MILANO - I mercati tornano verso gli investimenti più sicuri in una fase caratterizzata da uno sguardo preoccupato sui dossier caldi che riguardano l'economia e la geopolitica: le posizioni di Donald Trump nei confronti dell'Europa, insieme ai dubbi sulla fattibilità delle sue politiche economiche, e l'attesa per una rottura dura tra la Gran Bretagna e Bruxelles riportano tensione nelle sale operative. La premier britannica Theresa May ha parlato chiaramente di uscire dal mercato comune, anche se il Parlamento potrà esprimere la sua opinione. Nel complesso, ha usato toni che nelle sale operative sono stati concilianti ma il clima resta teso e non è un caso che gli acquisti premino in queste sedute i cosiddetti beni rifugio, quali l'oro e lo yen. Di contro, i mercati azionari sono deboli con i titoli di Stato americani in risalita. Milano riesce a chiudere in rialzo dello 0,25% dopo un avvio debole, grazie al supporto del comparto bancario. Incerte le altre Borse europee: Parigi cede lo 0,46%, Francoforte chiude in calo dello 0,13% e Londra arretra dell'1,46%. Andamento debole Wall Street, con il Dow Jones e il Nasdaq appaiati a -0,25%.
L'euro chiude in rialzo a 1,0703 dollari e 120,85 yen. Il biglietto verde, che arretra inoltre a 113 yen, è sotto pressione a causa delle dichiarazioni del presidente eletto Donald Trump, che giudica troppo forte la valuta statunitense. La sterlina avanza a 1,2386 dollari dopo aver sfiorato quota 1,24. Si tratta di un rimbalzo tecnico seguito ai forti ribassi precedenti il discorso del premier britannico May che, come previsto, è sembrata propensa a una "hard Brexit", aspettativa che era già stata prezzata dagli investitori. Arretra anche l'euro, che flette a 86,32 pence. La divisa albionica ieri aveva toccato un minimo dal 7 ottobre a 1,1986 dollari. L'agenda macro segnala l'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche: sale a gennaio a 16,6 rispetto a 13,8 in dicembre. L'indicatore è tuttavia inferiore alle previsioni che indicavano un valore di 18,8. Positivi, in Italia, i dati Istat sul commercio estero, mentre in Gran Bretagna accelera l'inflazione con l'1,6% annuale a dicembre. Negli Usa, occhi sull'indice manifatturiero Empire state e alle parole di Patrick Harker, governatore della Fed.
Mentre a Davos comincia il tradizionale Forum che riunisce il gotha della finanza, Piazza Affari guarda alle vicende che riguardano le sue grandi società. La Luxottica ha annunciato una incorporazione nella francese Essilor che la porterà lontana dalla Borsa italiana, mentre l'Agcom ha una carta per stoppare le mire di Vivendi su Mediaset. Fca, presa dallo scandalo emissioni, incassa intanto dati positivi sulle vendite del 2016 in Europa, chiuse in crescita del 14,1% contro un mercato salito del 6,5%.
Samsung Electronics rimbalza alla Borsa di Seul all'indomani del mandato d'arresto per il suo vice presidente Lee Jae-yong richiesto dalla procura speciale che indaga sullo scandalo per corruzione della presidente della Repubblica Park Geun-hye (sotto impeachment) e della confidente Choi Soon-sil (in stato di arresto). Il destino di Lee, il leader de facto del più grande "chaebol" sudcoreano, le onnipotenti conglomerate industriali a controllo familiare, sarà discusso e deciso domani dalla Corte centrale distrettuale di Seul. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, in attesa del discorso del premier britannico, Theresa May sulla Brexit. L'indice Nikkei è scivolato dell'1,48% a 18.813,53 punti, dopo il lunedì chiuso debole con un calo dell'1%. A poco vale il rimbalzo per la produzione industriale giapponese: a novembre l'indice registra una crescita dell'1,5% sul mese precedente che aveva mostrato un andamento piatto.
Il petrolio è in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dell'1,58% a 53,20 dollari al barile. Come detto, le incertezze sull'economia spingono i prezzi dell'oro sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata sale dello 0,3% a 1206 dollari l'oncia.
L'euro chiude in rialzo a 1,0703 dollari e 120,85 yen. Il biglietto verde, che arretra inoltre a 113 yen, è sotto pressione a causa delle dichiarazioni del presidente eletto Donald Trump, che giudica troppo forte la valuta statunitense. La sterlina avanza a 1,2386 dollari dopo aver sfiorato quota 1,24. Si tratta di un rimbalzo tecnico seguito ai forti ribassi precedenti il discorso del premier britannico May che, come previsto, è sembrata propensa a una "hard Brexit", aspettativa che era già stata prezzata dagli investitori. Arretra anche l'euro, che flette a 86,32 pence. La divisa albionica ieri aveva toccato un minimo dal 7 ottobre a 1,1986 dollari. L'agenda macro segnala l'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche: sale a gennaio a 16,6 rispetto a 13,8 in dicembre. L'indicatore è tuttavia inferiore alle previsioni che indicavano un valore di 18,8. Positivi, in Italia, i dati Istat sul commercio estero, mentre in Gran Bretagna accelera l'inflazione con l'1,6% annuale a dicembre. Negli Usa, occhi sull'indice manifatturiero Empire state e alle parole di Patrick Harker, governatore della Fed.
Mentre a Davos comincia il tradizionale Forum che riunisce il gotha della finanza, Piazza Affari guarda alle vicende che riguardano le sue grandi società. La Luxottica ha annunciato una incorporazione nella francese Essilor che la porterà lontana dalla Borsa italiana, mentre l'Agcom ha una carta per stoppare le mire di Vivendi su Mediaset. Fca, presa dallo scandalo emissioni, incassa intanto dati positivi sulle vendite del 2016 in Europa, chiuse in crescita del 14,1% contro un mercato salito del 6,5%.
Samsung Electronics rimbalza alla Borsa di Seul all'indomani del mandato d'arresto per il suo vice presidente Lee Jae-yong richiesto dalla procura speciale che indaga sullo scandalo per corruzione della presidente della Repubblica Park Geun-hye (sotto impeachment) e della confidente Choi Soon-sil (in stato di arresto). Il destino di Lee, il leader de facto del più grande "chaebol" sudcoreano, le onnipotenti conglomerate industriali a controllo familiare, sarà discusso e deciso domani dalla Corte centrale distrettuale di Seul. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, in attesa del discorso del premier britannico, Theresa May sulla Brexit. L'indice Nikkei è scivolato dell'1,48% a 18.813,53 punti, dopo il lunedì chiuso debole con un calo dell'1%. A poco vale il rimbalzo per la produzione industriale giapponese: a novembre l'indice registra una crescita dell'1,5% sul mese precedente che aveva mostrato un andamento piatto.
Il petrolio è in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dell'1,58% a 53,20 dollari al barile. Come detto, le incertezze sull'economia spingono i prezzi dell'oro sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata sale dello 0,3% a 1206 dollari l'oncia.