BERLINO - Dopo Fca, anche Volvo conferma il suo interesse prioritario per il mercato Usa e nordamericano e il suo impegno a investire negli States. Lo aveva deciso nel 2014, ben prima delle elezioni vinte da Donald Trump, ma il fatto che lo sottolinei di nuovo oggi non sembra davvero suonare come una notizia sgradita per il presidente eletto, a pochi giorni dal suo insediamento previsto per il 20 gennaio. Trump, come è noto, ha ammonito i produttori d'auto sia americani (Ford e GM) sia stranieri come Toyota, a smetterla di preferire investimenti nel vicino Messico, altrimenti subiranno conseguenze, come pesanti dazi.
A spiegare la strategia di Volvo, lo storico marchio svedese che è di proprietà della Geely cinese ma conservando totale libertà di scelte di investimenti, strategia di auto ecologiche del futuro e gamma di modelli offerti sul mercato globale, è stato l'amministratore delegato in persona, Hakan Samuelsson. Lo ha fatto in un incontro con i giornalisti di diversi paesi a Detroit, dove si trova per il Salone internazionale dell'automobile.
E' stato nel 2014, egli ha detto, che abbiamo deciso di costruire un impianto di produzione a Charleston, South Carolina. Darà lavoro a circa duemila persone e avrà una capacità produttiva di centomila auto l'anno. Un numero alto, tenendo conto che Volvo - dai mitici anni Cinquanta e Sessanta, e poi col recente rilancio grazie all'azionista di riferimento cinese, all'abile nuovo management con piena libertà d'azione, alla forte crescita economica e di eccellenze tecnologiche della Svezia - è un produttore premium. Il quale ha sempre avuto in Usa e Canada un mercato prioritario. Dove vuole rafforzarsi sfidando i marchi di lusso tedeschi e giapponesi (Audi, Bmw, Mercedes, Lexus, Infiniti) con ogni modello: dalle compact (S60, V60 eccetera) fino alla nuova, perfettissima auto di lusso alto di gamma serie 90. Offerta come berlina o station wagon, col massimo di sicurezza, e in futuro probabilmente ibrida e/o elettrica, e con autopilota. Nel 2016 Volvo ha venduto una cifra-record storico di 534mila auto, di cui 83mila acquistate da clienti negli Usa.
"Volvo ha sempre ambizioni globali", ha sottolineato Hakan Samuelsson. "Produrrà a Charleston per il mercato americano, ma circa metà della produzione, nei nostri piani, verrà esportata". La produzione delle S60 della prossima generazione, concorrenti temibilissime per i modelli di pari livello di gamma tedeschi giapponesi, coreani e anche dei produttori Usa, comincerà nel 2018. Ovviamente le domande dei giornalisti hanno fatto riferimento ai moniti del presidente eletto Trump contro i produttori d'auto che preferiscono il Messico agli Usa come location, e anche su questo l'ad del marchio-simbolo del modello svedese è stato ben chiaro. Ha detto: "Abbiamo scelto gli Usa come location per essere il più vicino possibile al nostro maggior mercato e alla nostra clientela negli Stati Uniti. Avevamo valutato bene la situazione. Avevamo anche studiato la possibilità di costruire l'impianto in Messico. Certo, anche il Messico è una location interessante, ma a conti fatti la differenza nei costi di produzione non è grande, se vuoi costruire e offrire auto premium. E proprio in quel segmento, il nostro, conta soprattutto essere vicini alla clientela, comprendere le ue scelte, e dare segnali di serietà. Come abbiamo fatto anche con la rete di distribuzione negli Usa. Siamo molto soddisfatti di aver deciso così nel 2014". Lo stabilimento di Charleston si aggiungerà agli impianti attuali di Volvo, quelli originari in Svezia e i nuovi in Cina.
L'azienda svedese ha reso pubbliche le sue ultime decisioni poco dopo che Fca aveva annnunciato di voler investire un miliardo di dollari nella produzione negli Stati Uniti. Quanto agli altri costruttori, Ford aveva detto che produrrà parte della gamma in Messico ma il grosso in Michigan, e da GM si attende una presa di posizione.
A spiegare la strategia di Volvo, lo storico marchio svedese che è di proprietà della Geely cinese ma conservando totale libertà di scelte di investimenti, strategia di auto ecologiche del futuro e gamma di modelli offerti sul mercato globale, è stato l'amministratore delegato in persona, Hakan Samuelsson. Lo ha fatto in un incontro con i giornalisti di diversi paesi a Detroit, dove si trova per il Salone internazionale dell'automobile.
E' stato nel 2014, egli ha detto, che abbiamo deciso di costruire un impianto di produzione a Charleston, South Carolina. Darà lavoro a circa duemila persone e avrà una capacità produttiva di centomila auto l'anno. Un numero alto, tenendo conto che Volvo - dai mitici anni Cinquanta e Sessanta, e poi col recente rilancio grazie all'azionista di riferimento cinese, all'abile nuovo management con piena libertà d'azione, alla forte crescita economica e di eccellenze tecnologiche della Svezia - è un produttore premium. Il quale ha sempre avuto in Usa e Canada un mercato prioritario. Dove vuole rafforzarsi sfidando i marchi di lusso tedeschi e giapponesi (Audi, Bmw, Mercedes, Lexus, Infiniti) con ogni modello: dalle compact (S60, V60 eccetera) fino alla nuova, perfettissima auto di lusso alto di gamma serie 90. Offerta come berlina o station wagon, col massimo di sicurezza, e in futuro probabilmente ibrida e/o elettrica, e con autopilota. Nel 2016 Volvo ha venduto una cifra-record storico di 534mila auto, di cui 83mila acquistate da clienti negli Usa.
"Volvo ha sempre ambizioni globali", ha sottolineato Hakan Samuelsson. "Produrrà a Charleston per il mercato americano, ma circa metà della produzione, nei nostri piani, verrà esportata". La produzione delle S60 della prossima generazione, concorrenti temibilissime per i modelli di pari livello di gamma tedeschi giapponesi, coreani e anche dei produttori Usa, comincerà nel 2018. Ovviamente le domande dei giornalisti hanno fatto riferimento ai moniti del presidente eletto Trump contro i produttori d'auto che preferiscono il Messico agli Usa come location, e anche su questo l'ad del marchio-simbolo del modello svedese è stato ben chiaro. Ha detto: "Abbiamo scelto gli Usa come location per essere il più vicino possibile al nostro maggior mercato e alla nostra clientela negli Stati Uniti. Avevamo valutato bene la situazione. Avevamo anche studiato la possibilità di costruire l'impianto in Messico. Certo, anche il Messico è una location interessante, ma a conti fatti la differenza nei costi di produzione non è grande, se vuoi costruire e offrire auto premium. E proprio in quel segmento, il nostro, conta soprattutto essere vicini alla clientela, comprendere le ue scelte, e dare segnali di serietà. Come abbiamo fatto anche con la rete di distribuzione negli Usa. Siamo molto soddisfatti di aver deciso così nel 2014". Lo stabilimento di Charleston si aggiungerà agli impianti attuali di Volvo, quelli originari in Svezia e i nuovi in Cina.
L'azienda svedese ha reso pubbliche le sue ultime decisioni poco dopo che Fca aveva annnunciato di voler investire un miliardo di dollari nella produzione negli Stati Uniti. Quanto agli altri costruttori, Ford aveva detto che produrrà parte della gamma in Messico ma il grosso in Michigan, e da GM si attende una presa di posizione.