Economia

Borse europee caute in attesa del voto francese

I listini del Vecchio Continente chiudono poco mossi: l'attenzione è sempre più rivolta verso l'appuntamento elettorale di questo fine settimana. Parigi è la migliore con Macron rafforzato dai sondaggi. L'euro resta sopra quota 1,07, lo spread scende a 200 punti

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MILANO - Gli investitori restano alla finestra in una settimana che in Europa guarda soprattutto al primo turno delle elezioni francesi. La scelta dei due candidati che si sfideranno al ballottaggio del prossimo 7 maggio sarà decisiva per definire quale potrà essere l'atteggiamento futuro di Parigi nei confronti dell'Europa e dell'euro. Milano oscilla sopra e sotto la parità in mattinata, per poi chiudere in rialzo dello 0,13% grazie al comparto bancario e Fca. Migliorano anche le altre europee: Londra e Francoforte salgono dello 0,06% e dello 0,09%, mentre Parigi è la migliore a +1,48% con il candidato Emmanuel Macron che esce rafforzato dagli ultimi sondaggi. Anche a Wall Street i listini trattano positivi dopo la vigilia contrastata: il Dow Jones sale dello 0,86%, il Nasdaq dello 0,92% e lo S&P 500 dello 0,76%.

Per Piazza Affari oggi è una giornata densa di appuntamenti. Molte società si riuniscono per approivare i conti 2016. Tra queste innanzitutto Unicredit (che riceve le dimissioni dalla vicepresidenza di Luca Cordero di Montezemolo), ma anche Inwit, Ei towers, Brembo, Geox, Banca generali, Erg, Iren e Brunello Cucinelli. Soffre Mediaset, dopo il pesante rosso evidenziato ieri con la pubblicazione dei conti 2016. Da segnalare il caso della Juventus, che prima vola dopo il passaggio alle semifinali che vale da solo 10 milioni di euro, poi torna a cedere terreno sulle prese di profitto.

L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,07 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,0767 dollari e a 117,54 yen. La sterlina resta sopra quota 1,28 sul biglietto verde, dopo aver toccato ieri il top da tre mesi: è a 1,283 dollari, ieri era al top da ottobre di 1,2860 dollari. Lo spread termina la giornata in diminuzione a 200 punti base con il rendimento del decennale italiano in calo al 2,25%.

Sul fronte dell'agenda macroeconomica si rileva la crescita dei prezzi alla produzione tedesca, che si mantiene ai massimi da 5 anni con un 3,1% annuo a marzo, sesso livello del mese precedente. Riparte la produzione nel settore delle costruzioni nell'Eurozona, con il +6,9% di febbraio al quale ha partecipato anche l'Italia (+4,6%). Dagli Usa si segnala la crescita di 10mila unità dei sussidi per la disoccupazione, peggio delle stime, così come sotto le attese è il calo dell'indice della Fed di Filadelfia a 22 punti ad aprile. Ad aprile la fiducia dei consumatori nella zona euro è aumentata rispetto a marzo di 1,4 punti portando l'indice a quota -3,6 punti.

In mattinata Tokyo ha archiviato la seduta sostanzialmente invariata rispetto all'avvio in una giornata che ha visto comunque positivi i listini asiatici, spinti soprattutto dal leggero recupero del petrolio dopo la caduta degli ultimi giorni. L'economia nipponica registra intanto una contrazione del surplus commerciale a marzo, pari a 614,722 miliardi di yen, in diminuzione rispetto agli 813,5 miliardi di febbraio, ma meglio delle attese degli analisti che prevedevano un surplus di 605,6 miliardi. L'export giapponese è salito del 12% su anno, ben al di sopra del previsto, a 7,229 trilioni di yen: mettendo in fila il quarto rialzo consecutivo. L'import è salito del 15,8% su anno.

Il prezzo del petrolio si conferma in lieve recupero anche sui mercati americani: al termine degli scambi del Vecchio continente il Wti sale dello 0,1% a 50,5 dollari al barile, il Brent si porta a 53 dollari. L'oro rallenta la discesa dopo la netta flessione di ieri che ha portato sui mercati asiatici il metallo a perdere lo 0,7%. Oggi il lingotto si stabilizza a 1.281 dollari l'oncia.