Economia

Alitalia, sì della Commisione Ue al prestito ponte

Condizionato però alla cessione della compagnia. "Non si tratta di aiuti di Stato". Camusso: "No a spezzatino, risorse per il rilancio"

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ROMA - Una portavoce della Commissione Ue ha confermato quanto dichiarato ieri sera dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, cioé il via libera di Bruxelles alla concessione di un prestito ponte da 400 milioni a tassi di mercato, che aiuterà Alitalia a rimanere operativa fino a quando non verrà presa una decisione sul suo destino. E le strade al momento sono due: la vendita o l'amministrazione straordinaria. Uno Stato membro "può intervenire a favore delle imprese a condizioni di mercato", ha infatti dichiarato una portavoce della Commissione europea aggiungendo che  "interventi pubblici di questo genere non sarebbero considerati aiuti di stato e non ricadono nelle norme Ue sugli aiuti pubblici". Dunque "non richiederebbero una decisione della Commissione", così come già spiegato dal ministro Calenda.

Ma il problema principe rimane sul tavolo. Cosa fare di Alitalia? Sul fronte dei sindacati, la segretaria Cgil Susanna Camusso si chiede "perché il governo debba dare un prestito ponte finalizzato allo spezzatino e alla liquidazione e non utilizzare invece le risorse pubbliche per un progetto di rilancio" per esempio "coinvolgendo la Cassa depositi e prestiti".

Ma l'ipotesi di un coinvolgimento statale è escluso dal Tesoro. "Il governo non è disponibile a partecipare direttamente o indirettamente ad alcun aumento di capitale di Alitalia" ha speigato  il ministro Pier Carlo Padoan durante il question time alla Camera. "Un eventuale intervento finanziario dello Stato" in Alitalia "sarebbe finalizzato esclusivamente a evitare l'interruzione dell'attività". Se effettivamente la compagnia delibererà di richiedere l'amministrazione straordinaria,  si procederà con "la massima tempestività all'apertura della procedura e alla nomina dell'organo commissariale straordinario"per il quale i nomi certi sembrano quelli di Luigi Gubitosi ed Enrico Laghi, con la terza casella ancora da riempire, "con il compito di provvedere alla gestione dell'impresa e di predisporre e attuare il programma che consenta una gestione conservativa dell'insolvenza". 

Tutti passaggi per i quali servono soldi. Quei 400 milioni sui quali la Commissione Ue ha già aperto, ma a condizione che si arrivi alla vendita.