MILANO. L'allarme per l'Italia è scattato già a partire dall'ottobre scorso. Ma la situazione è destinata a complicarsi ulteriormente nei prossimi giorni, con il peggiorare delle condizioni climatiche e l'arrivo di una nuova ondate di gelo in Europa, mettendo sotto pressione sia la tenuta del sistema elettrico nazionale sia le riserve strategiche di gas.
Come già era accaduto alla fine dell'anno scorso, le maggiori responsabilità di quanto sta accadendo arrivano da oltre confine. In particolare, dalla Francia, dove è scattato l'allarme per le condizioni meteo. Per una serie di cause complesse. Da tre mesi a questa parte un terzo delle centrali nucleari francesi è stato fermato dopo la scoperta di una anomalia nel "cappotto" di cemento che protegge il reattore nella centrale in costruzione a Flamanville, in Normandia; ultimo di una serie di problemi che ha già fatto rinviare di cinque anni l'inaugurazione del nuovo impianto. I tecnici hanno scoperto un eccesso di carbonio nel "guscio" protettivo, anomalia che potrebbe essersi verificata anche in altre centrali e hanno disposto immediati controlli.
Quanto accaduto in Francia ha avuto ripercussioni in tutti i paesi confinanti: da paese esportatore grazie al nucleare a basso costo, la Francia è diventato importatore netto da Germania, Svizzera, Spagna e Italia. Tutto ciò ha fatto salire i prezzi delle Borse elettriche, soprattutto in Italia, la cui energia esportata deriva soprattutto da produzione termoelettrica; più costosa - per fare un parallelo - della produzione da rinnovabile tedesca. La principale conseguenza è stato il rialzo delle bollette dell'energia elettrica degli italiani sul mercato tutelato a partire dal primo gennaio scorso. Così come è avvenuto per quella del gas.
Non a caso, per evitare cali di tensione sulla rete dovuti all'accesso di domanda dalla Francia (e impedire possibili black out) il Ministero dello Sviluppo economico ha chiesto a Enel di rinviare la chiusura dei due centrali a carbone avviate alla dimissione. Una richiesta che si è resa necessaria dopo le segnalazioni di Terna la società che gestisce il dispacciamento dell'elettricità lungo tutta la penisola e che ha fatto discutere. E' il caso della centrale a carbone di Genova, che tornerà in attività per qualche mese, decisione criticata da Wwf e Legambiente. Lo stesso vale per la centrale di Bastardo in Umbria, a sua volta alimentata a carbone, mentre un terzo impianto di cui verrà rinviata la dismissione si trova in Piemonte, a Chivasso, ex Edipower.
Ma non solo. Proprio per evitare tensioni a livello europeo a causa della situazione francese, otto operatori europei hanno fatto sapere con un comunicato congiunto di aver rinviato "alcuni lavori di manutenzione" e "aver aumentato la capacità intargiornaliera della Svizzera verso la Francia". Sono le principali "nuove misure eccezionali concordate dai Italia (Terna), Francia (Rte), Svizzera (Swissgrid), Belgio (Elia), Spagna (Ree), Germania (Amprion e Transnet BW) e Olanda (TenneT), con l'obiettivo di "aumentare al massimo le capacità di scambi tra i Paesi per soddisfare le necessità dei fornitori e limitare i rischi di interruzione quando l'equilibrio tra domanda e offerta di alcuni paesi è sotto tensione".
Rimane ai livelli di guardia anche la situazione delle riserve di gas. In Italia, pochi giorni fa, il Mise ha attivato i sistemi di monitoraggio e ha invitato gli importatori "affinché bilancino i maggiori consumi dei propri clienti mediante misure di mercato, in particolare con l'aumento delle importazioni dall'estero, in modo da mantenere il livello degli stoccaggi entro valori che ne consentano il sicuro utilizzo anche nei prossimi mesi invernali". In altre parole: la situazione è sotto controllo, visto che gli stoccaggi - così come comunicato da Snam, la società responsabile della distribuzione in tutta Italia - sono pieno ancora per il 60 per cento.
Ma anche qui entra in gioco la Francia. A causa dell'ondata di freddo, a Parigi è scattato l'allarme: il paese transalpino è mal collegato tra regioni del nord e regioni del sud, per una carenza di infrastrutture e il rigassificatore sulla costa della Provenza funziona poco per il rialzo dei prezzi in Asia, dove si concentano le forniture via nave. Per cui la Francia deve importare sempre più elettricità. Anche in questo caso, Snam gioca un ruolo, visto che tre anni fa è diventato il socio industriale della rete del sud-ovest del paese e sta lavorando per colmare il gap di infrastrutture.
In tutto ciò chi ci guadagna è Gazprom: a fine anno, le vendite in Europa del colosso russo controllato dal Cremlino toccheranno i 179 miliardi di metri cubi contro i 159,4 miliardi di un anno fa. Alla faccia dei tentativi dell'Unione europea di diversificare le fonti di approvvigionamento.
Come già era accaduto alla fine dell'anno scorso, le maggiori responsabilità di quanto sta accadendo arrivano da oltre confine. In particolare, dalla Francia, dove è scattato l'allarme per le condizioni meteo. Per una serie di cause complesse. Da tre mesi a questa parte un terzo delle centrali nucleari francesi è stato fermato dopo la scoperta di una anomalia nel "cappotto" di cemento che protegge il reattore nella centrale in costruzione a Flamanville, in Normandia; ultimo di una serie di problemi che ha già fatto rinviare di cinque anni l'inaugurazione del nuovo impianto. I tecnici hanno scoperto un eccesso di carbonio nel "guscio" protettivo, anomalia che potrebbe essersi verificata anche in altre centrali e hanno disposto immediati controlli.
Quanto accaduto in Francia ha avuto ripercussioni in tutti i paesi confinanti: da paese esportatore grazie al nucleare a basso costo, la Francia è diventato importatore netto da Germania, Svizzera, Spagna e Italia. Tutto ciò ha fatto salire i prezzi delle Borse elettriche, soprattutto in Italia, la cui energia esportata deriva soprattutto da produzione termoelettrica; più costosa - per fare un parallelo - della produzione da rinnovabile tedesca. La principale conseguenza è stato il rialzo delle bollette dell'energia elettrica degli italiani sul mercato tutelato a partire dal primo gennaio scorso. Così come è avvenuto per quella del gas.
Non a caso, per evitare cali di tensione sulla rete dovuti all'accesso di domanda dalla Francia (e impedire possibili black out) il Ministero dello Sviluppo economico ha chiesto a Enel di rinviare la chiusura dei due centrali a carbone avviate alla dimissione. Una richiesta che si è resa necessaria dopo le segnalazioni di Terna la società che gestisce il dispacciamento dell'elettricità lungo tutta la penisola e che ha fatto discutere. E' il caso della centrale a carbone di Genova, che tornerà in attività per qualche mese, decisione criticata da Wwf e Legambiente. Lo stesso vale per la centrale di Bastardo in Umbria, a sua volta alimentata a carbone, mentre un terzo impianto di cui verrà rinviata la dismissione si trova in Piemonte, a Chivasso, ex Edipower.
Ma non solo. Proprio per evitare tensioni a livello europeo a causa della situazione francese, otto operatori europei hanno fatto sapere con un comunicato congiunto di aver rinviato "alcuni lavori di manutenzione" e "aver aumentato la capacità intargiornaliera della Svizzera verso la Francia". Sono le principali "nuove misure eccezionali concordate dai Italia (Terna), Francia (Rte), Svizzera (Swissgrid), Belgio (Elia), Spagna (Ree), Germania (Amprion e Transnet BW) e Olanda (TenneT), con l'obiettivo di "aumentare al massimo le capacità di scambi tra i Paesi per soddisfare le necessità dei fornitori e limitare i rischi di interruzione quando l'equilibrio tra domanda e offerta di alcuni paesi è sotto tensione".
Rimane ai livelli di guardia anche la situazione delle riserve di gas. In Italia, pochi giorni fa, il Mise ha attivato i sistemi di monitoraggio e ha invitato gli importatori "affinché bilancino i maggiori consumi dei propri clienti mediante misure di mercato, in particolare con l'aumento delle importazioni dall'estero, in modo da mantenere il livello degli stoccaggi entro valori che ne consentano il sicuro utilizzo anche nei prossimi mesi invernali". In altre parole: la situazione è sotto controllo, visto che gli stoccaggi - così come comunicato da Snam, la società responsabile della distribuzione in tutta Italia - sono pieno ancora per il 60 per cento.
Ma anche qui entra in gioco la Francia. A causa dell'ondata di freddo, a Parigi è scattato l'allarme: il paese transalpino è mal collegato tra regioni del nord e regioni del sud, per una carenza di infrastrutture e il rigassificatore sulla costa della Provenza funziona poco per il rialzo dei prezzi in Asia, dove si concentano le forniture via nave. Per cui la Francia deve importare sempre più elettricità. Anche in questo caso, Snam gioca un ruolo, visto che tre anni fa è diventato il socio industriale della rete del sud-ovest del paese e sta lavorando per colmare il gap di infrastrutture.
In tutto ciò chi ci guadagna è Gazprom: a fine anno, le vendite in Europa del colosso russo controllato dal Cremlino toccheranno i 179 miliardi di metri cubi contro i 159,4 miliardi di un anno fa. Alla faccia dei tentativi dell'Unione europea di diversificare le fonti di approvvigionamento.