ROMA - "I problemi di Alitalia sono strutturali, legati alla decisione di collocare il suo hub a Roma. Quindi qualsiasi risanamento ha un orizzonte lungo, almeno cinque anni". Oliviero Baccelli dirige il Certet, il centro di ricerca sui trasporti dell'Università Bocconi. E spiega che per riportare Alitalia in attivo non esiste bacchetta magica.
Di risanamento per ora neppure l'ombra: anche nel 2016 la società ha perso 500 milioni di euro. Come è possibile?
"Il 70% dei ricavi di Alitalia viene dalle tratte di breve o medio raggio, dove la concorrenza delle low cost è fortissima perché la clientela è poco disposta a pagare per servizi premium come un imbarco prioritario. Lì Alitalia vola in perdita".
Che si debba puntare sul lungo raggio si sa da tempo, ma neanche la nuova proprietà di Etihad finora ci è riuscita...
"Avere il proprio hub a Roma, un aeroporto molto legato al turismo stagionale, è il primo problema: per spostarlo a Milano ormai è troppo tardi. Ci vogliono almeno cinque anni per mandare in attivo una tratta di lungo raggio e soprattutto bisogna costruire una rete di connessioni locali in grado di alimentarla: voli che arrivino da Bari, Budapest o Cairo per riempire gli aerei verso le Americhe, un mercato molto ricco".
Stringere alleanze con altri gruppi europei può essere la soluzione?
"È un terreno minato. Air France-Klm ha già le sue tratte transatlantiche, e lì British-Iberia è fortissima. Resta Lufthansa, che però a sua volta negli ultimi anni ha creato una rete di hub molto forte in Europa centrale e non avrebbe grande vantaggio nell'aggiungere Roma".
Ci si può alleare con le low cost, usare Ryanair e Easyjet per alimentare i voli di lungo raggio?
"In effetti è il tema del futuro, ma al momento solo una compagnia di bandiera sta sperimentando il modello: la Norwegian, che ha una impostazione economica. Alitalia, che punta a essere un vettore cinque stelle, è agli antipodi delle low cost".
Nell'immediato l'unica strada è tagliare?
"I costi vanno ridotti. Un primo passo con tempistiche ragionevoli sarebbe allearsi con le imprese ferroviarie. Alitalia ha ancora diversi viaggi al giorno, in perdita, tra Roma e Napoli, che potrebbero essere sostituiti dall'alta velocità. Così per quelli da Firenze o da Ancona".
Nell'attesa che le destinazioni transatlantiche crescano.
"Sono ancora poche, e pochi i mezzi della flotta attrezzati per servirle. Ecco, forse Etihad poteva investire di più in nuovi aeromobili, ma tra piazzarli a Roma o a Dubai ha scelto Dubai. Numeri alla mano è difficile darle torto".
Di risanamento per ora neppure l'ombra: anche nel 2016 la società ha perso 500 milioni di euro. Come è possibile?
"Il 70% dei ricavi di Alitalia viene dalle tratte di breve o medio raggio, dove la concorrenza delle low cost è fortissima perché la clientela è poco disposta a pagare per servizi premium come un imbarco prioritario. Lì Alitalia vola in perdita".
Che si debba puntare sul lungo raggio si sa da tempo, ma neanche la nuova proprietà di Etihad finora ci è riuscita...
"Avere il proprio hub a Roma, un aeroporto molto legato al turismo stagionale, è il primo problema: per spostarlo a Milano ormai è troppo tardi. Ci vogliono almeno cinque anni per mandare in attivo una tratta di lungo raggio e soprattutto bisogna costruire una rete di connessioni locali in grado di alimentarla: voli che arrivino da Bari, Budapest o Cairo per riempire gli aerei verso le Americhe, un mercato molto ricco".
Stringere alleanze con altri gruppi europei può essere la soluzione?
"È un terreno minato. Air France-Klm ha già le sue tratte transatlantiche, e lì British-Iberia è fortissima. Resta Lufthansa, che però a sua volta negli ultimi anni ha creato una rete di hub molto forte in Europa centrale e non avrebbe grande vantaggio nell'aggiungere Roma".
Ci si può alleare con le low cost, usare Ryanair e Easyjet per alimentare i voli di lungo raggio?
"In effetti è il tema del futuro, ma al momento solo una compagnia di bandiera sta sperimentando il modello: la Norwegian, che ha una impostazione economica. Alitalia, che punta a essere un vettore cinque stelle, è agli antipodi delle low cost".
Nell'immediato l'unica strada è tagliare?
"I costi vanno ridotti. Un primo passo con tempistiche ragionevoli sarebbe allearsi con le imprese ferroviarie. Alitalia ha ancora diversi viaggi al giorno, in perdita, tra Roma e Napoli, che potrebbero essere sostituiti dall'alta velocità. Così per quelli da Firenze o da Ancona".
Nell'attesa che le destinazioni transatlantiche crescano.
"Sono ancora poche, e pochi i mezzi della flotta attrezzati per servirle. Ecco, forse Etihad poteva investire di più in nuovi aeromobili, ma tra piazzarli a Roma o a Dubai ha scelto Dubai. Numeri alla mano è difficile darle torto".