I mercati migliorano sulle parole di Draghi. Dati Usa sopra le attese
Raffaele Ricciardi
La Bce ha confermato il costo del denaro e il Qe. Yellen ha detto che l'economia Usa cresce e l'obiettivo di inflazione è vicino: salgono le possibilità per una nuova stretta monetaria a marzo. Milano chiude in rialzo dello 0,7%, resta l'incertezza nelle sale operative
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MILANO - Janet Yellen ha rafforzato ieri la convinzione che il percorso di rialzo dei tassi americani, in ragione di una economia forte e di prezzi in salita, sarà sostenuto durante il 2017. Dopo le sue parole, il mercato "ha aumentato le aspettative per un rialzo dei tassi a marzo", sottolinea Mitsushige Akino all'agenzia Bloomberg. Una dinamica che torna a rafforzare il dollaro e indebolire lo yen, dopo giorni di incertezza - anche legata ai timori per Brexit e all'incognita Trump - che hanno premiato nelle sale operative i beni rifugio. E un altro banchiere centrale torna sotto i riflettori: Mario Draghi ha riunito per la prima volta quest'anno il direttorio della Bce, che ha lasciato invariati i tassi e il Qe. Ma con l'inflazione in ripresa nell'area della moneta unica e in particolare con i primi campanelli d'allarme sui prezzi in Germania. Una situazione che mette pressione sul governatore e i suoi colleghi, dai quali alcuni iniziano ad attendersi indicazioni su come smantellare (senza shock per i mercati) il programma straordinario di stimoli.
Le Borse europee incassano le parole rassicuranti del governatore sulla necessità di mantenere una politica monetaria accomodante, anche se l'intonazione generale resta di incertezza: Milano chiude rialzo dello 0,69% e Ubi è ancora positiva dopo l'ok di Bankitalia all'acquisizione di tre delle quattro banche ripulite. In leggero miglioramento le altre Borse europee, dove prevale comunque il segno meno: Francoforte chiude piatta (-0,02%), Parigi lima lo 0,25% e Londra resta in negativo a -0,54%. Wall Street tratta poco mossa alla vigilia del giuramento di Donald Trump alla presidenza: quando terminano gli scambi nel Vecchio continente il Dow Jones è in calo dello 0,15% e il Nasdaq sale dello 0,15%. A fine giornata New York chiude in rialzo con il Dow Jones cresciuto dello 0,48% dopo l'insediamento di Trump. Il listino ha chiuso a quota 19.827,25; il Nasdaq ha registrato un progresso dello 0,28% a 5.555,33 punti.
"Quella di oggi è stata una conferenza stampa senza particolari sorprese", spiega Gabriele Minotti dell'area mercati di Credem in merito alla conferenza di Draghi. "L'unico spunto interessante all'interno di un messaggio dai toni nel complesso cauti è venuto dalle domande sul recente incremento dell'inflazione tedesca che ha toccato l'1,7% in forte divergenza con il tasso di inflazione medio europeo dell'1,1%. Draghi ha ribadito che l'obiettivo della Bce è basato sul tasso di inflazione dell'intera area euro e non di un solo paese". In sostanza, "il messaggio ai tedeschi è chiaro: nonostante vi siano alcuni segnali positivi dall'economia il momento di alzare il piede dall'acceleratore è ancora molto lontano".
Il grafico Bloomberg mostra che i prezzi nell'Eurozona sono a un livello di crescita che non si vedeva dal 2013
Il mercato dei cambi reagisce con una certa freddezza a Draghi: l'euro chiude in lieve calo a 1,0631 dollari ma balza a 122,44 yen. La divisa nipponica arretra anche nei confronti del dollaro a quota 115,17. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi è stabile in area 160 punti. Il rendimento dei titoli di Stato italiani è all'1,99%. A novembre il surplus di parte corrente della bilancia dei pagamenti della Ue ha intanto registrato un aumento a 15,8 miliardi rispetto ai surplus di 15 miliardi a ottobre e di 10,1 miliardi a novembre 2015. Nel terzo trimestre 2016, i prezzi delle case nella zona euro sono aumentati del 3,4% e nella Ue del 4,3% rispetto al terzo trimestre 2015. In calo il dato italiano (-0,9%). Dagli Usa si segnala il calo superiore alle aspettative delle richieste di sussidi per la disoccupazione, che si fermano a quota 234mila. Sopra le stime i nuovi cantieri a dicembre (+11,3%) e l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia a 23,6 punti.
Il calo dello yen ha rafforzato stamane la Borsa di Tokyo, che ha chiuso gli scambi in rialzo: il Nikkei, l'indice dei 225 titoli guida, guadagna lo 0,92% salendo così a 19.068,00 punti. Le azioni Toshiba hanno terminato in calo del 16% a 242,3 yen (ma nel durante sono scivolate fino a -26,5%) a seguito di indiscrezioni su perdite maggiori delle attese legate a svalutazioni delle attività nucleari negli Usa. Chiusure in calo per le Borse cinesi: Shanghai ha terminato gli scambi a -0,38%, Shenzhen a -0,37%.
Il petrolio a New York, che si attestava in aumento sopra quota 52 dollari al barile prima del dato sulle scorte settimanali americane, riduce i guadagni: le scorte salite di 2,347 milioni di unità a 485,456 milioni, mentre gli analisti attendevano un aumento di 100.000 barili. Dopo la recente corsa, l'oro vive una seconda giornata di pausa e il prezzo del lingotto è in calo sui mercati asiatici: il metallo con consegna immediata scende dello 0,6% a 1197 dollari l'oncia.