ROMA - Un'area defiscalizzata grande come il cratere del sisma: basterà a trattenere e a riportare le aziende in un territorio desertificato? Gianfranco Castelli, ex presidente provinciale di Confindustria, è il titolare dell'attività più grande dell'alta valle del Tronto, il salumificio Sano di Accumoli.
Le pare una buona idea? Funzionerà?
"È quello che chiedevo dal primo giorno: spero che stavolta sia vero, perché fino a ora tutto quello che abbiamo avuto sono parole e promesse. In realtà continuiamo a operare con le stesse condizioni che avevamo il 23 agosto, il giorno prima del terremoto".
Molte imprese sono inagibili, chiuse o trasferite: torneranno?
"Qui non c'è più niente, e questa misura è un segnale importantissimo. Può consentire a qualche impresa di rimanere, di tornare o di ripartire, e lo fa a costo zero. Allo Stato non costa nulla, perché l'economia qui è ferma e non avrebbe incassato comunque".
Voi vi siete fermati?
"Mai. Nemmeno un giorno, anche se abbiamo parti dello stabilimento inagibili. Anzi, abbiamo aumentato il personale: prima del sisma eravamo 30, ora abbiamo punte di oltre 50 persone per far fronte all'aumento di richieste di prodotti provenienti dalla zona del terremoto. Abbiamo dato un reddito e un pensiero alternativo in cui impegnare la mente a persone che hanno perso tutto. I nostri operai sono tutti sfollati, quasi tutti negli alberghi a San Benedetto del Tronto. Arrivano la mattina in pullman, e quando alle 17 tornano giù qui calano il buio e il nulla. Non c'è niente, neppure un luogo in cui comprare l'acqua: rimane un paese spettrale, qui. La mia casa ad Amatrice è rimasta in piedi, ma non posso tornarci perché è nel deserto. Defiscalizzare può essere una mossa decisiva, se aiuta i piccoli artigiani e commercianti a riaprire subito le attività".
Le casette temporanee, le aree commerciali... Lo Stato c'è?
"Finora ci siamo sentiti soli, pieni di promesse non concretizzate. Le aree commerciali le realizzeranno, ma finora sono paralizzate dalla troppa burocrazia. Le tempistiche sono determinanti, rischiamo lo spopolamento completo. Creare posti di lavoro e difendere quelli esistenti è essenziale. Le case provvisorie sono urgenti, sono trascorsi più di cinque mesi e ce ne sono 25 su 500: sono provvisorie, e dopo 5 mesi non abbiamo nemmeno quello. Pensavo: faranno a botte, quando dovranno assegnarle; ma poi ci ho riflettuto, quando esci dalla casetta che fai? Non c'è niente".
Cosa serve, oltre alla defiscalizzazione?
"Devono sburocratizzare e velocizzare. Più tempo aspettiamo e più gente perdiamo. Le scosse continuano, la gente cede. Serve un segnale immediato, e il lavoro è un motivo per restare".
Le pare una buona idea? Funzionerà?
"È quello che chiedevo dal primo giorno: spero che stavolta sia vero, perché fino a ora tutto quello che abbiamo avuto sono parole e promesse. In realtà continuiamo a operare con le stesse condizioni che avevamo il 23 agosto, il giorno prima del terremoto".
Molte imprese sono inagibili, chiuse o trasferite: torneranno?
"Qui non c'è più niente, e questa misura è un segnale importantissimo. Può consentire a qualche impresa di rimanere, di tornare o di ripartire, e lo fa a costo zero. Allo Stato non costa nulla, perché l'economia qui è ferma e non avrebbe incassato comunque".
Voi vi siete fermati?
"Mai. Nemmeno un giorno, anche se abbiamo parti dello stabilimento inagibili. Anzi, abbiamo aumentato il personale: prima del sisma eravamo 30, ora abbiamo punte di oltre 50 persone per far fronte all'aumento di richieste di prodotti provenienti dalla zona del terremoto. Abbiamo dato un reddito e un pensiero alternativo in cui impegnare la mente a persone che hanno perso tutto. I nostri operai sono tutti sfollati, quasi tutti negli alberghi a San Benedetto del Tronto. Arrivano la mattina in pullman, e quando alle 17 tornano giù qui calano il buio e il nulla. Non c'è niente, neppure un luogo in cui comprare l'acqua: rimane un paese spettrale, qui. La mia casa ad Amatrice è rimasta in piedi, ma non posso tornarci perché è nel deserto. Defiscalizzare può essere una mossa decisiva, se aiuta i piccoli artigiani e commercianti a riaprire subito le attività".
Le casette temporanee, le aree commerciali... Lo Stato c'è?
"Finora ci siamo sentiti soli, pieni di promesse non concretizzate. Le aree commerciali le realizzeranno, ma finora sono paralizzate dalla troppa burocrazia. Le tempistiche sono determinanti, rischiamo lo spopolamento completo. Creare posti di lavoro e difendere quelli esistenti è essenziale. Le case provvisorie sono urgenti, sono trascorsi più di cinque mesi e ce ne sono 25 su 500: sono provvisorie, e dopo 5 mesi non abbiamo nemmeno quello. Pensavo: faranno a botte, quando dovranno assegnarle; ma poi ci ho riflettuto, quando esci dalla casetta che fai? Non c'è niente".
Cosa serve, oltre alla defiscalizzazione?
"Devono sburocratizzare e velocizzare. Più tempo aspettiamo e più gente perdiamo. Le scosse continuano, la gente cede. Serve un segnale immediato, e il lavoro è un motivo per restare".