Economia

Giornalismo: un'impresa. Il questionario online

L'associazione di giornalismo digitale ONA Italia lancia un censimento nazionale delle imprese del settore: modelli di business, organizzazione e obiettivi
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Si chiamano "giornalisti imprenditori", hanno fondato giornali, siti di news, startup, agenzie digitali o magari si sono inventati qualcosa di veramente nuovo. Ora però è arrivato il momento di capire chi sono e, soprattutto, come riescono a mandare avanti un'impresa editoriale in un territorio difficilissimo come quello italiano.

Giornalismo, un'impresa è l'iniziativa di Ona Italia, la sezione nazionale della maggiore associazione di giornalisti online del mondo. Con un questionario on line, che punta a raggiungere un risultato che vada ben oltre un normale censimento, Ona Italia vuole capire quali sono le fonti principali di guadagno delle aziende ideate e gestite da giornalisti, le forme societarie adottate, il ruolo degli eventuali dipendenti e dei freelance utilizzati dalla company, il peso reale della pubblicità, gli obiettivi. Raggiunti, oppure no.

IL QUESTIONARIO

Ona Italia ha provato a definire i giornalisti-imprenditori come "coloro che organizzano i mezzi di produzione creando beni e servizi giornalistici, sostenendone i rischi economici e creando nuovo lavoro". Ma la definizione più vicina alla realtà, almeno per il caso italiano, la forniranno probabilmente le risposte all'indagine già lanciata a Varese in occasione di Glocal 16, e i cui primi esiti saranno presentati al Festival del giornalismo di Perugia, nell'aprile del 2017.
 
Non è certo la prima volta che in Italia se ne parla. In questi ultimi cinque anni si sono moltiplicati i panel sulla sostenibilità delle aziende ideate e gestire da giornalisti nei festival dell'informazione, e il dibattito in Rete non conosce sosta tra gli addetti ai lavori e gli analisti dei media. La speranza è quella di comprendere meglio cosa sta cambiando - e se sta davvero cambiando - in Italia, proprio perché è forte la consapevolezza che ogni mercato è diverso e che non esistono business model e formule di sostenibilità sicure e valide per tutti.
 
Anche per questo sarà interessante conoscere qual è il capitale investito dai giornalisti, la dimensione del fatturato, se l'attività editoriale è generalista o specializzata, se ci si definisce innovatori e perché, se tra i servizi offerti sono inclusi anche quelli di ufficio stampa, social marketing o di formazione settoriale.
 
 Due anni fa Jeff Jarvis, l'ex cronista americano oggi professore associato e direttore del Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism alla City University di New York, nel suo speech note al Festival internazionale di giornalismo di Perugia lo ha detto chiaramente: meglio abbandonare i vecchi modelli di business dei massmedia, che preferiscono la quantità alla qualità fino a farsi schiacciare dal clickbait e dai gattini. Vediamo se in Italia ci si prova davvero.