Economia

Borse europee deboli, banche in calo sulla scia di Deutsche Bank

Europa sottotono dopo le ultime indicazioni della Fed. A Francoforte si fa sentire il tonfo dell'istituto tedesco dopo l'ok all'aumento di capitale. Sul listino giapponese pesano le tensioni geopolitiche con il lancio dei quattro missili nordcoreani. Chiusura in calo per Wall Street. Spread scende. L'euro sopra quota 1,06

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MILANO – Il tonfo di Deutsche Bank dopo il via libera all’aumento di capitale e l’ufficializzazione dell’accordo tra Psa e Gm per l’acquisizione di Opel segnano una giornata negativa per le Borse europee.
 
A Francoforte il Dax perde lo 0,57% spinto al ribasso dalla pesante flessione dell’istituto tedesco. A Londra il Ftse 100 cede lo 0,3% il mentre a Parigi il Cac40 arretra dello 0,46%. È Piazza Affari la maglia nera del Vecchio Continente. L’indice Ftse Mib lascia sul terreno in chiusura di contrattazioni l’1,09%. A soffrire sono stati prevalentemente i titoli del comparto bancario, sulla scia del calo di Deutsche Bank

A Wall Street si fa sentire soprattutto l'imminente stretta annunciata dal presidente della Fed Janet Yellen secondo cui un nuovo rialzo dei tassi dovrebbe arrivare già nel corso di marzo. In ribasso tutti i principali indici. Il Dow Jones chiude perdendo lo 0,24% a 20.956,06 punti, il Nasdaq cede lo 0,37% a 5.849,18 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,32% a 2.375,36 punti.

Debole anche la chiusura di Tokyo, con l'indice in calo dello 0,46% a 19.379,14 punti, su cui pesa anche l'apprezzamento dello yen seguito al ritocco al ribasso delle stime di crescita cinesi mentre la minaccia nordcoreana con il lancio di quattro missili, tre dei quali finiti nel mare del Giappone si è fatta sentire solo sul finale di seduta.

Giornata senza grandi scossoni per lo spread. Il differenziale Btp/Bund chiude a 180 punti con il differenziale del nostro decennale al 2,14%. Ma sul mercato dei titoli di Stato si guarda soprattutto all'appuntamento di giovedì, quando si riunirà il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea per la prima volta riuniuta in un contesto che vede l'inflazione tornare per la prima volta al 2% nell'Eurozona dopo quattro anni.

Euro in calo: la moneta unica passa di mano a 1,058 sul dollaro rispetto al valore di 1,0615 di venerdì dopo la chiusura di Wall street. Lo Yen torna ad apprezzarsi e sale a quota 120. Iq ribasso le quotazioni del petrolio in ribasso invece sulla scorta di un aumento della produzione in Usa. I contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile cedono 20 centesimi a 53,13 dollari al barile. Il Brent perde 15 centesimi a 55,75 dollari. Poco mosso l'oro sulla scia delle inficazioni arrivate dalla Fed: il metallo con consegna immediata passa di mano a 1.234 dollari l'oncia.

Nell'agenda macroeconomica da segnalare la crescita degli ordini all’industria nel mese di gennaio, cresciuti più delle attese, secondo i dati diffusi oggi dal dipartimento del Commercio. Gli ordini sono avanzati dell'1,2% rispetto a dicembre, per un valore di 470,2 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano un incremento dell'1% dopo quello dell'1,3% del mese scorso.