MILANO - Seduta sottotono per le Borse europee, deboli fin dalla mattinata in scia alle tensioni geopolitiche in Estremo Oriente. Piazza Affari riesce però a chiudere in rialzo dello 0,17%, mentre le altre restano in rosso: Londra scivola dello 0,73%, Francoforte arretra dello 0,48% e Parigi dello 0,15%. Negativa anche Tokyo, dove l'indice Nikkei ha terminato stamane con un tonfo del 2,13%. Pesantezza ereditata dalla chiusura di ieri sera di Wall Street, con la peggiore giornata della presidenza Trump. E oggi la Borsa Usa ha chiuso contrastata, con il Dow Jones in calo dello 0,02%, il Nasdaq in discesa dello 0,48% e lo S&P 500 in progresso dello 0,19%.
Complessivamente sul mercato comincia a montare scetticismo sul fatto che politiche fiscali promesse dal neo presidente a sostegno dell'economia Usa possano incontrare il favore del Congresso. "Il fatto è che i mercati si sono aspettati troppo da Trump", spiega Jonathan Ravelas, chief market strategist di BDO Unibank citato da Bloomberg. "Gli investitori stanno ricalibrando le aspettative sul fatto che la politica espansiva di Trump non si realizzerà dall'oggi al domoani ma richiederà tempo e interventi legislativi".
Per Piazza Affari, oggi appuntamento importante con la star Conference in cui le 61 società quotate sul segmento Star incontrano gli investitori. In positivo Parmalat dopo il fallimento dell'Opa lanciata da Lactalis e la decisione della società francese di riaprire i tempi di adesione all'offerta rinunciando al raggiungimento della soglia del 90% per completare l'operazione. Bene Telecom e Leonardo mentre Mediaset accusa il colpo sulla scia delle tensioni con Vivendi.
Lo spread tra Btp e Bund chiude stabile a 185 punti. Il rendimento è al 2,27%. Il differenziale tra Bonos e Bund si attesta a 122 punti con tasso all'1,63%. Chiusura in lieve calo per l'euro sul dollaro ma sempre sopra quota 1,08, dopo aver toccato ieri i livelli massimi da sei settimane a 1,0819 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,0805 dollari e a 120,01 yen. Dollaro che arretra anche verso la valuta nipponica a 111,08 yen. Resta osservata speciale la sterlina: "Dal 23 giugno (giorno del referendum su Brexit), ha avuto un crollo verticale comparata alle valute del G10 e dei mercati emergenti" dice Massimo Siano di Etf Securities. "Soltanto la lira turca, sulla soglia della guerra civile ha performato peggio". Come dimostrano alcuni piani di grandi banche, "il settore finanziario è quello più minacciato dalla Brexit e il rischio è che nonostante la discesa della sterlina l’Europa costringa le banche a traslocare. L’Europa è il primo partner commerciale con la Gran Bretagna, senza accordi il Paese rischia di pagare in termini di inflazione gli eventuali dazi, specie nel settore agricolo. La Gran Bretagna, per far dimenticare gli svantaggi della Brexit, sta aumentando pericolosamente il suo debito alle prossime generazioni che non hanno votato al referendum".
Pochi spunti dall'agenda macroeconomica, che registra in mattinata l'inversione di segno della bilancia commerciale giapponese, con un surplus a 813, 4 miliardi di yen (circa 6,8 miliardi di euro). I dati diffusi dal Ministero delle Finanze superano le aspettative degli analisti e seguono il deficit di 1.087,9 miliardi di yen registrato a gennaio. Il risultato è frutto di un balzo delle esportazioni cresciute dell'11,3 per cento annuo mentre le importazioni sono cresciute solo dell'1,2 per cento. Negli Usa, l'indice sui mutui è sceso del 2,7% a 406,8 punti nella settimana al 17 marzo dal precedente 418,1 punti.
Petrolio in calo dopo la pubblicazione delle scorte settimanali negli Usa. Il Brent torna sotto i 50 dollari al barile per la prima volta da novembre scorso. Il Wti è scivolato fino a 47 dollari al barile. L'oro torna in rialzo sui mercati internazionali. Il lingotto vale 1.247 dollari l'oncia segnando un progresso dello 0,25%.
Complessivamente sul mercato comincia a montare scetticismo sul fatto che politiche fiscali promesse dal neo presidente a sostegno dell'economia Usa possano incontrare il favore del Congresso. "Il fatto è che i mercati si sono aspettati troppo da Trump", spiega Jonathan Ravelas, chief market strategist di BDO Unibank citato da Bloomberg. "Gli investitori stanno ricalibrando le aspettative sul fatto che la politica espansiva di Trump non si realizzerà dall'oggi al domoani ma richiederà tempo e interventi legislativi".
Per Piazza Affari, oggi appuntamento importante con la star Conference in cui le 61 società quotate sul segmento Star incontrano gli investitori. In positivo Parmalat dopo il fallimento dell'Opa lanciata da Lactalis e la decisione della società francese di riaprire i tempi di adesione all'offerta rinunciando al raggiungimento della soglia del 90% per completare l'operazione. Bene Telecom e Leonardo mentre Mediaset accusa il colpo sulla scia delle tensioni con Vivendi.
Lo spread tra Btp e Bund chiude stabile a 185 punti. Il rendimento è al 2,27%. Il differenziale tra Bonos e Bund si attesta a 122 punti con tasso all'1,63%. Chiusura in lieve calo per l'euro sul dollaro ma sempre sopra quota 1,08, dopo aver toccato ieri i livelli massimi da sei settimane a 1,0819 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,0805 dollari e a 120,01 yen. Dollaro che arretra anche verso la valuta nipponica a 111,08 yen. Resta osservata speciale la sterlina: "Dal 23 giugno (giorno del referendum su Brexit), ha avuto un crollo verticale comparata alle valute del G10 e dei mercati emergenti" dice Massimo Siano di Etf Securities. "Soltanto la lira turca, sulla soglia della guerra civile ha performato peggio". Come dimostrano alcuni piani di grandi banche, "il settore finanziario è quello più minacciato dalla Brexit e il rischio è che nonostante la discesa della sterlina l’Europa costringa le banche a traslocare. L’Europa è il primo partner commerciale con la Gran Bretagna, senza accordi il Paese rischia di pagare in termini di inflazione gli eventuali dazi, specie nel settore agricolo. La Gran Bretagna, per far dimenticare gli svantaggi della Brexit, sta aumentando pericolosamente il suo debito alle prossime generazioni che non hanno votato al referendum".
Pochi spunti dall'agenda macroeconomica, che registra in mattinata l'inversione di segno della bilancia commerciale giapponese, con un surplus a 813, 4 miliardi di yen (circa 6,8 miliardi di euro). I dati diffusi dal Ministero delle Finanze superano le aspettative degli analisti e seguono il deficit di 1.087,9 miliardi di yen registrato a gennaio. Il risultato è frutto di un balzo delle esportazioni cresciute dell'11,3 per cento annuo mentre le importazioni sono cresciute solo dell'1,2 per cento. Negli Usa, l'indice sui mutui è sceso del 2,7% a 406,8 punti nella settimana al 17 marzo dal precedente 418,1 punti.
Petrolio in calo dopo la pubblicazione delle scorte settimanali negli Usa. Il Brent torna sotto i 50 dollari al barile per la prima volta da novembre scorso. Il Wti è scivolato fino a 47 dollari al barile. L'oro torna in rialzo sui mercati internazionali. Il lingotto vale 1.247 dollari l'oncia segnando un progresso dello 0,25%.