Economia

Manovra, il governo pone la fiducia alla Camera

L'annuncio della ministra Finocchiaro, dopo il braccio di ferro con Mdp che ha minacciato di votare "no" in polemica per la reintroduzione dei voucher. Maggioranza sotto pressione anche per la contrarietà di Alfano alla legge elettorale

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MILANO - Mentre è ancora in corso il braccio di ferro Renzi-Alfano sulla proposta di legge elettorale, con vista sulle elezioni anticipate in autunno, la "manovrina" di correzione dei conti pubblici si candida ad essere il primo banco di prova per la maggioranza. La ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha posto a nome del governo la questione di fiducia alla Camera sul decreto legge che era nato per tagliare di 3,4 miliardi il deficit/Pil - in accordo con le richieste di Bruxelles - ed è finito per essere un provvedimento carico di misure. La fiducia è stata chiesta sul testo approvato dalla commissione Bilancio.

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Un testo che, come noto, include anche la nuova configurazione dei vecchi voucher, i buoni per pagare il lavoro accessorio, sulla quale si sono espresse in maniera molto critica diverse forze politiche. In particolare, è arrivato il "no" di Mdp tanto che il nuovo strumento è stato approvato - in Commissione - con l'appoggio di Lega e Fi. Se la mina dei voucher dovesse esplodere ora che la richiesta di fiducia, attesa, è stata posta nei fatti, la resa dei conti potrebbe arrivare ben presto: per la manovrina, infatti, i numeri del governo alla Camera sono tutto sommato agevoli. Ma la situazione a Palazzo Madama rischia di essere diversa e il "no" minacciato da Mdp rischia di mettere in seria difficoltà Palazzo Chigi. D'altra parte, il "soccorso azzurro" di Forza Italia, e più in generale del centrodestra che ha permesso il via libera all'emendamento alla Camera, difficilmente potrà ripetersi al Senato ora che è stata posta la fiducia.

L'assemblea voterà domani dalle 17:35 la fiducia posta dal governo sul dl manovra. Le relative dichiarazioni di voto inizieranno alle 15:30. L'Aula esaminerà gli ordini del giorno al provvedimento nella stessa serata di domani, mentre il voto finale sul provvedimento da parte di Montecitorio è previsto entro la mattinata di giovedì primo giugno. Il tempo non è molto: dopo l'esame della Camera, il decreto legge deve passare quello del Senato per essere convertito in legge entro il 23 giugno prossimo.

La discussione generale alla Camera è stata condotta per il governo dal viceministro dell'Economia, Enrico Morando, che ha parlato delle clausole di salvaguardia che dovrebbero scattare dal 2018: "Non è vero che le clausole di salvaguardia le ha introdotte la Ue, le abbiamo introdotte progressivamente noi e noi siamo responsabili di non farle scattare. Nel Def ci siamo impegnati a non farle scattare e con questo provvedimento le abbiamo ridotte nei prossimi anni".