Economia

Ocse, Italia peggiore tra i grandi per la crescita del 2018

L'Organizzazione parigina conferma la crescita del +1% quest'anno, ma taglia quella dell'anno prossimo allo 0,8%. Se però la Ue dovesse aprire a uno sconto sulla correzione dei conti, il progresso sarebbe maggiore. Oggi la firma sulla Convenzione anti-elusione

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MILANO - La crescita italiana non riesce a scrollarsi di dosso il suo essere "moderata": secondo l'Ocse, quest'anno il Belpaese crescerà dell'1%, un dato confermato rispetto alle ultime previsioni, ma l'anno prossimo si muoverà a un ritmo limitato allo 0,8%: è il peggior risultato tra i Paesi monitorati dall'Organizzazione parigina e in peggioramento rispetto al punto di espansione che veniva indicato soltanto a marzo. 

I conti italiani. A pesare sull'anno prossimo sarà una correzione dei conti pubblici stimata all'1% del Pil, sulla quale per altro è ormai aperta la trattativa tra il Tesoro e Bruxelles: se il ministro Pier Carlo Padoan riuscirà a spuntare impegni inferiori, l'effetto depressivo sul reddito nazionale sarebbe limitato. Quanto richiesto dalle regole Ue, dice l'Ocse nel suo outlook semestrale, arriva per altro mentre "l'economia sta funzionando ben al di sotto del suo potenziale e la ripresa resta fragile". L'assunto è che la correzione implichi un mix di aumento delle tasse sui consumi e di tagli alla spesa, "anche se il governo ha recentemente segnalato che intende attuare un aggiustamento fiscale dello 0,3%". La ricetta Ocse si basa, invece, sul "dare la priorità agli investimenti pubblici in infrastrutture, a programmi di ricerca e alla lotta alla povertà e al proseguimento delle riforme strutturali" che accelererebbero la ripresa e alzerebbero l'output potenziale, oltre a rendere la crescita più inclusiva e a ridurre il rapporto debito/Pil, che intanto si è "stabilizzato".

L'Organizzazione prevede un deficit/Pil al 2,1% quest'anno e all'1,4% il prossimo e un debito pubblico in calo al 131,8% nel 2017 e al 130,6% nel 2018, dopo il 132,5% toccato nel 2016. Il tasso di disoccupazione è atteso in leggera flessione all'11,5% quest'anno e all'11,2% il prossimo, dall'11,7% del 2016. La crescita dell'occupazione è vista in rallentamento da +1,3% nel 2016 a +0,7% quest'anno e a +0,5% il prossimo. Ne risentirà la dinamica dei consumi privati pronosticata a +0,7% e +0,4%, dopo +1,3% nel 2016. A livello globale, la crescita è rivista in leggero rialzo nel 2017 dal 3,3% indicato a marzo al 3,5% e la stima resta del 3,6% per il 2018, dopo il 3% del 2016.
Al governo italiano si riconosce l'arduo compito di "ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico, rafforzare la ripresa e continuare nel processo delle riforme strutturali". Annotano gli economisti che se il governo dovesse usare tutti i 20 miliardi di euro stanziati per la ricapitalizzazione delle banche, il debito aumenterebbe dell'1,2% del Pil. "Allargare la base di tassazione, perseverando nella lotta contro l'evasione fiscale e introducendo tasse sugli immobili basate su valori catastali aggiornati, alzerebbe gli introiti e rendere le tasse più eque", raccomanda l'Ocse. La riforma del sistema di tassazione dei redditi personali dovrebbe mirare ad ampliare la base eliminando le "tax expenditure" e abbassando le aliquote per i redditi più bassi, senza diminuire le entrate fiscali. Un taglio dei contributi previdenziali aumenterebbe l'occupazione, soprattutto dei lavoratori meno qualificati e meno pagati.

L'accordo anti-elusione. E proprio in tema di tassazione, in serata sempre dall'Ocse si attende la presentazione in pompa magna di un accordo transnazionale in chiave anti-elusione con la firma della Convenzione multilaterale che prosegue ed estende il lavoro fatto sul Beps, ovvero il set di norme per limitare le vie di fuga dal Fisco. Le strategie di pianificazione aggressiva, possibili soprattutto alle multinazionali, secondo l'Organizzazione arrivano a costare il 4-10% delle entrate complessive da tasse, ovvero tra 100 e 240 miliardi di dollari l'anno. Con la convenzione di oggi, è prevista l'adesione di una sessantina di giurisdizioni. Non mancano però le critiche, per esempio perché nel corso dei lavori si sono sfilati gli Stati Uniti. Nei 26 articoli del testo ci sono molte questioni, come quelle dei soggetti che hanno doppia residenza fiscale, l'abuso delle doppie imposizioni, le escamotage per spostare i profitti. Non tutte sono obbligatorie, agli Stati è ancora concessa ampia facoltà di manovra.