Economia

Voucher: il referendum Cgil e le proposte in campo per "disinnescarlo"

Alla Camera sta prendendo forma la sintesi elaborata dalla commissione Lavoro, presieduta da Cesare Damiano. Ma al Senato Maurizio Sacconi chiede che si ritorni integralmente alla legge Biagi, rimettendo in campo anche il lavoro intermittente. Camusso scettica: "Accordo fantomatico e impensabile"

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ROMA - Referendum entro il 15 giugno oppure una legge per riportare i voucher alla funzione originaria, evitando gli abusi degli ultimi anni. La Cgil preme perché venga fissata la data della consultazione popolare,  a Montecitorio da settimane il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano ha avviato un lavoro di sintesi delle varie proposte di legge di riforma dei buoni lavoro che giacevano in Parlamento, cercando di arrivare in breve tempo a una soluzione che risponda alle richieste delle varie forze politiche ma che modifichi in modo sostanziale la legge, rendendo di fatto inutile il referendum. Conclusione non scontata dal momento che la legge sul referedum prevede che la consultazione popolare possa essere evitata solo in caso di "abrogazione" delle norme che altrimenti andrebbero sottoposte al voto. E in ogni caso l'ultima parola spetta all'Ufficio elettorale della Corte di Cassazione. I tempi sono stretti: il referendum va fissato tra il 15 aprile e il 15 maggio, la legge di modifica sui voucher, ancora in costruzione, dovrà essere approvata prima della data fissata dal governo. Un percorso a ostacoli, e infatti la leader della Cgil Susanna Camusso è estremamente critica:  "E' un accordo fantomatico, non è neanche pensabile. Semmai devono pensare a una legge".

IL REFERENDUM. Il quesito referendario per l'abrogazione della legge sui voucher è stato proposto dalla Cgil insieme a quello sull'abrogazione di tutte le modifiche che hanno ridimensionato la portata dell'art.18 dello Statuto di Lavoratore (quesito non ammesso dalla Corte Costituzionale) e a quello che amplia la responsabilità dei committenti nella legge sugli appalti (ammesso). Il governo deve ancora fissare la data del refendum, che per legge deve essere stabilita tra il 15 aprile e il 15 giugno. Secondo la Cgil "i voucher sono ormai di fatto uno strumento malato di sommersione e precarizzazione del lavoro: uno o due voucher servono per “coprire” un’intera giornata di lavoro ed anche piu?, evitando controlli e pertanto favorendo, non ostacolando, il pagamento in nero".

LA PROPOSTA DAMIANO-MAESTRI. Prima ancora che il referendum ottenesse il via libera della Consulta il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd) aveva avviato una complessa operazione di sintesi delle numerose proposte di legge in Parlamento, depositate da tutti i partiti, dal Pd ai Cinque Stelle a Forza Italia. Il risultato è un provvedimento molto vicino in effetti all'abrogazione chiesta dalla Cgil: ne è relatrice Patrizia Maestri (Pd): l'uso dei voucher verrebbe limitato alle famiglie, a lavoretti come baby sitting e cura del giardino, un tetto di 5.000 euro l'anno per lavoratore (quello attuale è di 7.000). Poche le eccezioni: la Pubblica Amministrazione ma solo per gestire eventi straordinari e calamità naturale, i piccoli Comuni per retribuire disoccupati o disabili impegnati in opere di pubblica utilità, l'agricoltura per permettere a studenti e pensionati di lavoratore nel corso di raccolte e vendemmie.

LA PROPOSTA NCD-LEGA. La proposta Damiano-Maestri ha ottenuto il voto favorevole di tutte le forze politiche ad eccezione dell'Ncd, che insieme alla Lega ha elaborato una proposta di legge con margini più ampi di utilizzo dei voucher. Verrebbe esteso infatti alle microimprese con zero o un dipendente. Il problema è che l'Italia è il Paese delle microimprese, ce ne sono circa 2.600.000: di fatto, l'utilizzo dei voucher rimarrebbe estremamente ampio. Un possibile compromesso emerso nella riunione del comitato ristretto della commissione Lavoro della Camera, spiega Damiano, è che "Non si esclude che per le famiglie il costo (o valore nominale) di un voucher resti intorno ai 10 euro, mentre per le imprese possa diventare più alto, intorno ai 15 euro". Non solo: il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi (Ncd) ritiene che il ridimensionamento dei voucher debba necessariamente implicare il ritorno in campo del lavoro a chiamata, fortemente limitato da disposizioni successive alla legge Biagi del 2003.

L'ULTIMA PAROLA ALLA CASSAZIONE. Se una delle proposte di legge in campo dovesse essere approvata dal Parlamento prima della data fissata dalla consultazione referendaria, spetterebbe all'Ufficio elettorale della Corte di Cassazione stabilire se questa legge abroga la normativa sui voucher, rendendo inutile il referendum (che dunque non si terrebbe più a questo punto), oppure, nel caso in cui le modifiche siano poco rilevanti, si debba andare comunque al voto.