesse banche che a breve saranno alleggerite dai crediti deteriorati continueranno a generarne. Tra qualche anno saremo di nuovo al punto di partenza e non ci sarà data una seconda possibilità di interventi straordinari. Capisco che ora sia passata in secondo piano, vista l'urgenza di mettere in sicurezza il patrimonio, ma da domani deve essere la priorità: governance, modelli di business e approccio al cliente devono innovarsi.
E' giusta la tutela dei "piccoli" risparmiatori e crede sia garantita con la conversione obbligatoria dei subordinati e la successiva trasformazione in bond senior?
L'argomento è molto delicato. Alcuni ipotizzano che si configuri una disparità di trattamento tra i sottoscrittori di subordinati retail, che diventeranno titolari di bond senior con concambio al 100 per cento del valore iniziale, e chi era già un obbligazionista senior. Infatti, quelli che ora andranno incontro alla conversione hanno beneficiato per anni di interessi più alti. Di certo, la coperta è corta e si scopre in fretta qualcuno. Ma se il meccanismo evita grane legali per le ipotesi di "misselling" dei titoli (la loro vendita a investitori con profili di rischio inadeguato, ndr), d'altra parte mi aspetto un po' di rabbia da parte degli azionisti o obbligazionisti senior.
L'addio all'operazione di mercato ha congelato la vendita di oltre 27 miliardi di sofferenze. Cosa accadrà?
L'intervento pubblico non congelerà il piano sui crediti difficili, al massimo ci sarà qualche settimana di slittamento. Ma se il tempo guadagnato serve a razionalizzare al meglio l'operazione, a ragionare meglio sui prezzi e massimizzare l'incasso, allora ben venga. Le soluzioni di gestione interna dei crediti, avanzate da alcuni, non credo siano ottimali, soprattutto per la Bce. In ogni caso, le banche dovrebbero imparare a gestire al meglio questi attivi: potrebbero essere una fonte di guadagno.
Che ne è di Atlante, pensato come pivot dei salvataggi bancari, dopo questa vicenda?
Il fondo ha mezzi limitati, e con quei fondi sta cercando di fare l'impossibile. Doveva comprare la tranche 'mezzanine' della cartolarizzazione di sofferenze, che è rischiosa, ed evidentemente sta prestando molta attenzione. E' pur sempre un'impresa che risponde dei propri investimenti.
E' questa la pietra tombale sulle regole del bail-in, prima ancora di una loro effettiva applicazione?
Le regole vanno calate nella realtà. Su queste norme è stata fatta una serie di errori. Anche l'Italia ha sbagliato tanto: dovevamo esser più attenti quando si scrivevano le regole, mentre Bruxelles e Francoforte dovevano più realisti. Quando per eccesso di zelo e rigore applichi una norma che genera un danno superiore al danno che la norma intendeva evitare, vuol dire che stai facendo le cose "per principio". Ma la politica dovrebbe evitare che i principi si trasformino in danni.
Dottor Bossi, crede che la soluzione tecnica disegnata dal governosia appropriata?
C'era assolutamente bisogno di trovare una sistemazione finale riguardo Siena, e non solo. Mi pare che il "backstop", il supporto pubblico, in questo modo ci sia. Mi chiedo: non si poteva fare prima? Avremmo certamente evitato turbolenze e mesi difficili per la banca. Ma è inutile parlarne ora, quel che è stato finalmente fatto è positivo.
Crede che 20 miliardi siano sufficienti per mettere in sicurezza il sistema?
Credo che nel breve termine siano una risorsa adeguata per il rafforzamento del capitale delle banche. Se anche venissero impiegati interamente, non credo siano sufficienti a determinare un taglio al rating dell'Italia per l'aggravio di debito. Se ciò dovesse avvenire, infatti, ci potrebbero essere difficoltà per le banche più fragili ad assicurarsi la liquidità dalla Bce. La situazione sul fronte della liquidità deve esser continuamente monitorata.
Parla di breve termine, ma cosa implica questo intervento pubblico su un periodo più lungo?
Il problema è chiaro, e ampio: la sostenibilità dei modelli di business delle banche, così come le conosciamo oggi. E' necessario avere il backstop per mettere oggi al riparo le istituzioni finanziarie. Ma se poi le banche non verranno rese remunerative, capaci di generare profitto, le stesse banche che a breve saranno alleggerite dai crediti deteriorati continueranno a generarne. Tra qualche anno saremo di nuovo al punto di partenza e non ci sarà data una seconda possibilità di interventi straordinari. Capisco che ora sia passata in secondo piano, vista l'urgenza di mettere in sicurezza il patrimonio, ma da domani deve essere la priorità: governance, modelli di business e approccio al cliente devono innovarsi.
E' giusta la tutela dei "piccoli" risparmiatori e crede sia garantita con la conversione obbligatoria dei subordinati e la successiva trasformazione in bond senior?
L'argomento è molto delicato. Alcuni ipotizzano che si configuri una disparità di trattamento tra i sottoscrittori di subordinati retail, che diventeranno titolari di bond senior con concambio al 100 per cento del valore iniziale, e chi era già un obbligazionista senior. Infatti, quelli che ora andranno incontro alla conversione hanno beneficiato per anni di interessi più alti. Di certo, la coperta è corta e si scopre in fretta qualcuno. Ma se il meccanismo evita grane legali per le ipotesi di "misselling" dei titoli (la loro vendita a investitori con profili di rischio inadeguato, ndr), d'altra parte mi aspetto un po' di rabbia da parte degli azionisti o obbligazionisti senior.
L'addio all'operazione di mercato ha congelato la vendita di oltre 27 miliardi di sofferenze. Cosa accadrà?
L'intervento pubblico non congelerà il piano sui crediti difficili, al massimo ci sarà qualche settimana di slittamento. Ma se il tempo guadagnato serve a razionalizzare al meglio l'operazione, a ragionare meglio sui prezzi e massimizzare l'incasso, allora ben venga. Le soluzioni di gestione interna dei crediti, avanzate da alcuni, non credo siano ottimali, soprattutto per la Bce. In ogni caso, le banche dovrebbero imparare a gestire al meglio questi attivi: potrebbero essere una fonte di guadagno.
Che ne è di Atlante, pensato come pivot dei salvataggi bancari, dopo questa vicenda?
Il fondo ha mezzi limitati, e con quei fondi sta cercando di fare l'impossibile. Doveva comprare la tranche 'mezzanine' della cartolarizzazione di sofferenze, che è rischiosa, ed evidentemente sta prestando molta attenzione. E' pur sempre un'impresa che risponde dei propri investimenti.
E' questa la pietra tombale sulle regole del bail-in, prima ancora di una loro effettiva applicazione?
Le regole vanno calate nella realtà. Su queste norme è stata fatta una serie di errori. Anche l'Italia ha sbagliato tanto: dovevamo esser più attenti quando si scrivevano le regole, mentre Bruxelles e Francoforte dovevano più realisti. Quando per eccesso di zelo e rigore applichi una norma che genera un danno superiore al danno che la norma intendeva evitare, vuol dire che stai facendo le cose "per principio". Ma la politica dovrebbe evitare che i principi si trasformino in danni.