Economia

Nasce il servizio civile universale: pubblicato il decreto in Gazzetta

I nuovi progetti potranno prevedere fino a tre mesi di servizio in un altro Paese dell'Unione Europea: diventa un Erasmus del Servizio civile. Ma intanto la Corte dei Conti Ue boccia Garanzia Giovani

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri uno dei Decreti legislativi previsti dalla riforma del Terzo settore che istituisce e regola il servizio civile "universale". 

"Esprimo tutta la mia soddisfazione per la conclusione di questo percorso con il quale nasce il Servizio civile universale",  ha commentato Luigi Bobba, sottosegretario al lavoro con delega al provvedimento. "Stiamo raccogliendo i primi frutti del lavoro avviato all'indomani dell'emanazione della legge delega di riforma del Terzo settore, dall'impresa sociale e del Servizio civile. Con questo primo decreto delegato intendiamo favorire e sostenere le occasioni di impegno volontario e civico dei giovani nel mondo associativo e nelle istituzioni locali. Un'occasione di formazione personale all'impegno civico, nonché un'opportunità di conseguire nuove competenze in vista di una successiva attività lavorativa".

Il Servizio Civile, uno strumento di Garanzia Giovani. Con la riforma del Terzo settore si aprono le porte dell'estero

Poiché i nuovi progetti potranno prevedere fino a tre mesi di servizio in un altro Paese dell'Unione Europea, ricalcando l'onda dell'iniziativa del Corpo Europeo di Solidarietà lanciata dalla Commissione europea, per i ragazzi e per le ragazze si apre così la prospettiva di un Erasmus del Servizio civile.

La notizia della pubblicazione del decreto arriva insieme ai rilievi - poco lusinghieri - su Garanzia Giovani: li ha stilati la Corte dei Conti europea, che ha bocciato il programma su cui l'Unione ha puntato per alleviare l'enorme fardello della disoccupazione giovanile. Per la Corte si era fissata un obiettivo troppo ambizioso per poter funzionare e in molti Paesi, tra cui l'Italia, non ha aiutato a ridurre davvero il numero degli inattivi, che è tutt'ora il più elevato d'Europa. I magistrati arrivano alla conclusione che a tre anni dall'adozione del progetto "le aspettative non sono state rispettate". Prima di tutto, non tutta la platea dei giovani 'inattivi' (NEET), cioè senza impiego e non occupati a studiare, è stata raggiunta.

Questo perché alcuni Paesi, tra cui l'Italia, non hanno saputo mettere in piedi un sistema di classificazione adeguato. Il nostro Paese ha deciso di mettere in piedi un nuovo database, ignorando quelli già esistenti. I giovani devono dunque iscriversi su questa nuova piattaforma, una cosa che, osservano gli esperti, li ha scoraggiati, oltre a creare un "inutile" aggravio burocratico: secondo i dati dello studio, prima della Garanzia Giovani i Neet registrati nei database dei disoccupati erano 925mila, cioè il 38% dei totali, percentuale precipitata al 2% nel 2014 e risalita ad appena il 9% nel 2015. L'Italia non ha previsto nessuna forma di incentivo, aggiungono gli addetti ai lavori, come invece accaduto in Irlanda, che ha dato ai ragazzi un piccolo sussidio.

Un altro motivo di delusione risiede nel fatto che le proposte di lavoro avrebbero dovuto essere "sostenibili", aiutando i giovani ad integrarsi nel mercato, spiega Iliana Ivanova, una degli autori dello studio. Invece, "a soli sei mesi dalla fine del tirocinio solo il 54% è rimasto in una situazione positiva, e dopo 12 mesi soltanto il 48%". Per l'Italia c'è anche stato un problema, noto al Paese, cioè i ritardi nei pagamenti, avvenuti in media dopo 64 giorni. Infine, c'è la questione economica: nessuno dei sette Paesi presi in considerazione ha fatto una valutazione di quanto sarebbe costato far funzionare bene il progetto.