Borse europee in rosso in attesa della Fed. Male Piazza Affari
Flavio Bini
Oggi riunito il Federal Open Market Committee della Banca Centrale Usa, gli analisti non si attendono sorprese dal rialzo previsto per domani. Nel Vecchio Continente pesano le incertezze legate anche al voto olandese di domani. Euro poco mosso, giù la sterlina. Confermate le stime preliminari sull'inflazione tedesca: a febbraio +2,2% sull'anno, mai così alta da agosto 2012
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MILANO - Si avvicina la stretta sui tassi della Fed e le Borse europee chiudono le contrattazioni in terreno negativo: Londra e Francoforte riescono a tenere vicino alla parità (rispettivamente -0,13% e -0,01%), mentre Parigi termina in rosso dello 0,51%. Fa peggio Milano, dove l'indice Ftse Mib scivola dello 0,86% con il comparto bancario pesante. Sui mercati del Vecchio Continente pesano anche le incertezze legate al voto di domani in programma in Olanda, dove si teme l'ascesa del partito antieuropeista guidato da Geert Wilders. Non arriva il supporto atteso da Wall Street, dove gli indici sono in ribasso: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones arretra dello 0,3%, lo S&P500 cede lo 0,5% come il Nasdaq. A fine giornata il Dow Jones cede lo 0,21% a 20.837,37 punti. Il Nasdaq segna un ribasso dello 0,32% a quota 5.856,82.
La Federal Open Market Committee della banca centrale Usa inizierà oggi la sua riunione, ma la decisioni di politica monetaria verranno annunciate soltanto domani dalla presidente Janet Yellen. "Sui mercati tutti si attendono un aumento, quindi la reazione dovrebbe essere contenuta, a meno che la Fed dovesse deludere le attese portando così a un calo dei rendimenti e a un indebolimento del dollaro", ha spiegato Mike Bell, global market strategist at JPMorgan Asset Management, citato da Bloomberg. "L'attenzione è ora puntata sulla conferenza stampa per vedere se dalla Banca Centrale dovessero arrivare toni più duri, in quel caso i rendimenti e il dollaro potrebbero crescere":
In leggero aumento lo spread: chiude sui 190 punti, con un rendimento del 2,35%. Il differenziale tra Bonos e Bund si attesta a 142 punti con un tasso dell'1,87%. Sul debito italiano si regstra intanto il nuovo avvertimento della Commissione europea che chiede al più presto un intervento di correzione dei conti. A rischio - secondo quanto riportato oggi da Repubblica - ci sarebbe anche la flessibilità concessa all'Italia per il 2016, e in particolare quella per investimenti. L'euro chiude in calo ma sopra 1,06 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,0642 dollari e 121,59 yen. Forte calo per la sterlina sulla scia dei timori degli effetti della Brexit fra cui un possibile referendum bis secessionista della Scozia. Il pound cede nei confronti del dollaro lo 0,67% a 1,2139.
Agenda macroeconomica fitta di dati in arrivo dall'estero. Si parte dall'inflazione tedesca, salita al 2,2% annuo a febbraio, per la prima volta sopra il 2% da agosto 2012 e confermano la lettura preliminare di due settimane fa. Confermata anche la stima preliminare dell'inflazione spagnola, salita a febbraio del 3%, spinta dal rialzo dei prezzi dei prodotti energetici. Di nuovo in Germania l'indice Zew sulla fiducia degli investitori avanza di 12,8 punti a marzo dopo l'aumento di 10,4 punti a febraio a fronte di un rialzo più forte atteso dagli analisti a 13,2 punti.
Torna invece a salire a gennaio dopo il calo di dicembre la produzione industriale nell'Eurozona: +0,9% nella zona euro e +0,5% nella Ue-28, secondo quanto comunicato da Eurostat. Ma in Italia invece si registra un deciso calo, il più elevato di Eurolandia: -2,3%, come certificato ieri dall'Istat. L'Italia è in calo anche su base annua (-0,5%), mentre la zona euro e la Ue-28 crescono di 0,6% e 1,3%. Nel pomeriggio si guarda invece ai prezzi alla produzione negli Stati Uniti.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta poco variata. L'indice Nikkei ha segnato una variazione appena negativa dello 0,15% a quota 19.609,50. Sui mercati valutari lo yen si stabilizza a quota 114,80 con il dollaro, in attesa della decisione della Federal Reserve di questa settimana sui tassi in Usa. Sul fronte delle materie prime, infine, il petrolio è in calo mentre gli Stati Uniti vedono la produzione dallo shale in rialzo ai massimi da un anno. Un effetto che azzoppa la scelta Opec di tagliare le estrazioni e riporta pressione sui prezzi: il Wti lima quasi 2 punti percentuali a 47,5 dollari al barile, mentre il Brent lima l'1,5% a 50,6 dollari. Poco variato l'oro spot in area 1.205 dollari l'oncia.