Milano risale dello 0,8%, tensione sul mercato dei cambi
Raffaele Ricciardi
L'amministrazione Trump accusa Eurozona, Cina e Giappone di lavorare per la svalutazione delle rispettive divise. Oggi la prima riunione Fed dell'anno: non si aspettano novità sui tassi dopo il rialzo di dicembre. Occhi puntati su Unicredit in vista del cda per l'aumento di capitale. Bene il manifatturiero a Pechino e Tokyo, boom tedesco mentre rallenta l'Italia
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MILANO - I mercati provano a stabilizzarsi dopo un gennaio vissuto ad alti e bassi, tra scommesse sulle politiche pro-crescita di Donald Trump e polemiche per le prime decisioni in chiave anti-immigrazione del nuovo presidente Usa. Milano chiude in rialzo dello 0,81% dopo la buona intonazione dell'Asia. L'attenzione di Piazza Affari si punta ancora su Unicredit, nel giorno del cda che dovrebbe fare il punto sull'aumento di capitale da 13 miliardi che prenderà il via nei prossimi giorni: l'azione tratta con forti oscillazioni tra rialzi e ribassi. Positivi anche gli altri listini europei, supportati dai dati sul manifatturiero: Francoforte sale dell'1,08%, Londra aggunge lo 0,1% e Parigi lo 0,96%. Wall Street è in cauto rialzo, ma perde parte dell'abbrivio iniziale: la banca centrale Usa si riunisce per la prima volta quest'anno e nell'era Trump. Gli analisti ritengono che la Fed lascerà le cose come sono in attesa di capire meglio le mosse del neo presidente in campo commerciale, economico e fiscale. A fine seduta il Dow Jones sale dello 0,12%, il Nasdaq dello 0,50% e lo S&P 500 dello 0,03%.
Sul fronte valutario resta alta la tensione dopo le accuse provenienti dalla Casa Bianca verso Giappone ed Eurozona sui tentativi di mantenere basse le rispettive monete per mettere fuori mercato i produttori americani. Se a metà giornata l'euro era risalito sopra quota 1,08 dollari, nel tardo pomeriggio la moneta unica passa di mano a 1,0074 dollari e a 122,3 yen.
imprese di somministrazione
Il biglietto verde è stato protagonista del peggior mese dallo scorso marzo, e anche nelle ultime ore ha visto pressioni al ribasso sule dichiarazioni di Trump che ha chiarito la sua preferenza per una moneta più debole dei livelli attuali. Sul mercato dei titoli di Stato, lo spread Btp-Bund si allarga leggermente a 185 punti con il rendimento del Btp decennale che torna al 2,3%.
Il cambio di rotta: nella grafica di Bloomberg si vedono gli asset che hanno cambiato direzione nel passaggio tra 2016 e 2017
Stamane la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, con l'indice Nikkei in salita dello 0,56% a 19.148,08 punti. Positivo anche il Topix, +0,4% a quota 1.527,77.
La giornata macroeconomica ruota attorno agli indici Pmi sul manifatturiero: quello cinese si è attestato a gennaio a 51,3 punti (sopra la soglia di 50 punti che separa espansione da contrazione economica), leggermente oltre le attese degli analisti. Anche in Giappone si è assistito a un buon rialzo con il Pmi ai massimi dal 2014 a 52,7 punti. In Europa si registra la progressione a 55,2 punti a gennaio per l'indicatore della zona euro, mentre l'Italia scende da 53,2 a 53 punti restando comunque in terreno di crescita. Bene la Germania: con 56,4 punti si porta al top da tre anni. Negli Usa, l'Ism manifatturiero sale a 56 punti sopra le stime.
Negli Usa si conclude la prima riunione del 2017 del Fomc, il comitato monetario della Federal Reserve. Secondo le attese degli analisti il costo del denaro dovrebbe restare fermo, dopo l'aumento di un quarto di punto a un range tra lo 0,50 e lo 0,75% deciso a dicembre, anche se i dati sull'occupazione continuano a rimanere positivi. A gennaio il settore privato ha registrato una crescita molto al di sopra delle previsioni. Il dato, che anticipa il rapporto sull'occupazione che sarà pubblicato venerdì, evidenzia i progressi del mercato del lavoro all'inzio del 2017. Secondo il rapporto mensile redatto da Macroeconomics advisers e dall'agenzia che si occupa di preparare le buste paga Automatic data processing, il mese scorso sono stati creati 246.000 posti di lavoro, mentre le stime erano per un rialzo di 164.000.
Il prezzo dell'oro mantiene i rialzi visti ieri dopo che le accuse dell'amministrazione Trump sulle manipolazioni, da parte dei governi, delle quotazioni di euro e yen ha creato turbolenze sui mercati. Il metallo, tradizionale 'bene rifugio' viene scambiato a 1210 dollari l'oncia. Il petrolio quotato al Nymex, che si attestava in rialzo sopra quota 53 dollari al barile prima del dato sulle scorte settimanali americane, si conferma in rialzo, ma rallenta il passo, oscillando attorno ai 53 dollari, dopo che il dipartimento all'energia ha pubblicato i numeri. Gli stock di petrolio sono aumentati più delle previsioni e anche quelli di benzina sono cresciuti. Le scorte sono cresciute di 6,466 milioni di unità nella settimana chiusa il 27 gennaio, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 2,9 milioni di barili. L'aumento è stato superiore anche alle previsioni dell'american petroleum institute, che aveva anticipato un rialzo di 5,8 milioni di barili. Subito dopo la pubblicazione del dato i contratti a marzo si attestavano a 53,02 dollari al barile, mentre in precedenza erano scambiati in rialzo a 53,12 dollari (ieri il greggio aveva chiuso a 52,81 dollari al barile). Al momento il contratto a marzo si conferma in aumento e sale dello 0,37% a 52,98 dollari al barile.