Economia

Petrolio, alcuni Paesi Opec chiedono più tagli. Ma il mercato non crede più ai rialzi dei prezzi

(reuters)
Dopo l'iniziale risalita dei corsi, l'effetto dei tagli alla produzione nel cartello guidato dall'Arabia Saudita è svanito: la produzione americana sta facendo da contraltare alla stretta Opec. Così si inizia a ragionare su un'estensione. Ma gli hedge fund hanno smesso di scommettere
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MILANO - Dopo la prima impennata, a seguito dell'accordo Opec sul taglio alla produzione di greggio, le cui basi furono gettate ad Algeri nel settembre scorso e che poi fu messo in atto da gennaio, i prezzi del petrolio faticano a consolidare il loro rialzo. Molti analisti, d'altra parte, avevano immaginato che sarebbe stata una mossa importante ma non sufficiente a ribaltare il mercato. Fin da subito era chiaro che la diminuzione di estrazioni dal cartello guidato dall'Arabia Saudita avrebbe un po' riequilibrato domanda e offerta; ma d'altra parte avrebbe fatto riaprire le bocche dello shale oil americano, con l'effetto di inondare il mercato di nuova materia prima e riportare tensioni sui corsi dei mercati.

In effetti è quel che è accaduto negli ultimi tempi: recuperata la soglia di 50 dollari al barile, il petrolio nelle ultime sedute l'ha ripassata nettamente al ribasso. Ed ecco che l'Opec passa allora alle parole forti verso i suoi membri: li invita tutti a tagliare la loro produzione, in linea con gli accordi del 30 novembre 2016, avvertendo che, se non lo faranno, i mercati resteranno depressi. Il tagli concordato di 1,2 milioni di barile al giorno va considerato in "modo molto serio" dice il ministro del Petrolio del Kuwait, Issam Almarzooq, che presiede il comitato dell'Opec che sovrintende all'implementazione dell'accordo. "Occorre fare di più - aggiunge - Serve conformità nel board. Assicuriamo che noi lo faremo".

Dall'Organizzazone non arrivano solo richiami, ma anche le voci di chi chiede di fare di più, per quanto riguarda i tagli: cinque paesi dell'Opec (più l'Oman dal suo esterno) hanno domandato nei giorni scorsi una estensione del taglio alla produzione oltre giugno e il Kuwait si è speso pubblicamente precisando che si dovrebbe trattare di un ulteriore impegno di sei mesi. Un progetto da mettere nell'agenda del vertice Opec di aprile, per il quale è arrivato il placet di Venezuela, Iraq, Algeria e Angola. Ma non è un percorso semplice: la Russia, che dell'organizzazione non fa parte ma ha aderito all'ultima intesa, ha chiesto tempo per esprimere una decisione.
Le scorte americane salgono (barre), il prezzo del Wti scende (linea bianca) 
Infatti l'uscita non ha ancora scaldato il cuore degli investitori, che a giudicare dai prezzi restano scettici. "Sui mercati c'è insofferenza, perché si continua a vedere una crescia delle scorte americane insieme all'attività di estrazione degli Usa", ha sintetizzato l'analista Daniel Hynes, a Bloomberg. Secondo lui, "il mercato sta sicuramente domandando" una estensione dell'accordo Opec. Non è un caso che i gestori dei fondi speculativi siano assolutamete scettici sulla possibiltà che il prezzo del petrolio salga ulteriormente: secondo la U.S. Commodity Futures Trading Commission, le posizioni nette lunghe (cioè le scommesse sui rialzi) sono scese del 37% dai record del mese scorso. Intanto il prezzo del barile Wti resta sotto i 48 dollari al barile sui mercati proprio per le incertezze che ancora persistono, fra paesi Opec e non, sul prolungamento dei tagli alla produzione. Il Brent è poco sopra 50 dollari. Nell'ultima settimana il Wti ha toccato i minimi dell'anno, scendendo persino sotto quota 48 dollari al barile.
Il grafico di Bloomberg mostra come le scommesse sui rialzi del Wti (linea bianca) abbiano virato in picchiata di fronte alla continua risalita delle scorte Usa, che ha annullato l'effetto dei tagli Opec