MILANO - La lotta all'evasione fiscale annunciata dal governo si è tradotta in un aumento di tasse. È la critica rivolta da Confindustria al governo nel corso dell'audizione parlamentare sulla cosiddetta "manovrina". Durante il percorso di definizione del decreto legge di correzione dei conti pubblici - ha attaccato il direttore generale Marcella Panucci - è stato annunciato il ricorso a misure di contrasto all'evasione fiscale, che però non avrebbero aumentato la pressione fiscale. "Alla luce dei testi definitivi, invece, appaiono evidenti alcuni aumenti del carico impositivo".
E anche sul fronte all'evasione anche Confindustria, dopo la Cna, critica il governo per la scelta di estendere il campo di applicazione dello split payment, il meccanismo che impone al beneficiario di una prestazione di trattenere e versare direttamente l'Iva allo Stato, anziché pagarla all'acquirente. "Lo split payment determina un finanziamento a tasso zero allo Stato da parte delle imprese, privando queste ultime, seppur temporaneamente, di una vitale liquidità", ha attacto Panucci. Peraltro, continua "le tensioni finanziarie collegate a tale intervento si sommerebbero a quelle, mai sopite, legate ai ritardi di pagamento dei debiti commerciali delle Pa. Ora, l'estensione dello split payment anche alle operazioni verso società controllate dalla PA, sia centrali che locali, nonché verso società quotate inserite nell'indice Ftse-Mib non può che acuire il problema. È concreto, in primo luogo, il rischio che si ripropongano, nella prima fase di applicazione della misura, difficoltà analoghe a quelle incontrate nel 2015. In tal senso, sarà essenziale l'opera di individuazione dell'ambito soggettivo che sembra essere affidato al decreto attuativo del Mef. In secondo luogo, effetti negativi sulla gestione finanziaria dell'Iva potranno realizzarsi anche in capo alle società chiamate a versare l'Iva all'Erario in luogo dei loro fornitori e, anche sul punto, saranno decisive le modalità definite dal medesimo decreto ministeriale di attuazione".
"La manovra - ha rimarcato comunque Panucci - rientra nel pacchetto di misure necessarie per rispettare l'impegno di ricondurre il bilancio pubblico in pareggio, impegno che è via via slittato nel tempo". "Ottemperare alle richieste della commissione ue di riportare il deficit 2017 al 2,1% dal 2,3% è stata una scelta resa necessaria dal clima non più così favorevole all'investimento nel debito pubblico italiano, clima che si è creato dall'inizio del 2017, con lo spread che ormai sta stabilmente nei dintorni, se non sopra, i 200 punti base, dai meno di 100 toccati lo scorso anno".
"Un percorso più graduale di risanamento può essere immaginato solo se concordato con la Ue in cambio di un rafforzamento del processo di riforme, sul quale pende, però, la spada di Damocle di un arretramento elettoralistico", ha proseguito il dg. "Il rischio per l'Italia è di sprecare un'altra fase favorevole di congiuntura internazionale e, se il quadro politico europeo si chiarirà, di essere colta impreparata al rilancio dell'integrazione dell'Unione".
"C'è però un trade-off - ha sottolineato - tra gli obiettivi indicati nel Def di forte riduzione del deficit, annullamento delle clausole di salvaguardia e misure di sostegno alla crescita. Qualcuno di questi obiettivi non potrà essere raggiunto", ha ammonito il direttore generale di Confindustria.
In tema di conti pubblici, dai dati del Mef emerge che il fabbisogno del settore statale si è attestato a 5,2 miliardi, con una riduzione di circa 3 miliardi rispetto al corrispondente mese dello scorso anno. C'è però da considerare l'effetto da 2,1 miliardi della distribuzione degli utili di Bankitalia, che l'anno scorso erano stati staccati solo a maggio. Assume così una luce diversa anche il fatto che nel primo quadrimestre il fabbisogno si attesti a 34,5 miliardi, pressoché in linea con il periodo gennaio-aprile 2016.
E anche sul fronte all'evasione anche Confindustria, dopo la Cna, critica il governo per la scelta di estendere il campo di applicazione dello split payment, il meccanismo che impone al beneficiario di una prestazione di trattenere e versare direttamente l'Iva allo Stato, anziché pagarla all'acquirente. "Lo split payment determina un finanziamento a tasso zero allo Stato da parte delle imprese, privando queste ultime, seppur temporaneamente, di una vitale liquidità", ha attacto Panucci. Peraltro, continua "le tensioni finanziarie collegate a tale intervento si sommerebbero a quelle, mai sopite, legate ai ritardi di pagamento dei debiti commerciali delle Pa. Ora, l'estensione dello split payment anche alle operazioni verso società controllate dalla PA, sia centrali che locali, nonché verso società quotate inserite nell'indice Ftse-Mib non può che acuire il problema. È concreto, in primo luogo, il rischio che si ripropongano, nella prima fase di applicazione della misura, difficoltà analoghe a quelle incontrate nel 2015. In tal senso, sarà essenziale l'opera di individuazione dell'ambito soggettivo che sembra essere affidato al decreto attuativo del Mef. In secondo luogo, effetti negativi sulla gestione finanziaria dell'Iva potranno realizzarsi anche in capo alle società chiamate a versare l'Iva all'Erario in luogo dei loro fornitori e, anche sul punto, saranno decisive le modalità definite dal medesimo decreto ministeriale di attuazione".
"La manovra - ha rimarcato comunque Panucci - rientra nel pacchetto di misure necessarie per rispettare l'impegno di ricondurre il bilancio pubblico in pareggio, impegno che è via via slittato nel tempo". "Ottemperare alle richieste della commissione ue di riportare il deficit 2017 al 2,1% dal 2,3% è stata una scelta resa necessaria dal clima non più così favorevole all'investimento nel debito pubblico italiano, clima che si è creato dall'inizio del 2017, con lo spread che ormai sta stabilmente nei dintorni, se non sopra, i 200 punti base, dai meno di 100 toccati lo scorso anno".
"Un percorso più graduale di risanamento può essere immaginato solo se concordato con la Ue in cambio di un rafforzamento del processo di riforme, sul quale pende, però, la spada di Damocle di un arretramento elettoralistico", ha proseguito il dg. "Il rischio per l'Italia è di sprecare un'altra fase favorevole di congiuntura internazionale e, se il quadro politico europeo si chiarirà, di essere colta impreparata al rilancio dell'integrazione dell'Unione".
"C'è però un trade-off - ha sottolineato - tra gli obiettivi indicati nel Def di forte riduzione del deficit, annullamento delle clausole di salvaguardia e misure di sostegno alla crescita. Qualcuno di questi obiettivi non potrà essere raggiunto", ha ammonito il direttore generale di Confindustria.
In tema di conti pubblici, dai dati del Mef emerge che il fabbisogno del settore statale si è attestato a 5,2 miliardi, con una riduzione di circa 3 miliardi rispetto al corrispondente mese dello scorso anno. C'è però da considerare l'effetto da 2,1 miliardi della distribuzione degli utili di Bankitalia, che l'anno scorso erano stati staccati solo a maggio. Assume così una luce diversa anche il fatto che nel primo quadrimestre il fabbisogno si attesti a 34,5 miliardi, pressoché in linea con il periodo gennaio-aprile 2016.