Economia

Listini Ue deboli, Milano crolla del 3% con le banche. Asta Btp: rendimenti in risalita

Montano le proteste contro la Casa Bianca per i provvedimenti anti-rifugiati e i listini europei ne risentono. Piazza Affari la peggiore, zavorrata dalle banche. Nouy: "Ancora molto da fare sulle sofferenze". Anche Wall Street chiude in rosso

3 minuti di lettura
MILANO - La debolezza delle Borse Usa, il rallentamento del Pil americano e l'ondata di proteste contro le decisioni anti-immigrazione di Donald Trump riportano incertezza sui mercati: i listini asiatici hanno chiuso in rosso, quelli europei hanno esteso le perdite e anche Wall Street è pesante. Milano termina sui minimi (-2,95%) con il comparto bancario in difficoltà. In ribasso anche il resto del Vecchio continente: Francoforte arretra dell'1,12% finale, Parigi dell'1,14% e Londra dello 0,92%. Forti vendite anche sulla Borsa americana, che dall'elezione di Trump non aveva ancora visto tali segni "meno": il Dow Jones alla fine della seduta cede lo 0,63% a 19.966,58 punti, il Nasdaq perde lo 0,83% a 5.613,71 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,61% a 2.280,65 punti.

A Piazza Affari resta alta l'attenzione sul comparto bancario: Unicredit - ricevuto il via libera da Consob - ha pubblicato il documento di registrazione ed è in vista dell'aumento di capitale da 13 miliardi, che dovrebbe partire nei prossimi giorni. Intanto il titolo è stato fortemente penalizzato dopo il recente rally. In una intervista a Repubblica, la numero uno della Vigilanza europea sulle banche, Danièle Nouy ha spiegato che gli istituti italiani devono ancora fare molto sui crediti inesigibili e sarà necessario da parte della vigilanza ulteriore "pressione perchè facciano ciò che c'è da fare". Proprio all'istituto di Piazza Gae Aulenti è stato chiesto di dettagliare un piano di gestione dei crediti difficili, entro fine febbraio. Sempre nel mirino le Generali, per le quali Intesa Sanpaolo sta studiando l'offerta. Brusco calo e immediata sospensione per Eni con l'azione precipitata a -5% nei primi istanti di scambi: secondo gli operatori, si è trattato di un errore tecnico nell'immissione di un ordine.

In Senato prosegue l'iter sul decreto salva-risparmio, che formalizza il fondo da 20 miliardi per il supporto pubblico a Mps e le altre banche in difficoltà, con alcuni tasselli che restano da sistemare. Da segnalare, nell'agenda macroeconomica, i rilievi sulla fiducia dei consumatori dell'Eurozona: a gennaio la fiducia misurata dall'indice Esi della Commissione europea è aumentato leggermente nella zona euro, +0,4 punti, portandosi a quota 108,2 punti. Nella Ue è calato di 0,2 punti portandosi a quota 108,7 punti. Per la zona euro la commissione parla di "leggero" rialzo, per la Ue di risultato "sostanzialmente stabile". Si avvicina intanto il termine (1 febbraio) entro il quale l'Europa vuole risposte dall'Italia sulla correzione dei conti da 3,4 miliardi: "Per me non c'è l'Ue contro l'Italia o l'Italia contro l'Ue, l'Italia è un grande Paese e vogliamo solo che controlli il suo debito perché fa bene all'economia italiana, perché ogni euro speso per rimborsare il debito è un euro perso per l'economia", ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici parlando con i giornalisti a margine di un evento. Per Wall Street, la settimana ruota intorno a grandi trimestrali come Facebook, Apple o Amazon: finora i conti hanno supportato il listino battendo le attese di profitto in 73 casi su 100. Intanto il numero di compromessi su case esistenti sale dell'1,6% a dicembre, sopra le stime, mentre la spesa per consumi (+0,5%) centra le aspettative e i redditi (+0,3%) le deludono.

Torna intanto ad allargarsi lo spread tra Btp e Bund, che supera 185 punti base con un rendimento dei decennali ai massimi dal giugno 2015, sopra il 2,3%. Il rialzo dei rendimenti si ribalta anche sull'asta di Btp che il Tesoro ha chiuso in mattinata: il collocamento del titolo a 5 anni si è chiuso con la vendita di 2,75 miliardi di buoni a un rendimento lordo dello 0,92%, in crescita di 38 punti base dall'asta precedente. Ancor più marcata la risalita sul dieci anni, che è stato piazzato per 4 miliardi con un rendimento in risalita di 60 punti base al 2,37%. Venduti infine 2,25 miliardi di Ccteu con un rendimento lordo in risalita allo 0,73%.

Dopo i guadagni dell'euro, in chiusura dei mercati il dollaro torna a rafforzarsi contro la moneta unica europea che torna sotto quota 1,07: l'euro passa di mano a 1,0688 dollari e 121,69 yen. Il dollaro/yen scende ancora a 113,85.

In mattinata si è chiusa una seduta delle borse asiatiche a scambi ridotti con molti listini chiusi per le celebrazioni del capodanno cinese. La Borsa di Tokyo ha terminato la prima seduta della settimana in ribasso, mentre il dollaro si è indebolito sulla valuta nipponica: l'indice Nikkei ha ceduto lo 0,51% a quota 19.368,85, con una perdita di 96 punti.

Per le materie prime, infine, il petrolio perde terreno: il Wti cede l'1% circa alla chiusura dei mercati europei - in area 52,6 dollari - mentre il Brent scivola dello 0,6% a 55 dollari. L'oro spot risale leggermente a 1.196 dollari l'oncia.