Elezioni in Olanda: mercati sotto controllo, ma timori per reazione a catena su Francia, Germania e Italia
Gli analisti attendono l'esito del voto dei Paesi Bassi ritenendo nulle o quasi le possibilità di uscita dall'euro. Non spaventano tanto le ripercussioni immediate sui listini, quanto una possibile vittoria del fronte populista che rafforzerebbe i movimenti omologhi nei grandi Stati che andranno a breve alle urne. Possibile tensione su euro e spread
MILANO - Lo spauracchio politico è stato indicato dagli osservatori internazionali come la spada di Damocle più pericolosa sul capo della ripresa europea: il valzer elettorale prende le mosse dai Paesi Bassi, dove le elezioni parlamentari "daranno inizio ad una sequenza politica ad alto rischio per i mercati", dice François Raynaud di Edmond de Rothschild AM. Dopo l'Olanda, sarà la volta di Francia e Germania, ma anche l'Italia resta nel focus degli osservatori in vista della fine della legislatura a inizio dell'anno prossimo.
Intanto nei Paesi Bassi si prospetta una sfida ravvicinata tra Geert Wilders, esponente dell'anti-Islam e anti EU Freedom Party (PVV) e Mark Rutte, il primo ministro del centro democratico, attualmente alle prese con un testa a testa nei sondaggi. "Anche se l'estrema destra Pvv dovesse vincere, potrebbe non fare parte di un futuro governo di coalizione. Gli investitori sono ovviamente interessati a …
Intanto nei Paesi Bassi si prospetta una sfida ravvicinata tra Geert Wilders, esponente dell'anti-Islam e anti EU Freedom Party (PVV) e Mark Rutte, il primo ministro del centro democratico, attualmente alle prese con un testa a testa nei sondaggi. "Anche se l'estrema destra Pvv dovesse vincere, potrebbe non fare parte di un futuro governo di coalizione. Gli investitori sono ovviamente interessati a …
MILANO - Lo spauracchio politico è stato indicato dagli osservatori internazionali come la spada di Damocle più pericolosa sul capo della ripresa europea: il valzer elettorale prende le mosse dai Paesi Bassi, dove le elezioni parlamentari "daranno inizio ad una sequenza politica ad alto rischio per i mercati", dice François Raynaud di Edmond de Rothschild AM. Dopo l'Olanda, sarà la volta di Francia e Germania, ma anche l'Italia resta nel focus degli osservatori in vista della fine della legislatura a inizio dell'anno prossimo.
Intanto nei Paesi Bassi si prospetta una sfida ravvicinata tra Geert Wilders, esponente dell'anti-Islam e anti EU Freedom Party (PVV) e Mark Rutte, il primo ministro del centro democratico, attualmente alle prese con un testa a testa nei sondaggi. "Anche se l'estrema destra Pvv dovesse vincere, potrebbe non fare parte di un futuro governo di coalizione. Gli investitori sono ovviamente interessati a vedere chi vince, ma ancor di più a vedere come si risolverà il dibattito riguardo l'uscita dall'Unione europea dei Paesi Bassi. La vigente legislazione del paese non consente un referendum sull'argomento", ricorda Raynaud.
Azad Zangana di Schroders aggiunge che il partito della Libertà di Wilders "si aggiudicherà la maggioranza dei seggi, ma a nostro avviso farà poi fatica a formare una coalizione disposta a supportare un referendum sulla permanenza del Paese nell'Eurozona": basso dunque il rischio di "Nexit" (Netherlands-Exit). Il barometro della pressione per un'uscita dall'Ue non preoccupa neppure NN Investment Partners: "Attualmente, un referendum consultivo è possibile solo su misure legislative approvate ma non ancora esecutive. Ciò esclude ovviamente la questione dell'appartenenza dell'Olanda all'Ue. Un referendum consultivo al riguardo avrebbe bisogno di una maggioranza assoluta in entrambe le Camere del Parlamento".
Da Ubs aggiungono un'altra considerazione alla difficoltà normativa di votare sulla permanenza in Europa: "Nonostante la base elettorale del Partito di Wilders dalle elezioni del 2012, il supporto da parte olandese all'euro e all'Unione è di gran lunga superiore alla media europea, come ha mostrato l'ultimo Eurobarometro della Commissione. La quota di popolazione che crede ci sia un futuro migliore fuori dall'Ue si sta riducendo ed è inferiore" a quanto avvenga nel resto dei Paesi. E' vero che il quadro è più variegato se si guarda ai sondaggi locali, ma secondo Ipsos resta un abbondante 70 per cento della popolazione che voterebbe per restare.
In ogni caso, tornando a Edmod de Rothschild AM, si tratta di un "test di quanto siano forti i partiti di estrema destra in Europa e saranno in realtà un indicatore per le prossime elezioni in altri paesi. I mercati sarebbero rassicurati qualora il partito di Geert Wilders registrasse meno consensi del previsto". Nonostante l'incertezza politica, gli esperti restano positivi sull'andamento dei mercati azionari, anche se c'è un dubbio di fondo: "Siamo preoccupati che i mercati particolarmente entusiastici non scontino sufficientemente il rischio politico". Ancora da NN: "A nostro avviso le elezioni olandesi non avranno un impatto significativo sui mercati finanziari, a prescindere dal risultato".
Impatti che aumenterebbero con il peso dei Paesi in campo. E allora, guardando alla Francia, Schroders ha uno scenario base che prevede che "o Macron o Fillon batteranno Le Pen, evitando quindi qualsiasi potenziale instabilità di mercato". Secondo Ubs, "una vittoria schiacciante per i populisti in Olanda può incrementare le fortune dei populisti nelle elezioni francesi, tedesche e italiane, così come potrebbe mettere pressione sull'euro, nel breve periodo, e sulle obbligazioni di paesi come la Francia e l'Italia". Guardando alle elezioni in Germania, Schroders crede che per il mercato "la preoccupazione principale è l'ascesa del movimento di estrema destra 'Alternative fur Deutschland' (AfD). Dagli ultimi sondaggi emerge che l'AfD sta perdendo terreno, quindi il pericolo di rischi politici dalla Germania è molto basso". Anche in questo caso, l'Italia rischia di rappresentare una eccezione fragile. Dice Schroders: "Il caso Italia invece potrebbe essere più complicato. Le elezioni dovrebbero tenersi nel primo trimestre 2018, ma potrebbero essere anticipate, visto che l'attuale leadership non ha ottenuto il mandato popolare. Il rischio è che il Movimento 5 Stelle anti-establishment e anti-austerity batta il Partito Democratico, il cui consenso è in calo, stando ai sondaggi. Il nostro scenario base prevede che i Democratici ottengano la maggioranza dei seggi e siano chiamati a formare una coalizione di Governo con altri partiti. Se però dovesse vincere il M5S, allora diventerebbe molto difficile governare l'Italia per molti anni. Potenzialmente ciò potrebbe portare a una crisi del debito sovrano e a una potenziale conseguente uscita dall'euro".
Intanto nei Paesi Bassi si prospetta una sfida ravvicinata tra Geert Wilders, esponente dell'anti-Islam e anti EU Freedom Party (PVV) e Mark Rutte, il primo ministro del centro democratico, attualmente alle prese con un testa a testa nei sondaggi. "Anche se l'estrema destra Pvv dovesse vincere, potrebbe non fare parte di un futuro governo di coalizione. Gli investitori sono ovviamente interessati a vedere chi vince, ma ancor di più a vedere come si risolverà il dibattito riguardo l'uscita dall'Unione europea dei Paesi Bassi. La vigente legislazione del paese non consente un referendum sull'argomento", ricorda Raynaud.
Azad Zangana di Schroders aggiunge che il partito della Libertà di Wilders "si aggiudicherà la maggioranza dei seggi, ma a nostro avviso farà poi fatica a formare una coalizione disposta a supportare un referendum sulla permanenza del Paese nell'Eurozona": basso dunque il rischio di "Nexit" (Netherlands-Exit). Il barometro della pressione per un'uscita dall'Ue non preoccupa neppure NN Investment Partners: "Attualmente, un referendum consultivo è possibile solo su misure legislative approvate ma non ancora esecutive. Ciò esclude ovviamente la questione dell'appartenenza dell'Olanda all'Ue. Un referendum consultivo al riguardo avrebbe bisogno di una maggioranza assoluta in entrambe le Camere del Parlamento".
Da Ubs aggiungono un'altra considerazione alla difficoltà normativa di votare sulla permanenza in Europa: "Nonostante la base elettorale del Partito di Wilders dalle elezioni del 2012, il supporto da parte olandese all'euro e all'Unione è di gran lunga superiore alla media europea, come ha mostrato l'ultimo Eurobarometro della Commissione. La quota di popolazione che crede ci sia un futuro migliore fuori dall'Ue si sta riducendo ed è inferiore" a quanto avvenga nel resto dei Paesi. E' vero che il quadro è più variegato se si guarda ai sondaggi locali, ma secondo Ipsos resta un abbondante 70 per cento della popolazione che voterebbe per restare.
In ogni caso, tornando a Edmod de Rothschild AM, si tratta di un "test di quanto siano forti i partiti di estrema destra in Europa e saranno in realtà un indicatore per le prossime elezioni in altri paesi. I mercati sarebbero rassicurati qualora il partito di Geert Wilders registrasse meno consensi del previsto". Nonostante l'incertezza politica, gli esperti restano positivi sull'andamento dei mercati azionari, anche se c'è un dubbio di fondo: "Siamo preoccupati che i mercati particolarmente entusiastici non scontino sufficientemente il rischio politico". Ancora da NN: "A nostro avviso le elezioni olandesi non avranno un impatto significativo sui mercati finanziari, a prescindere dal risultato".
Impatti che aumenterebbero con il peso dei Paesi in campo. E allora, guardando alla Francia, Schroders ha uno scenario base che prevede che "o Macron o Fillon batteranno Le Pen, evitando quindi qualsiasi potenziale instabilità di mercato". Secondo Ubs, "una vittoria schiacciante per i populisti in Olanda può incrementare le fortune dei populisti nelle elezioni francesi, tedesche e italiane, così come potrebbe mettere pressione sull'euro, nel breve periodo, e sulle obbligazioni di paesi come la Francia e l'Italia". Guardando alle elezioni in Germania, Schroders crede che per il mercato "la preoccupazione principale è l'ascesa del movimento di estrema destra 'Alternative fur Deutschland' (AfD). Dagli ultimi sondaggi emerge che l'AfD sta perdendo terreno, quindi il pericolo di rischi politici dalla Germania è molto basso". Anche in questo caso, l'Italia rischia di rappresentare una eccezione fragile. Dice Schroders: "Il caso Italia invece potrebbe essere più complicato. Le elezioni dovrebbero tenersi nel primo trimestre 2018, ma potrebbero essere anticipate, visto che l'attuale leadership non ha ottenuto il mandato popolare. Il rischio è che il Movimento 5 Stelle anti-establishment e anti-austerity batta il Partito Democratico, il cui consenso è in calo, stando ai sondaggi. Il nostro scenario base prevede che i Democratici ottengano la maggioranza dei seggi e siano chiamati a formare una coalizione di Governo con altri partiti. Se però dovesse vincere il M5S, allora diventerebbe molto difficile governare l'Italia per molti anni. Potenzialmente ciò potrebbe portare a una crisi del debito sovrano e a una potenziale conseguente uscita dall'euro".