Economia

Borse, nuovi record a Wall Street. Yellen rimette in agenda il rialzo dei tassi

Mercati asiatici deboli, pesa il primo scandalo che ha colpito la Casa Bianca con le dimissioni del consigliere per la sicurezza, Flynn. Milano chiude a +0,65% sostenuta da banche e Fca. Il Pil tedesco è cresciuto dello 0,4% nel quarto trimestre, meno delle attese. Balzo dell'inflazione cinese, risale il dollaro

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MILANO - Wall Street chiude al rialzo per la terza seduta consecutiva. A far scattare le prese di profitto dopo la corsa delle ultime sedute ha contribuito la notizia che il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn, ha dovuto lasciare l'incarico imbarazzato da contatti "compromettenti" con le contrparti russe. Milano riesce a chiudere in positivo dello 0,65% dopo un avvio in calo, grazie ancora al buon andamento del comparto bancario e con Fca sugli scudi in scia alle trattative Psa-Gm per Opel. In ordine sparso, ma con variazioni minime, gli altri listini europei: Francoforte termina di fatto invariata, Londra lima lo 0,14% e Parigi sale dello 0,16%.

Wall Street, dopo essersi mossa debolmente mentre la presidente della Fed, Janet Yellen, riferiva al Congresso Usa, Wall Street ha chiuso per la terza seduta consecutiva ritoccando al rialzo tutti e tre i listini. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,45% a quota 20.504,41; lo S&P 500 è cresciuto dello 0,40% a 2.337,58 punti; il Nasdaq è progredito dello 0,32% a 5.782.57 punti. La Borsa Usa era già reduce da una nuova giornata record, nella quale si era segnalato il picco storico delle azioni Apple, che hanno chiuso a quota 133,29 dollari per una capitalizzazione di mercato di 699 miliardi, a distanza dai 573 miliardi della holding di Google, Alphabet. La governatrice americana ha spiegato che "attendere troppo a lungo" per alzare i tassi di interesse sarebbe imprudente, non saggio. Pur sottolineando che una accelerazione eccessiva delle strette comporterebbe incertezza sui mercati, Yellen ha chiarito che sarà sul tavolo del board della Fed nelle prossime riunioni. Quanto alle frizioni con il presidente Trump, che l'ha più volte criticata in campagna elettorale, al Senato ha fatto presente che intende restare in carica fino alla fine del suo mandato (febbraio 2018). Da parte di Yellen è arrivato anche un richiamo sulle politiche di bilancio annunciate dal neo presidente: potrebbero sì aumentare la produttività e la crescita, ma insieme avere un effetto sul deficit e sul debito e la traiettoria dei conti pubblici americani non è sostenibile.

L'euro chiude in calo sotto 1,06 dollari dopo l'audizione di Yellen: la moneta unica passa di mano a 1,0574 dollari. In rialzo invece sullo yen a 120,84. Lo yen riprende quota 114 e il cambio dollaro/yen è a 114,30.

Ricca la giornata dell'agenda macroeconomica, a cominciare dai dati del Pil tedesco e italiano. Se per il Belpaese l'Istat ha tracciato una crescita del 2016 allo 0,9%, leggermente sopra le attese del governo, in Germania il Pil ha mostrato una crescita dello 0,4% nell'ultimo trimestre del 2016: spesa pubblica, consumi privati e spesa nelle costruzioni hanno controbilanciato il calo del commercio estero. L'incremento del Prodotto nei tre mesi finali dell'anno è stato comunque leggermente al di sotto delle attese degli analisti sentiti da Bloomberg, che indicavano un +0,5%, e segue una crescita rivista a +0,1% per il terzo periodo dell'anno. La crescita complessiva del Pil sull'anno è stata confermat all'1,9%, il tasso più alto da cinque anni a questa parte. A livello di Eurozona, Eurostat ha tracciato una crescita congiunturale dell'economia dello 0,4% nell'ultimo trimestre 2016 e dell'1,7% annuo. La produzione industriale dell'area con la moneta unica è scesa dell'1,6% mensile a dicembre ed è salita del 2% annuo. Dall'economia tedesca è arrivato anche il dato definitivo dell'inflazione di gennaio, pari all'1,9% annuo. Rispetto a dicembre l'indice dei prezzi al consumo ha segnato un calo dello 0,6%, come previsto. Sempre in Germania, delusione dall'indice Zew sulla fiducia delle imprese: scende a 10,4 punti a febbraio.

Lo spread tra Btp decennali e i Bund tedeschi chiude la giornata in calo: il differenziale scende sotto 185 punti base con un tasso del decennale italiano al 2,2%.

In mattinata si è registrata l'impennata dell'inflazione in Cina a gennaio: l'indice dei prezzi al consumo ha segnato un +2,5% su base annua che si confronta con l'incremento del 2,1% che si era registrato a dicembre. Si tratta del più forte balzo negli ultimi 32 mesi, dal maggio 2014. Su base mensile, l'inflazione è progredita dello 0,2%. In Giappone, invece, la produzione industriale ha segnato a dicembre un aumento dello 0,7% rispetto a novembre e del 3,2% su base annua: nella lettura finale è stata rivista al rialzo rispetto alla stima preliminare che aveva rilevato un +0,5% mensile e un +3% annuo.

I mercati non hanno accolto positivamente i dati: la Borsa di Tokyo ha chiuso ribasso, in scia all'attenuarsi globale dell'ottimismo scaturito dal vertice del fine settimana tra il premier nipponico Shinzo Abe e il presidente Usa Donald Trump.

Il prezzo del petrolio rimbalza a New York, sulla scia della riduzione dell'offerta dell'Opec e dell'aumento della produzione statunitense. Alla chiusura dei mercati europei il Wti sale dello 0,8% in area 53,4 dollari al barile, mentre il Brent supera quota 56 dollari. Le quotazioni dell'oro segnano una sostanziale stabilità con il metallo spot in area 1.225 dollari l'oncia.