✕

Robot e lavoro: l'automazione fa paura ai più deboli

Indagine Censis-Agi: l'innovazione spaventa le famiglie di basso livello socio-economico e i meno istruiti, convinti che i nuovi processi produttivi sottrarranno posti di lavoro. Non convince il reddito di cittadinanza. Sì alla web tax, ma a livello europeo
4 minuti di lettura
ROMA - Robot e automazione affascinano gli italiani ma non li rassicurano. Li fanno sentire più sicuri a strada e in casa, meno sul posto di lavoro, che temono di perdere, sostituiti appunto da robot e macchine infernali. L'Internet delle cose, l'innovazione digitale che avanza, un po' li spaventa. E la paura cresce tra le classi sociali più deboli o meno istruite. Il robot che fa la pizza d'altra parte come può entusiasmare chi ha fatto dell'impastare acqua e farina il suo mestiere?

A misurare i timori degli italiani è il rapporto Censis-Agi "Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale", presentato al Maxxi di Roma. Si parla anche di tasse perché si è tentato di comprendere come gli italiani giudicano le proposte o soluzioni che si discutono nei palazzi del potere: il reddito di cittadinanza, la tassazione dei robot (come ha proposto Bill Gates patron di Microsoft), fino alla tassazione in Patria dei colossi del …
ROMA - Robot e automazione affascinano gli italiani ma non li rassicurano. Li fanno sentire più sicuri a strada e in casa, meno sul posto di lavoro, che temono di perdere, sostituiti appunto da robot e macchine infernali. L'Internet delle cose, l'innovazione digitale che avanza, un po' li spaventa. E la paura cresce tra le classi sociali più deboli o meno istruite. Il robot che fa la pizza d'altra parte come può entusiasmare chi ha fatto dell'impastare acqua e farina il suo mestiere?

A misurare i timori degli italiani è il rapporto Censis-Agi "Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale", presentato al Maxxi di Roma. Si parla anche di tasse perché si è tentato di comprendere come gli italiani giudicano le proposte o soluzioni che si discutono nei palazzi del potere: il reddito di cittadinanza, la tassazione dei robot (come ha proposto Bill Gates patron di Microsoft), fino alla tassazione in Patria dei colossi del web (ma non solo), che eludono il fisco parcheggiando gli utili nei Paesi più fiscalmente convenienti. E poi c'è un ultimo problema che andrà affrontato: con l'automazione di molti servizi, anche pubblici, ci troveremo prima o poi con un buon un 23,5% della popolazione italiana che rimarrà tagliata fuori per "ignoranza" digitale. D'altra parte sale il numero degli anziani in un Paese dove i giovani spesso se ne vanno all'estero.

L'Italia digitale. La maggioranza relativa degli italiani (44,6%) è convinta che il ritardo accumulato dall'Italia sul digitale sia ormai irrecuperabile. Non si riesce a tenere il passo rispetto agli altri Paesi. Meno pessimista il 29,6%, che vede una realtà in cambiamento, mentre solo 10 italiani su 100 ritengono che il gap si sia ristretto negli ultimi anni. Non pochi gli iper critici (15,3%) che disegnano l'Italia come un paese che si avvia verso il declinio, ultimo in Europa. 

L'innovazione spaventa i deboli.  È chi vive in famiglie di basso livello socio-economico a temere le innovazioni (66,7%). E anche il titolo di studio pesa sulla visione del futuro. Tra chi non ha né diploma né laurea è diffusa l'idea che i processi innovativi finiranno per ampliare con l'andare del tempo la forbice tra i ceti sociali.

L’automazione nei processi produttivi: l’allarme lavoro. Un ulteriore preoccupazione viene dalla penetrazione dell’innovazione nei processi produttivi. Il 37,8% degli italiani ritiene che processi di automazione sempre più spinti e pervasivi determineranno un saldo negativo di posti di lavoro. Anche in questo caso le maggiori preoccupazioni sono riscontrabili tra chi non dispone di titoli di studio elevati (43,8%). C'è però anche un 33,5% di intervistati convinto che le opportunità aumenteranno in uno scenario di nuovi lavori ancora per gran parte inesplorato. Completano il quadro coloro (il 28,5%) che ritengono che i posti di lavoro nel complesso non varieranno in termini numerici. Il cambiamento riguarderà semmai il tipo di lavoro che saremo chiamati a svolgere.

Tecnologie digitali per la sicurezza: un’equazione ad “alto gradimento”. Il pendolo tra libertà e sicurezza si sposta decisamente verso quest’ultima. Il 40,8% degli italiani valuta positivamente la penetrazione in ambito urbano delle tecnologie che consentono un maggior controllo sulla vita collettiva. Il 43,8% dichiara di adattarsi volentieri a un maggior controllo, a patto che questo coincida con più sicurezza. Queste posizioni si amplificano tra la componente più anziana della popolazione.
 
Sottostimato il valore positivo dell’automazione nei processi industriali.
Per un 10% di italiani automazione e robotica fanno ancora parte della fantascienza. La maggior parte (il 40,6%) si concentra invece sui dispositivi che migliorano la vita quotidiana svolgendo al posto nostro compiti ritenuti faticosi o ripetitivi. Ci sono poi coloro che focalizzano l’attenzione sulla possibile disoccupazione che verrà generata dall’applicazione massiccia della robotica nei processi produttivi (il 29,9 del totale dei rispondenti, che salgono però al 41,6% considerando la sola componente meno istruita della popolazione). Solo il 18,7% degli italiani associa in prima istanza l’automazione e la robotica alla possibilità di ottimizzare i processi produttivi delle aziende aumentandone la competitività e la produzione di valore aggiunto. Il concetto di “fabbrica 4.0” e il delta di produttività che si potrà creare da un nuovo rapporto tra lavoratori e macchine sempre più intelligenti e connesse non trova molto spazio nell'immaginifico degli italiani.

Tassare o incentivare automazione e robotica? Per il 42,1% degli italiani la penetrazione dell’automazione e della robotica nei processi produttivi deve essere in qualche modo regolata perché, sostituendo il lavoro umano, finiranno per determinare una riduzione del gettito fiscale complessivo. Una percentuale di fatto identica (il 41,6%) la pensa però diversamente: l’evoluzione scientifica e tecnologica seguirà il suo corso e non ha senso introdurre meccanismi che finiscono per porre paletti e limiti. E pochi (il 16,3%) sono convinti che la robotica vada incentivata come elemento di sostegno alla competitività delle imprese italiane (16,3%).
 
Sì alla web tax, ma attenzione alle conseguenze. Più della metà della popolazione italiana (55,0%) concorda nel ritenere opportuna una legge in grado di tassare i profitti generati in Italia dai grandi soggetti web (Google, Facebook, E.Bay, Amazon, AirBnB, ecc.) con sede legale all’estero in paesi a fiscalità privilegiata. La volontà del governo italiano di proporre un simile provvedimento agli altri Paesi Ue durante il prossimo G7 dei ministri finanziari, gode dunque dei consensi della maggior parte degli italiani. Consapevolmente, un ulteriore 27,6% degli intervistati ritiene che la questione non possa o non vada affrontata a livello nazionale ma che vada demandata all’Unione Europea.

Non convince il reddito di cittadinanza. Per fronteggiare il problema della disoccupazione giovanile gli italiani e le giovani generazioni soprattutto, chiedono alla politica e alle istituzioni due: il rinnovamento della pubblica amministrazione attraverso uno sblocco del turn over (29,9%) e il sostegno alle forme più avanzate di imprenditoria giovanile (27,9%). No invece a interventi di natura socio-assistenziale come il reddito di cittadinanza, sia pure collegate a percorsi formativi obbligatori. I consensi sono limitati sia tra i giovani (19,6%) che nel corpo sociale nel suo complesso (18,8%). cosìpoco interesse suscitano politiche atte a rinnovare i centri per l'impiego, la formazione, ecc.

L'Italia fuori rete. Chi non usa Internet (il 34,1%), prova una sensazione di estraniamento dal resto del mondo e ricorre ad amici, nipoti, ma anche Caf o patronati per "connettersi" con una realtà che richiede sempre più l'acceso tramite computer. Che è già richiesto per molte operazioni anche di carattere pubblico e nel futuro rischia di essere sempre più richiesto. E preoccupa la quota consistente (23,5%) di coloro che affermano che non saprebbero assolutamente come risolvere il problema da soli.