Muro con il Messico, al via la lotta per accaparrarsi un pezzo di businness
Barbara Ardù
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di BARBARA ARDU'
(ap)
Entro la fine di marzo dovranno essere presentati i progetti. Oltre 700 aziende in gara, comprese quelle messicane nonostante la condanna della Chiesa per un'opera che crea anche problemi etici
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ROMA - Bocciato dai giudici sul divieto di entrare negli Stati Uniti per i cittadini di 9 stati musulmani, costretto a fare marcia indietro sull'Obamacare, che alla conta il Congresso gli avrebbe bocciato, Donald Trump tira dritto sulla costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico. "Costruire il muro" per fermare l'immigrazione è stato uno degli slogan più amati da quei milioni di americani che lo hanno portato alla Casa Bianca. Non gridato, ma sussurrato e sicuramente con piacere, anche negli uffici delle grandi società di costruzione e in quelli dei big del cemento made in Usa. Che sperano, tra l'altro, che su un altro slogan il presidente non deluderà, quel "buy american", che si sta traducendo nel nuovo protezionismo trumpiano. E che il muro si farà, costi quel che costi, è ormai certo. La scorsa settimana la CBP, la Customs and Border Protection America, ha pubblicato due inviti a farsi avanti, rivolti al…
ROMA - Bocciato dai giudici sul divieto di entrare negli Stati Uniti per i cittadini di 9 stati musulmani, costretto a fare marcia indietro sull'Obamacare, che alla conta il Congresso gli avrebbe bocciato, Donald Trump tira dritto sulla costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico. "Costruire il muro" per fermare l'immigrazione è stato uno degli slogan più amati da quei milioni di americani che lo hanno portato alla Casa Bianca. Non gridato, ma sussurrato e sicuramente con piacere, anche negli uffici delle grandi società di costruzione e in quelli dei big del cemento made in Usa. Che sperano, tra l'altro, che su un altro slogan il presidente non deluderà, quel "buy american", che si sta traducendo nel nuovo protezionismo trumpiano. E che il muro si farà, costi quel che costi, è ormai certo. La scorsa settimana la CBP, la Customs and Border Protection America, ha pubblicato due inviti a farsi avanti, rivolti alle aziende interessate al businness. E il bando ha tempi stretti. Entro il 29 marzo, disegni, progetti, e quant'altro vanno presentati. Ma quanto costerà il muro non è ancora chiaro. La cifra potrebb oscillare tra i 12 e i 25 miliardi di dollari. Mentre uno studio pubblicato dalla Mit Technology Rewiew, stima che costruire un muro di cemento armato (così lo vuole Trump) alto 16 metri e lungo mille chilometri costrerebbe circa 38 miliardi di dollari.
Una pioggia di soldi che ha attirato l'interesse di 700 imprese, scrive The Economist, quelle hanno presentato domanda. Certo non tutti sono big del cemento. Ci sono anche piccole e medie imprese che si candidano per sistemare le luci, le telecamere di sorveglianza, e quant'altro sia necessario a far sì che nessun messicano possa entrare negli Stati Uniti attraverso il confine. E non sono solo statunitensi o estere, ce ne sono molte che hanno la loro sede proprio in quel Messico che dovrebbero contribuire a sbarrare. Almeno una su dieci è messicana. Il che pone anche un problema etico. La Chiesa messicana si è già espressa, condannando quelle aziende che si rendano disponibili a partecipare alla gara per la costruzione. Tant'è che la Cemex, un gigante del cemento messicano che ha i suoi impianti su entrambi i lati del confine, ha detto che non avrebbe fornito il cemento, anche se in un primo tempo si era detta interessata a partecipare alla gara. Ma ci sono altre aziende straniere che hanno inviato le loro domande. La SA Fence & Gate (Sud Africa) e la spagnola Quikfence non si sono tirate indietro, ma hanno ben poche speranze, se Trump, manterrà la promessa di far largo solo ai produttori Usa.
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E che fanno le imprese Usa? Stanno alla finestra? Non tanto. Howard Nye, ceo di Martin Marietta, sede in North Carolina, taglia corto e spiega in modo semplice che la sua azienda "ha in generale interessi su progetti per la realizzazione di grandi strutture infrastrutturali". Tant'è che le azioni, così come quelle di tante altre imprese del settore, sono schizzati alle stelle da quando Donald Trump ha promesso di spendere 1 trilione di dollari per rinnovare e costruire grandi opere infrastrutturali in giro per il Paese. Ma se molti degli ambiziosi progetti di Trump sembrano poter aspettare, il muro al confine col Messico va avanti speditamente. E c'è anche chi, pur di scrollarsi di dosso problemi etici, si maschera dietro il traffico di droga. Lo fa un imprenditore vicino a San Diego, che non nasconde il suo interesse a partecipare alla costruzione del muro, perché sarebbe una barriera necessaria a "tenere fuori spacciatori pericolosi". C'è poi la KBR, che ha già contribuito a costruire il campo di detenzione di Guantanamo Bay e probabilmente non dovrebbe farsi problemi morali a partecipare a tirar su il muro col Messico.Le grandi aziende Usa, d'altra parte, hanno le migliori competenze in progettazione e gestione, oltre a un grande serbatoio di manodopera.
Ci sono poi tante aziende che pur non essendo interessate alla costruzione vogliono ritagliarsi una parte nell'opera. Tra le tante cose dette sul muro, una spiccava: se dalla parte messicana, il muro può essere nient'altro che una lunga parete di cemento grigio, il lato americano avrebbe dovuto essere colorato o quanto meno una parete esteticamente bella da guardare. Il che ha richiamato l'attenzione di chi realizza accessori per mascherare pareti. E qui la fantasia si perde: imprese di illuminazione, piattaforme standard, videosorveglianza remoti, tra i candidati c'è di tutto e di più.Una di queste società è convinta che saranno necessarie ben 2.020 telecamere di sorveglianza lungo la parete, che a conti fatti garantirebbe un'introito fisso l'anno i ben 10 milioni di dollari.
Ma nonostante la forte manifestazione di interesse da parte dei potenziali offerenti, il programma di costruzione potrebbe essere imprevedibile. Il muro attraverserebbe infatti molti lotti di terreno privato e anchese la legge può espropriarli per il bene pubblico, c'è da mettere in conto i risarcimenti legali ai proprietari, oltre a un notevole numero di cause legali. Concordare un adeguato risarcimento per i proprietari terrieri sfrattati si potrebbe trasformare in cause che vanno avanti per anni e che tanto faranno arricchire gli studi legali.