L'Ocse all'Italia: ripresa debole, problema di calo produttività
L'Organizzazione parigina punta il dito sulle scarse competenze dei lavoratori, che si riflettono su salari bassi. Padoan: "Avanti privatizzazioni, lo Stato resta in controllo"
MILANO - L'Italia è finalmente in ripresa grazie alla politica accomodante della Bce, all'apertura dei cordoni delle politiche di bilancio e a sprazzi di riforme strutturali che, come nel caso del Jobs act unito agli sgravi contributivi, hanno migliorato il mercato del lavoro. Ma il grande problema che pesa sull'economia tricolore è il continuo calo della produttività, che influisce sulla debolezza della ripresa. Nodi sui quali bisogna ancora lavorare e che per l'Ocse restano questioni irrisolte: "l'inefficienza della pubblica amministrazione, la lentezza dei provvedimenti giudiziari, una regolamentazione mal concepita e uno scarso livello di concorrenza".
I rischi per l'Italia. L'Organizzazione parigina ha presentato il suo report sull'Italia in un incontro al Mef con la struttura del Tesoro italiano e ha puntato il dito contro una serie di rischi che pendono sull'economia tricolore. Tra gli altri, la bocciatura dell…
I rischi per l'Italia. L'Organizzazione parigina ha presentato il suo report sull'Italia in un incontro al Mef con la struttura del Tesoro italiano e ha puntato il dito contro una serie di rischi che pendono sull'economia tricolore. Tra gli altri, la bocciatura dell…
MILANO - L'Italia è finalmente in ripresa grazie alla politica accomodante della Bce, all'apertura dei cordoni delle politiche di bilancio e a sprazzi di riforme strutturali che, come nel caso del Jobs act unito agli sgravi contributivi, hanno migliorato il mercato del lavoro. Ma il grande problema che pesa sull'economia tricolore è il continuo calo della produttività, che influisce sulla debolezza della ripresa. Nodi sui quali bisogna ancora lavorare e che per l'Ocse restano questioni irrisolte: "l'inefficienza della pubblica amministrazione, la lentezza dei provvedimenti giudiziari, una regolamentazione mal concepita e uno scarso livello di concorrenza".
I rischi per l'Italia. L'Organizzazione parigina ha presentato il suo report sull'Italia in un incontro al Mef con la struttura del Tesoro italiano e ha puntato il dito contro una serie di rischi che pendono sull'economia tricolore. Tra gli altri, la bocciatura della riforma costituzionale in occasione del referendum "rischia di rallentare il processo di riforme strutturali, facendo diminuire le prospettive di crescita e rendendo più difficile il risanamento dei conti pubblici". Nuove turbolenze sui mercati finanziari nell'area euro e le criticità del sistema bancario potrebbero poi innalzare lo spread e rendere necessaria una 'stretta' di bilancio.
Gli istituti bancari italiani presentano "sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi", a partire dall' "ingente" stock di crediti deteriorati. Servono per questo soluzioni rapide: c'é "un vasto margine di azione per incrementare l'efficienza del sistema bancario riducendo il numero di sportelli".
Le previsioni di crescita. Secondo l'Ocse, la politica di bilancio italiana "è appropriata, a condizione che il margine di manovra disponibile sia utilizzato per sostenere politiche che consentano di ottenere una crescita più rapida e sostenibile". Grazie al calo della spesa per interessi c'è un margine che andrebbe ora usato per potenziare gli investimenti pubblici, crollati del 30% da inizio crisi. Le priorità sono trasporti e infrastrutture, edilizia antisismica, spese per istruzione e assegni familiari, "basse per un Paese Ocse". Quanto alla crescita, secondo il gruppo di lavoro guidato da Angel Gurrìa l'economia italiana crescerà nel 2017 ad un tasso dell'1%, che si confermerà anche nel 2018: la stima è stata rivista al rialzo per l'anno in corso. Per il 2016 confermato lo 0,9% di Istat e Commissione Ue. In base alle proiezioni aggiornate al 20 gennaio, prima dell'annuncio della manovra correttiva, il deficit dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2017 e al 2,2% nel 2018. Nello stesso biennio, dovrebbe lentamente scendere anche il debito. Dopo il rialzo al 132,8% previsto nel 2016, si attesterà al 132,7% del 2017 e al 132,1% del 2018.
Nonostante i numeri in leggero miglioramento, resta il fatto che "dall'inizio della crisi il Pil reale procapite è calato di circa il 10 per cento ed oggi è allo stesso livello del 1997. La povertà assoluta è quasi raddoppiata rispetto ai livelli registrati prima della crisi ed ha colpito in maniera particolare giovani e bambini". L'analisi mette infatti in rilievo come "il tasso di povertà assoluta tra le famiglie con 1 e 2 bambini sia salito rispettivamente dall'1,1 per cento e il 2,3 per cento del 2006 al 4,9 e all'8,6 per cento nel 2015. Nello stesso periodo - dice l'Ocse - il tasso di povertà assoluta tra le persone più anziane è rimasto sostanzialmente stabile".
Padoan e la nuova manovra. Parlando vicino a Gurrìa, il titolare delle Finanze ha ricordato che "le privatizzazioni fin qui fatte e quelle che faremo non tolgono dal posto di guida lo Stato, lo mantengono là con più strumenti a disposizione. Gli obiettivi strategici che lo Stato affida alle sue partecipate rimangono pienamente operativi. Se ci sono timori rispetto a questo tema sono idee semplicemente sbagliate". Un riferimento alle obiezioni del sottosegretario al Mise, Giacomelli, che vuole frenare la vendita di Poste per il timore che s'impongano criteri di mercato sull'utilità sociale. Padoan lancia poi un messaggio alle banche italiane: approfittino degli strumenti legislativi a disposizione e del miglior clima per liberarsi "spontaneamente e autonomamente" dei crediti deteriorati che appesantiscono i bilanci. Quanto alla modalità per correggere i conti pubblici, come chiesto dalla Ue: "Stiamo considerando varie opzioni, sia dal lato delle spese, che da quelle delle entrate, che da quello della lotta all'evasione".
I rischi per l'Italia. L'Organizzazione parigina ha presentato il suo report sull'Italia in un incontro al Mef con la struttura del Tesoro italiano e ha puntato il dito contro una serie di rischi che pendono sull'economia tricolore. Tra gli altri, la bocciatura della riforma costituzionale in occasione del referendum "rischia di rallentare il processo di riforme strutturali, facendo diminuire le prospettive di crescita e rendendo più difficile il risanamento dei conti pubblici". Nuove turbolenze sui mercati finanziari nell'area euro e le criticità del sistema bancario potrebbero poi innalzare lo spread e rendere necessaria una 'stretta' di bilancio.
Gli istituti bancari italiani presentano "sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi", a partire dall' "ingente" stock di crediti deteriorati. Servono per questo soluzioni rapide: c'é "un vasto margine di azione per incrementare l'efficienza del sistema bancario riducendo il numero di sportelli".
Le previsioni di crescita. Secondo l'Ocse, la politica di bilancio italiana "è appropriata, a condizione che il margine di manovra disponibile sia utilizzato per sostenere politiche che consentano di ottenere una crescita più rapida e sostenibile". Grazie al calo della spesa per interessi c'è un margine che andrebbe ora usato per potenziare gli investimenti pubblici, crollati del 30% da inizio crisi. Le priorità sono trasporti e infrastrutture, edilizia antisismica, spese per istruzione e assegni familiari, "basse per un Paese Ocse". Quanto alla crescita, secondo il gruppo di lavoro guidato da Angel Gurrìa l'economia italiana crescerà nel 2017 ad un tasso dell'1%, che si confermerà anche nel 2018: la stima è stata rivista al rialzo per l'anno in corso. Per il 2016 confermato lo 0,9% di Istat e Commissione Ue. In base alle proiezioni aggiornate al 20 gennaio, prima dell'annuncio della manovra correttiva, il deficit dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2017 e al 2,2% nel 2018. Nello stesso biennio, dovrebbe lentamente scendere anche il debito. Dopo il rialzo al 132,8% previsto nel 2016, si attesterà al 132,7% del 2017 e al 132,1% del 2018.
Nonostante i numeri in leggero miglioramento, resta il fatto che "dall'inizio della crisi il Pil reale procapite è calato di circa il 10 per cento ed oggi è allo stesso livello del 1997. La povertà assoluta è quasi raddoppiata rispetto ai livelli registrati prima della crisi ed ha colpito in maniera particolare giovani e bambini". L'analisi mette infatti in rilievo come "il tasso di povertà assoluta tra le famiglie con 1 e 2 bambini sia salito rispettivamente dall'1,1 per cento e il 2,3 per cento del 2006 al 4,9 e all'8,6 per cento nel 2015. Nello stesso periodo - dice l'Ocse - il tasso di povertà assoluta tra le persone più anziane è rimasto sostanzialmente stabile".
Padoan e la nuova manovra. Parlando vicino a Gurrìa, il titolare delle Finanze ha ricordato che "le privatizzazioni fin qui fatte e quelle che faremo non tolgono dal posto di guida lo Stato, lo mantengono là con più strumenti a disposizione. Gli obiettivi strategici che lo Stato affida alle sue partecipate rimangono pienamente operativi. Se ci sono timori rispetto a questo tema sono idee semplicemente sbagliate". Un riferimento alle obiezioni del sottosegretario al Mise, Giacomelli, che vuole frenare la vendita di Poste per il timore che s'impongano criteri di mercato sull'utilità sociale. Padoan lancia poi un messaggio alle banche italiane: approfittino degli strumenti legislativi a disposizione e del miglior clima per liberarsi "spontaneamente e autonomamente" dei crediti deteriorati che appesantiscono i bilanci. Quanto alla modalità per correggere i conti pubblici, come chiesto dalla Ue: "Stiamo considerando varie opzioni, sia dal lato delle spese, che da quelle delle entrate, che da quello della lotta all'evasione".