MILANO - I tassisti scaldano i motori per lo sciopero di giovedì, chiedendo al governo di avere voce in capitolo nella definizione delle regole del servizio pubblico e porre un argine alle nuove tecnologie, Uber in testa, che hanno cambiato il panorama del trasporto su quattro ruote. Proprio la società americana ha potuto portare oggi al Ministero dei trasporti la sua proposta di liberalizzazione del mercato. Per domani, i sindacati dei taxi sono stati convocati dal dicastero al "fine di esaminare le questioni connesse al settore".
Una mossa che potrebbe in extremis scongiurare lo sciopero delle auto bianche previsto per giovedì, anche se il clima resta teso. Fino alla mattinata non erano escluse anche azioni forti come il blocco delle autostrade. Commenta Sergio Tarabù della Uiltrasporti dopo la notizia del passo del Mit: "Noi saremmo disposti a sospendere lo sciopero solo a fronte di una convocazione che porti a un documento di proposta da parte del Ministero che accolga le nostre richieste. Allo stato siamo ancora in attesa di capire cosa ha da dirci il dicastero, e agiremo di conseguenza". Diversa la posizione di Nicola Di Giacobbe, della Filt Cgil-Unica, che vuole di più: "Il governo deve ripartire da zero e deve chiarire cosa intende per 'innovazioni tecnologiche': se aiutano tassisti e noleggiatori ad avvicinare domanda e offerta, massima disponibilità al dialogo. Ma se si tratta di una liberalizzazione selvaggia del mercato a vantaggio delle multinazionali che sfruttano il lavoro di altri, allora non va bene".
Un passo indietro, dunque, rispetto a quella che sembra ormai l'impostazione data alla materia dal Mit. Il dicastero starebbe pensando a tre pilastri intorno ai quali far ruotare il testo di riordino del settore. In primo luogo, si istituirebbero delle "aree protette" per gli Ncc. Delle zone di competenza, libere, per gli autisti di auto a noleggio, che una volta lasciato il cliente non dovrebbero rientrare nelle autorimesse di partenza (vincolo per altro mai applicato, come chiarito da ultimo nel Milleproroghe), ma limitarsi a restare in un ambito territoriale ottimale, forse su base regionale (o forse più circoscritto). Il secondo aspetto riguarda una stretta sui controlli nei confronti delle app che permettono l'incontro tra domanda e offerta di viaggi con autista. Sarebbe invece da leggere come una apertura ai tassisti l'innovazione allo studio in termini di maggiore flessibilità sul cumulo delle licenze, sui turni e sui prezzi da applicare (mantenendo però le tariffe fisse per alcuni servizi come il collegamento agli aeroporti).
Di Giacobbe non è affatto propenso ad accettare una simile impostazione: "Le autorizzazioni per Ncc e le licenze per i taxi sono rilasciate dai Comuni, per le esigenze di mobilità dei loro cittadini. Il governo non deve far altro che demandare alle Regioni il compito di stabilire l'entità territoriale dei bacini dei servizi. Ma sul vincolo di far passare le auto con conducente dal garage non si può retrocedere: è fondamentale perché i due mercati di riferimento restino separati. Il taxi è un 'servizio alla piazza', il noleggio ha esigenze diverse: macchina - di un certo tipo - disponibile per più ore. Siamo contrari ad abolire questo vincolo". In generale, il sindacalista solleva il problema della normazione delle nuove tecnologie: "Stanno entrando sempre più soggetti sul mercato. Le pare normale che se apro un'applicazione per condividere un viaggio trovo decine di guidatori pronti a portarmi dalla stazione Termini a Fiumicino? Se stanno diventando strumenti di lavoro, bisogna intervenire: la tecnologia non può essere uno strumento di concorrenza sleale". Risale a monte anche Tarabù: "Bisogna partire da un chiaro censimento di licenze e autorizzazioni esistenti, risolvendo il problema degli autisti che operano nei comuni limitrofi. Solo dopo aver sanato gli abusivi si può ragionare sugli ambiti territoriali. Solo quando avremo capito che tipo di regole - chiare e trasparenti - il Mit vuole impostare, potremo guardare i dettagli tecnici".
Ovviamente l'impostazione di Uber, che nei giorni scorsi ha aperto a una forma di compensazione per i tassisti in una fase transitoria di apertura del mercato, è di tutt'altra marca. Il general manager in Italia, Carlo Tursi, ne aveva parlato in un raro comunicato ufficiale: "Oggi siamo finalmente di fronte all'opportunità di offrire alle persone quello che chiedono: più scelta e qualità nei servizi che usano per spostarsi. Ci auguriamo che il governo ascolti anche le voci dei cittadini e dei consumatori". Oggi, al ministero, ha ribadito la sua proposta: togliere il numero chiuso di licenze dal mercato, istituire un sistema compensazione oer chi vede depauperarsi la licenza, dare la possibilità a un numero aperto di soggetti di fare domanda per entrare nel nuovoservizio low cost, su scala nazionale.
Una mossa che potrebbe in extremis scongiurare lo sciopero delle auto bianche previsto per giovedì, anche se il clima resta teso. Fino alla mattinata non erano escluse anche azioni forti come il blocco delle autostrade. Commenta Sergio Tarabù della Uiltrasporti dopo la notizia del passo del Mit: "Noi saremmo disposti a sospendere lo sciopero solo a fronte di una convocazione che porti a un documento di proposta da parte del Ministero che accolga le nostre richieste. Allo stato siamo ancora in attesa di capire cosa ha da dirci il dicastero, e agiremo di conseguenza". Diversa la posizione di Nicola Di Giacobbe, della Filt Cgil-Unica, che vuole di più: "Il governo deve ripartire da zero e deve chiarire cosa intende per 'innovazioni tecnologiche': se aiutano tassisti e noleggiatori ad avvicinare domanda e offerta, massima disponibilità al dialogo. Ma se si tratta di una liberalizzazione selvaggia del mercato a vantaggio delle multinazionali che sfruttano il lavoro di altri, allora non va bene".
Un passo indietro, dunque, rispetto a quella che sembra ormai l'impostazione data alla materia dal Mit. Il dicastero starebbe pensando a tre pilastri intorno ai quali far ruotare il testo di riordino del settore. In primo luogo, si istituirebbero delle "aree protette" per gli Ncc. Delle zone di competenza, libere, per gli autisti di auto a noleggio, che una volta lasciato il cliente non dovrebbero rientrare nelle autorimesse di partenza (vincolo per altro mai applicato, come chiarito da ultimo nel Milleproroghe), ma limitarsi a restare in un ambito territoriale ottimale, forse su base regionale (o forse più circoscritto). Il secondo aspetto riguarda una stretta sui controlli nei confronti delle app che permettono l'incontro tra domanda e offerta di viaggi con autista. Sarebbe invece da leggere come una apertura ai tassisti l'innovazione allo studio in termini di maggiore flessibilità sul cumulo delle licenze, sui turni e sui prezzi da applicare (mantenendo però le tariffe fisse per alcuni servizi come il collegamento agli aeroporti).
Di Giacobbe non è affatto propenso ad accettare una simile impostazione: "Le autorizzazioni per Ncc e le licenze per i taxi sono rilasciate dai Comuni, per le esigenze di mobilità dei loro cittadini. Il governo non deve far altro che demandare alle Regioni il compito di stabilire l'entità territoriale dei bacini dei servizi. Ma sul vincolo di far passare le auto con conducente dal garage non si può retrocedere: è fondamentale perché i due mercati di riferimento restino separati. Il taxi è un 'servizio alla piazza', il noleggio ha esigenze diverse: macchina - di un certo tipo - disponibile per più ore. Siamo contrari ad abolire questo vincolo". In generale, il sindacalista solleva il problema della normazione delle nuove tecnologie: "Stanno entrando sempre più soggetti sul mercato. Le pare normale che se apro un'applicazione per condividere un viaggio trovo decine di guidatori pronti a portarmi dalla stazione Termini a Fiumicino? Se stanno diventando strumenti di lavoro, bisogna intervenire: la tecnologia non può essere uno strumento di concorrenza sleale". Risale a monte anche Tarabù: "Bisogna partire da un chiaro censimento di licenze e autorizzazioni esistenti, risolvendo il problema degli autisti che operano nei comuni limitrofi. Solo dopo aver sanato gli abusivi si può ragionare sugli ambiti territoriali. Solo quando avremo capito che tipo di regole - chiare e trasparenti - il Mit vuole impostare, potremo guardare i dettagli tecnici".
Ovviamente l'impostazione di Uber, che nei giorni scorsi ha aperto a una forma di compensazione per i tassisti in una fase transitoria di apertura del mercato, è di tutt'altra marca. Il general manager in Italia, Carlo Tursi, ne aveva parlato in un raro comunicato ufficiale: "Oggi siamo finalmente di fronte all'opportunità di offrire alle persone quello che chiedono: più scelta e qualità nei servizi che usano per spostarsi. Ci auguriamo che il governo ascolti anche le voci dei cittadini e dei consumatori". Oggi, al ministero, ha ribadito la sua proposta: togliere il numero chiuso di licenze dal mercato, istituire un sistema compensazione oer chi vede depauperarsi la licenza, dare la possibilità a un numero aperto di soggetti di fare domanda per entrare nel nuovoservizio low cost, su scala nazionale.