Giovanni e Rosina, i suoi genitori, erano mezzadri e coltivavano la terra per conto dei proprietari. Per migliorare le condizioni di vita cominciarono ad allevare animali da cortile e dalla campagna andavano nella vicina Jesi a venderli porta a porta. È nata da qui, mezzo secolo fa, nelle Marche, l'azienda avicola Fileni, brand nazionale sinonimo di pollo bio.
La paladina del biologico nelle carni bianche è Roberta Fileni, 39 anni, imprenditrice, prima di tre figli, socia e responsabile del marketing e della comunicazione. La via intrapresa quindici anni fa, oggi esprime un'industria capace di dare lavoro a 1800 persone più altre mille nell'indotto tra allevatori, agenti commerciali, trasportatori e che ha raggiunto i 340 milioni di euro di fatturato nel 2016. Leader in Italia e in Europa dopo Aia e Amadori. Partner delle università per sviluppare ricerca e innovazione e per capire i cambiamenti di un mondo che va veloce. La sua divisione estero ancora giovane, il 10% del totale, e in espansione, che guarda all'Europa, dall'anno scorso è sbarcata anche sul mercato arabo.
Nella holding di famiglia, Roberta è entrata subito dopo il diploma in un istituto tecnico commerciale. Un gruppo che conta aziende agricole per l'allevamento, mangimifici, impianti di trasformazione. Nel consiglio di amministrazione porta e promuove il vessillo del mangiare organico. "Per produzione di animali bio oggi siamo sicuramente i più grandi - spiega l'imprenditrice - . Con questa caratteristica abbiamo sempre voluto differenziarci dai nostri competitor. Siamo organizzati in filiere, nei nostri sette siti tra le Marche e la Romagna. Dei mangimi si occupa mio fratello Massimo. Ai nostri allevatori, circa 150, forniamo il pulcino, il mangime e l'assistenza tecnica, perché il prodotto che ne deriva deve corrispondere ai nostri criteri". Circa un milione di polli alla settimana, cui vanno aggiunti tacchini e capponi, in una gamma di tipologie: produzione biologica, animali allevati all'aperto e a lenta crescita. Prodotti certificati e controllati per origine e qualità.
"La trasparenza per noi è un valore fondamentale - sottolinea la manager - ; etichette chiare e dettagliate descrivono con quale parte anatomica realizziamo il prodotto, la selezione delle migliori materie prime, l'assenza di conservanti, coloranti e olio di palma, il non utilizzo di carni separate meccanicamente. Rintracciabilità in ogni singola confezione. Sono queste scelte che rendono il nostro prodotto sano e non manipolato". All'interno di una cucina sperimentale, dotata anche di macchine che simulano in piccolo la catena di montaggio, un team di cuochi lavora d'intesa con il laboratorio di ricerca e sviluppo per studiare ricette sempre nuove per i prodotti pronti da cui è bandito ogni tipo di conservante.
Quanto è importante il luogo d'origine in questa nuova immagine? "Produrre nelle Marche è un valore fondamentale per noi - risponde la dirigente -. Non a caso, mentre molte aziende hanno delocalizzato le proprie fabbriche, noi invece abbiamo voluto avvicinare la filiera. Non sottrarre ma dare al territorio". Nel 2008 Fileni ha assorbito anche un'azienda ceduta dal gruppo Arena nel comune di Castelplanio.
La crescita dell'impresa segue l'evoluzione del mercato. Giovanni Fileni ha iniziato ad aprire dei negozi fino agli anni Settanta, quando con lo sviluppo della grande distribuzione, l'industria di Jesi è diventata fornitrice dei supermercati delle principali catene. Molto presente con il proprio marchio ma anche producendo per i brand di Coop, Esselunga, Conad.
Il biologico è una sfida che Roberta Fileni ha portato avanti con determinazione. "Con mio padre e mio fratello cerchiamo di prendere decisioni insieme - riflette la manager -, ma il mio personale contributo è la sensibilità verso il mercato e i consumatori più consapevoli". In linea con questa filosofia ci sono i rapporti con più di un'università. A partire da quella di Scienze gastronomiche di Pollenzo, una frazione del comune di Bra, nel cuneese, fondata da Carlo Petrini, patron di Slow food, per trarre ispirazione attraverso il mondo accademico, dai giovani e dalle loro proposte innovative. "Mi è indispensabile per sviluppare i processi industriali, nel lancio di nuovi prodotti, per scegliere percorsi non tradizionali. Abbiamo un feeling storico con l'università Politecnica di Ancona, in particolare con la facoltà di Economia con cui facciamo progetti di marketing". Per cogliere gli aspetti importanti sulla biodiversità, e individuare nuove forme di racconto nella vendita dei prodotti bio, è stata realizzata un'indagine tra le osterie. "Come vengono proposti i piatti di pollo? Come li presentano i ristoratori? C'è una quota sempre più grande di persone che esige di sapere com'è fatto ciò che mangia, perché si utilizzano alcune tecniche piuttosto che altre".
La manifattura avicola è un lavoro duro e complicato in ogni fase della filiera. L'imprenditrice sottolinea un particolare: "Il prodotto dura soltanto otto giorni mentre il suo ciclo industriale comincia sei mesi prima. Non aspettiamo gli ordini ma dobbiamo prevedere quello che i clienti ci chiederanno. Si tratta di un'organizzazione molto sofisticata a monte, che richiede continue verifiche e se occorre, aggiustamenti di tiro".
Roberta Fileni è sposata e mamma di un bambino di 11 anni. "Nel poco tempo che mi rimane sto con lui, ma amo anche leggere, viaggiare, stare con gli amici, sono curiosa. In realtà, per me, fare questo lavoro è stata una cosa molto naturale. Sennò mi sarebbe piaciuto occuparmi di bambini e ragazzi, fare qualcosa per loro e con loro. La mia vacanza è a Senigallia, una cittadina molto vivace, d'inverno vado a sciare, mio figlio è un grande appassionato, ho rimesso gli sci a questa età perché non ce la facevo ad aspettarlo a fondo pista".
La fatica di essere donna in azienda. "Non sempre le sensibilità femminili vengono accolte dagli uomini. Ma ho imparato a confrontarmi con loro piuttosto presto, la mia è una famiglia abbastanza maschile, riuscendo a far passare parecchie cose senza per forza dover lottare. Da noi il 50% della manodopera è femminile. Non solo. Abbiamo da tanti anni quaranta etnie, sono il 40% della forza lavoro, persone che provengono da paesi diversi e lontani, Africa, Sudamerica, Oriente".
Le Marche avevano delle scuole di formazione per studenti esteri. "Essendo un'azienda in crescita, abbiamo avuto la possibilità di assumerli e così è stato. La nostra filosofia è non fare distinzioni se uno è in gamba. Prima della crisi la disoccupazione nella regione era quasi inesistente e i vari distretti industriali, da quello elettrodomestico con Merloni alle calzature, alle cucine componibili, hanno occupato tante persone compresi molti lavoratori stranieri. Il nostro contratto è uguale per tutti e l'immigrato, a parità di diritti e doveri, si integra in modo eccezionale. Se vive in condizioni di legalità, non crea problemi, anzi è dove ci sono salari da fame e condizioni precarie che sorgono le difficoltà".
Da Fileni l'attenzione per i lavoratori è alta: corsi di lingua, di sicurezza, di igiene, la Banca delle ore, che aumenta la possibilità di cumulare giorni di riposo.
Da quest'anno Fileni entra in campo anche con il sostegno alle Marche colpite dal terremoto attraverso l'università di Camerino, le cui strutture hanno subito gravi danni dal sisma, dove nascerà un laboratorio scientifico sui temi della conservazione e della cottura delle carni biologiche. L'azienda accoglierà giovani dottorandi dell'ateneo di Ancona per fare esperienza nel settore marketing.
Non ultimo, la Fondazione costituta nel 2016 e intitolata a Marco Fileni, il fratello più piccolo, morto a venticinque anni in un incidente di motocicletta, lancerà il progetto per venti borse di studio destinate a ragazzi delle scuole superiori e universitari.
La paladina del biologico nelle carni bianche è Roberta Fileni, 39 anni, imprenditrice, prima di tre figli, socia e responsabile del marketing e della comunicazione. La via intrapresa quindici anni fa, oggi esprime un'industria capace di dare lavoro a 1800 persone più altre mille nell'indotto tra allevatori, agenti commerciali, trasportatori e che ha raggiunto i 340 milioni di euro di fatturato nel 2016. Leader in Italia e in Europa dopo Aia e Amadori. Partner delle università per sviluppare ricerca e innovazione e per capire i cambiamenti di un mondo che va veloce. La sua divisione estero ancora giovane, il 10% del totale, e in espansione, che guarda all'Europa, dall'anno scorso è sbarcata anche sul mercato arabo.
Nella holding di famiglia, Roberta è entrata subito dopo il diploma in un istituto tecnico commerciale. Un gruppo che conta aziende agricole per l'allevamento, mangimifici, impianti di trasformazione. Nel consiglio di amministrazione porta e promuove il vessillo del mangiare organico. "Per produzione di animali bio oggi siamo sicuramente i più grandi - spiega l'imprenditrice - . Con questa caratteristica abbiamo sempre voluto differenziarci dai nostri competitor. Siamo organizzati in filiere, nei nostri sette siti tra le Marche e la Romagna. Dei mangimi si occupa mio fratello Massimo. Ai nostri allevatori, circa 150, forniamo il pulcino, il mangime e l'assistenza tecnica, perché il prodotto che ne deriva deve corrispondere ai nostri criteri". Circa un milione di polli alla settimana, cui vanno aggiunti tacchini e capponi, in una gamma di tipologie: produzione biologica, animali allevati all'aperto e a lenta crescita. Prodotti certificati e controllati per origine e qualità.
"La trasparenza per noi è un valore fondamentale - sottolinea la manager - ; etichette chiare e dettagliate descrivono con quale parte anatomica realizziamo il prodotto, la selezione delle migliori materie prime, l'assenza di conservanti, coloranti e olio di palma, il non utilizzo di carni separate meccanicamente. Rintracciabilità in ogni singola confezione. Sono queste scelte che rendono il nostro prodotto sano e non manipolato". All'interno di una cucina sperimentale, dotata anche di macchine che simulano in piccolo la catena di montaggio, un team di cuochi lavora d'intesa con il laboratorio di ricerca e sviluppo per studiare ricette sempre nuove per i prodotti pronti da cui è bandito ogni tipo di conservante.
Quanto è importante il luogo d'origine in questa nuova immagine? "Produrre nelle Marche è un valore fondamentale per noi - risponde la dirigente -. Non a caso, mentre molte aziende hanno delocalizzato le proprie fabbriche, noi invece abbiamo voluto avvicinare la filiera. Non sottrarre ma dare al territorio". Nel 2008 Fileni ha assorbito anche un'azienda ceduta dal gruppo Arena nel comune di Castelplanio.
La crescita dell'impresa segue l'evoluzione del mercato. Giovanni Fileni ha iniziato ad aprire dei negozi fino agli anni Settanta, quando con lo sviluppo della grande distribuzione, l'industria di Jesi è diventata fornitrice dei supermercati delle principali catene. Molto presente con il proprio marchio ma anche producendo per i brand di Coop, Esselunga, Conad.
Il biologico è una sfida che Roberta Fileni ha portato avanti con determinazione. "Con mio padre e mio fratello cerchiamo di prendere decisioni insieme - riflette la manager -, ma il mio personale contributo è la sensibilità verso il mercato e i consumatori più consapevoli". In linea con questa filosofia ci sono i rapporti con più di un'università. A partire da quella di Scienze gastronomiche di Pollenzo, una frazione del comune di Bra, nel cuneese, fondata da Carlo Petrini, patron di Slow food, per trarre ispirazione attraverso il mondo accademico, dai giovani e dalle loro proposte innovative. "Mi è indispensabile per sviluppare i processi industriali, nel lancio di nuovi prodotti, per scegliere percorsi non tradizionali. Abbiamo un feeling storico con l'università Politecnica di Ancona, in particolare con la facoltà di Economia con cui facciamo progetti di marketing". Per cogliere gli aspetti importanti sulla biodiversità, e individuare nuove forme di racconto nella vendita dei prodotti bio, è stata realizzata un'indagine tra le osterie. "Come vengono proposti i piatti di pollo? Come li presentano i ristoratori? C'è una quota sempre più grande di persone che esige di sapere com'è fatto ciò che mangia, perché si utilizzano alcune tecniche piuttosto che altre".
La manifattura avicola è un lavoro duro e complicato in ogni fase della filiera. L'imprenditrice sottolinea un particolare: "Il prodotto dura soltanto otto giorni mentre il suo ciclo industriale comincia sei mesi prima. Non aspettiamo gli ordini ma dobbiamo prevedere quello che i clienti ci chiederanno. Si tratta di un'organizzazione molto sofisticata a monte, che richiede continue verifiche e se occorre, aggiustamenti di tiro".
Roberta Fileni è sposata e mamma di un bambino di 11 anni. "Nel poco tempo che mi rimane sto con lui, ma amo anche leggere, viaggiare, stare con gli amici, sono curiosa. In realtà, per me, fare questo lavoro è stata una cosa molto naturale. Sennò mi sarebbe piaciuto occuparmi di bambini e ragazzi, fare qualcosa per loro e con loro. La mia vacanza è a Senigallia, una cittadina molto vivace, d'inverno vado a sciare, mio figlio è un grande appassionato, ho rimesso gli sci a questa età perché non ce la facevo ad aspettarlo a fondo pista".
La fatica di essere donna in azienda. "Non sempre le sensibilità femminili vengono accolte dagli uomini. Ma ho imparato a confrontarmi con loro piuttosto presto, la mia è una famiglia abbastanza maschile, riuscendo a far passare parecchie cose senza per forza dover lottare. Da noi il 50% della manodopera è femminile. Non solo. Abbiamo da tanti anni quaranta etnie, sono il 40% della forza lavoro, persone che provengono da paesi diversi e lontani, Africa, Sudamerica, Oriente".
Le Marche avevano delle scuole di formazione per studenti esteri. "Essendo un'azienda in crescita, abbiamo avuto la possibilità di assumerli e così è stato. La nostra filosofia è non fare distinzioni se uno è in gamba. Prima della crisi la disoccupazione nella regione era quasi inesistente e i vari distretti industriali, da quello elettrodomestico con Merloni alle calzature, alle cucine componibili, hanno occupato tante persone compresi molti lavoratori stranieri. Il nostro contratto è uguale per tutti e l'immigrato, a parità di diritti e doveri, si integra in modo eccezionale. Se vive in condizioni di legalità, non crea problemi, anzi è dove ci sono salari da fame e condizioni precarie che sorgono le difficoltà".
Da Fileni l'attenzione per i lavoratori è alta: corsi di lingua, di sicurezza, di igiene, la Banca delle ore, che aumenta la possibilità di cumulare giorni di riposo.
Da quest'anno Fileni entra in campo anche con il sostegno alle Marche colpite dal terremoto attraverso l'università di Camerino, le cui strutture hanno subito gravi danni dal sisma, dove nascerà un laboratorio scientifico sui temi della conservazione e della cottura delle carni biologiche. L'azienda accoglierà giovani dottorandi dell'ateneo di Ancona per fare esperienza nel settore marketing.
Non ultimo, la Fondazione costituta nel 2016 e intitolata a Marco Fileni, il fratello più piccolo, morto a venticinque anni in un incidente di motocicletta, lancerà il progetto per venti borse di studio destinate a ragazzi delle scuole superiori e universitari.