MILANO - Un occhio alla difficile ripresa economica e uno ai pericoli del protezionismo con l'incognita Trump. Il Fondo monetario internazionale approccia il G20 dei ministri delle Finanze e dei Banchieri centrali del prossimo 17 e 18 marzo a Baden Baden, in Germania, preparando un documento dal quale emerge che la crescita economica mondiale è prevista accelerare nel breve termine, ma restano incertezze e i rischi al ribasso. Tra gli altri, il rischio di misure protezionistiche è aumentato: vanno evitate perché danneggiano la crescita, il welfare e la resistenza e la flessibilità economica. L'economia globale sembra riprendersi da una "convalescenza" durata anni: "Abbiamo raggiunto un punto di svolta" e "ci stiamo muovendo verso una posizione migliore. Ma sarebbe un errore assumere che questo si traduca automaticamente in un'ottima salute", afferma il direttore generale, Christine Lagarde, mettendo in guardia sui rischi politici. "Raramente come in questo momento le scelte politiche sono importanti per quello che verrà dopo, soprattutto quando ci sono ancora considerevoli rischi all'outlook".
Un passaggio è dedicato all'Italia, il cui livello dell'attività economica "resta significativamente sotto il potenziale" insieme ad altri casi quali Franci e Corea del Sud. Nel testo si legge che "l'outlook è migliorato nelle economie avanzate" in generale con le prospettive di crescita che sembrano rafforzarsi in Giappone e nell'area euro, sulla scia si una ripresa ciclica nella manifattura globale: la crescita è stata più forte delle attese nella seconda metà del 2016 e indicatori ad alta frequenza dell'attività manifatturiera suggeriscono una continuazione dello slancio nel 2017". Anche nel Regno Unito, continua il documento, "la crescita è stata più forte delle attese successivamente al voto sulla Brexit, grazie a consumi privati solidi". Le ultime stime del Fondo, risalenti allo scorso gennaio, sono per una crescita del Pil italiano dello 0,7% quest'anno e dello 0,8% nel prossimo dopo il +0,9% del 2016.
Invitando l'Eurozona a restare accomodante nelle sue politiche fiscali, mentre alla Bce si chiede di mantenere una politica monetaria espansiva e alla Fed di stringere gradualmente i rubinetti, il Fmi prende atto del fallimento degli obiettivi che i G20 si erano posti quando si erano incontrati a Brisbane (Australia) alla fine del 2014. Allora i leader avevano fissato come obiettivo da raggiungere entro il 2018 una crescita addizionale del Pil del 2%. "Con il 2018 sempre più vicino", sostiene il Fmi, le ambizioni di allora "sembrano sempre più fuori portata" e "raggiungere l'aumento sperato richiederà una implementazione veloce delle strategie di crescita annunciate. Tuttavia, sforzi addizionali per fare salire la produttività sono necessari, specialmente nelle economie avanzate".
Un passaggio è dedicato all'Italia, il cui livello dell'attività economica "resta significativamente sotto il potenziale" insieme ad altri casi quali Franci e Corea del Sud. Nel testo si legge che "l'outlook è migliorato nelle economie avanzate" in generale con le prospettive di crescita che sembrano rafforzarsi in Giappone e nell'area euro, sulla scia si una ripresa ciclica nella manifattura globale: la crescita è stata più forte delle attese nella seconda metà del 2016 e indicatori ad alta frequenza dell'attività manifatturiera suggeriscono una continuazione dello slancio nel 2017". Anche nel Regno Unito, continua il documento, "la crescita è stata più forte delle attese successivamente al voto sulla Brexit, grazie a consumi privati solidi". Le ultime stime del Fondo, risalenti allo scorso gennaio, sono per una crescita del Pil italiano dello 0,7% quest'anno e dello 0,8% nel prossimo dopo il +0,9% del 2016.
Invitando l'Eurozona a restare accomodante nelle sue politiche fiscali, mentre alla Bce si chiede di mantenere una politica monetaria espansiva e alla Fed di stringere gradualmente i rubinetti, il Fmi prende atto del fallimento degli obiettivi che i G20 si erano posti quando si erano incontrati a Brisbane (Australia) alla fine del 2014. Allora i leader avevano fissato come obiettivo da raggiungere entro il 2018 una crescita addizionale del Pil del 2%. "Con il 2018 sempre più vicino", sostiene il Fmi, le ambizioni di allora "sembrano sempre più fuori portata" e "raggiungere l'aumento sperato richiederà una implementazione veloce delle strategie di crescita annunciate. Tuttavia, sforzi addizionali per fare salire la produttività sono necessari, specialmente nelle economie avanzate".