MILANO - Dopo 12 mesi il piano di rilancio dello stabilimento Perugina di San Sisto, quello dove si producono i famosi cioccolatini Baci, sembra essere diventato carta straccia e anzi l'azienda vuole ridimensionarlo. Ciò ha scatenato le proteste dei sindacati, che temono soprattutto tagli al personale e chiedono pertanto la riapertura di un tavolo di crisi. L'accordo siglato al Ministero del Lavoro aveva ottenuto la concessione della cassa integrazione per 819 lavoratori legata al rilancio aziendale, prevedeva investimenti per 60 milioni di euro in tre anni con prodotto portante il "Bacio", nessun esubero, nuova struttura manageriale, innovazione delle tecnologie produttive e del modello organizzativo e lo spostamento della produzione di alcuni gelati al fine di sopperire al calo della domanda della cioccolata nei mesi più caldi.
Un piano che sembrava funzionare visto il 24 febbraio scorso la Nestlè, in sede di audizione parlamentare, aveva reso noti i primi dati sul buon andamento del Bacio e delle tavolette, sia sul mercato interno che sull'export. In Usa, Canada, Brasile, Cina ed Australia la crescita del Bacio è risultata a doppia cifra. Canada e Cina, in particolare, hanno fatto registrare un aumento del 60 per cento, ma secondo la multinazionale non sono numeri sufficienti per il rilancio e da qui la storia del rilancio inverte la rotta. La reazione dei sindacati non s'è fatta attendere.
"Il comunicato da parte del capo mercato Nestlé Leo Wencel il quale afferma che alla fine della Cigs per 340 lavoratori non ci sarà più un futuro certo in Perugina, lanciato solo poche ore dopo l'incontro in Confindustria, in cui, seppur tra mille difficoltà, si era cercato di trovare alcune posizioni condivise, porta la Rsu - è detto in un suo comunicato - a dichiarare lo stato di agitazione". "Con questa dichiarazione - proseguono i sindacati - ancora una volta Nestlé straccia completamente l'accordo firmato un anno fa che ricordiamo a tutti aveva la finalità di riassorbire gli esuberi e di gestire eventuali situazioni di criticità senza impatti sociali. Quello che invece emerge è la visione da parte di Nestlé di voler fare della Perugina una 'fabbrichetta da sottoscala'"."La Perugina che abbiamo in mente noi - spiega la Rsu - è una fabbrica nuova, che sia competitiva e capace di attrarre nuovi volumi e produzioni, ed è con questo spirito che abbiamo firmato accordi che prevedono anche sacrifici economici". Il 14 giugno si svolgeranno intanto le assemblee generali e il giorno successivo è stato convocato il tavolo istituzionale alla Regione Umbria.
Un piano che sembrava funzionare visto il 24 febbraio scorso la Nestlè, in sede di audizione parlamentare, aveva reso noti i primi dati sul buon andamento del Bacio e delle tavolette, sia sul mercato interno che sull'export. In Usa, Canada, Brasile, Cina ed Australia la crescita del Bacio è risultata a doppia cifra. Canada e Cina, in particolare, hanno fatto registrare un aumento del 60 per cento, ma secondo la multinazionale non sono numeri sufficienti per il rilancio e da qui la storia del rilancio inverte la rotta. La reazione dei sindacati non s'è fatta attendere.
"Il comunicato da parte del capo mercato Nestlé Leo Wencel il quale afferma che alla fine della Cigs per 340 lavoratori non ci sarà più un futuro certo in Perugina, lanciato solo poche ore dopo l'incontro in Confindustria, in cui, seppur tra mille difficoltà, si era cercato di trovare alcune posizioni condivise, porta la Rsu - è detto in un suo comunicato - a dichiarare lo stato di agitazione". "Con questa dichiarazione - proseguono i sindacati - ancora una volta Nestlé straccia completamente l'accordo firmato un anno fa che ricordiamo a tutti aveva la finalità di riassorbire gli esuberi e di gestire eventuali situazioni di criticità senza impatti sociali. Quello che invece emerge è la visione da parte di Nestlé di voler fare della Perugina una 'fabbrichetta da sottoscala'"."La Perugina che abbiamo in mente noi - spiega la Rsu - è una fabbrica nuova, che sia competitiva e capace di attrarre nuovi volumi e produzioni, ed è con questo spirito che abbiamo firmato accordi che prevedono anche sacrifici economici". Il 14 giugno si svolgeranno intanto le assemblee generali e il giorno successivo è stato convocato il tavolo istituzionale alla Regione Umbria.