Economia

Trasporti: sciopero, è di nuovo caos. Ma intanto riforma ferma in Parlamento

La protesta proclamate da Usb, Sul e Faisa Confail. Il Garante degli Scioperi ha chiesto formalmente che venga varato il disegno di legge che fa dipendere la possibilità di indire le agitazioni dalla rappresentatività, ma le forze politiche non riescono a trovare un accordo, e il testo giace da tempo in Senato

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ROMA - Nuovo sciopero del trasporto locale su tutto il territorio nazionale: a proclamarlo Usb, Sul e Faisa Confail. Il precedente, il 16 giugno: in quell'occasione si sono registrate forti proteste delle associazioni dei consumatori, e anche il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha dichiarato che "Bisogna evitare che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza di cittadini", e ha chiesto che si proceda con il ddl di riforma della legge sugli scioperi, che giace da tempo in Parlamento.

Analoga la posizione del Garante degli Scioperi Giuseppe Santoro Passarelli, che in occasione della presentazione della relazione annuale, il 22 giugno, ha affermato che i tempi "sono maturi" per una nuova regolamentazione degli scioperi nei servizi pubblici essenziali basata sulla rappresentatività dei sindacati. "Senza voler pregiudicare il diritto costituzionale di tutti i sindacati a poter proclamare lo sciopero - ha detto Santoro Passarelli  - sarebbe opportuno collegare il potere di proclamazione dello sciopero, nel settore dei servizi pubblici essenziali, al raggiungimento di parametri di rappresentatività".

Infatti in occasione del 16 giugno è emerso chiaramente che le principali città italiane si sono ritrovate alla totale paralisi nonostante le adesioni non raggiungessero neanche il 40% in media.  Ma la verità è che la riforma, da molti invocata, è ferma perché le forze politiche stentano a trovare un accordo. Al Senato sono stati depositati da oltre un anno tre progetti di legge, uno a firma del presidente della Commissione Lavoro Maurizio Sacconi (Epi), uno da parte del giuslavorista Pietro Ichino (Pd) e l'altro da parte di Aldo Di Biagio (Ap). "Ho messo a punto un testo unificato, dal momento che si tratta di progetti di legge molto simili dal punto di vista dei contenuti - spiega Sacconi - ne abbiamo poi anche discusso in commissione Lavoro e Affari Costituzionali, ma da parte degli esponenti del Pd è arrivata la richiesta di rinviare la discussione".

Dal resoconto della seduta del 21 giugno in effetti emerge chiaramente la richiesta di "proseguire l'esame dei disegni di legge dopo aver raggiunto una convergenza a livello politico". A poco servono le sollecitazioni dei due presidenti di commissioni, Sacconi e Salvatore Torrisi (Ap) che ricordano che un'accelerazione della riforma è necessaria "anche per evitare che il Parlamento sia considerato inadempiente dopo le dichiarazioni rese alla stampa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti la settimana scorsa, a proposito delle gravi difficoltà determinate dallo sciopero dei mezzi pubblici di venerdì 16 giugno". "L'"esame congiunto" alla fine viene rinviato.  "Chiedo al ministro Delrio di sollecitare il suo partito", dice Sacconi.

"Tutti dichiarano di essere d'accordo su una riformulazione della rappresentatività, anche la Cisl e la Uil - dice il senatore Pietro Ichino (Pd), giuslavorista - c'è un consenso molto ampio sul principio di democrazia sindacale per cui nel settore dei trasporti lo sciopero dovrebbe essere proclamato solo da chi abbia un minimo di iscritti. A questo consenso generale poi però non corrisponde un'adeguata spinta sul piano parlamentare, e i disegni di legge sono al momento fermi, pur essendo stati incardinati, ed essendosi svolte le audizioni. C'è uno scollamento tra le dichiarazioni dei vari esponenti politici, e la disponibilità effettiva. Ed è una responsabilità diffusa".

"Il punto di partenza è la regolazione della rappresentatività delle parti sociali. - obietta il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Cesare Damiano (Pd) - Soltanto se innanzitutto viene recepito da una legge l'accordo Cgil-Cisl-Confindustria sulla rappresentatività potremo poi stabilire chi ha il diritto di negoziare gli accordi e quindi poi anche di proclamare gli scioperi. E certamente a proclamare gli scioperi dovranno essere solo le organizzazioni rappresentative, e questo non significa naturalmente che vogliamo mettere in discussione le organizzazioni sindacali di base. Ma prima va definita la rappresentatività: noi abbiamo messo a punto un progetto di legge che stiamo discutendo in questo momento".

In attesa che si vada avanti con l'uno o con l'altro dei progetti di legge, alla Camera e al Senato, gli utenti sono sempre più spesso vittime di scioperi proclamati da sigle che rappresentano solo una minoranza dei lavoratori. Agitazioni che spesso vengono proclamate a ripetizione: infatti dopo il caos del 16 giugno le stesse sigle avevano indetto un altro sciopero dieci giorni dopo, ma il ministro Delrio in quel caso lo ha differito ad altra data "allo scopo di evitare un pregiudizio grave ed irreparabile al diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito".

E' dunque nel segno della polemica che la protesta si sposta allo sciopero del 6 luglio: alle motivazioni precedenti, e cioè l'abolizione con l'ultima manovra correttiva di alcuni vincoli che ostacolavano i processi di liberalizzazione e di privatizzazione delle aziende del settore, si aggiunge la contestazione della precettazione. "Giù le mani dal Diritto di Sciopero", si legge per esempio nel volantino diffuso dall'Unione Sindacale di Base, che bolla come "illegittimo ed immotivato" il provvedimento di fine giugno del ministro Delrio. Mentre l'ipotesi di una nuova legge che ancori la proclamazione del diritto di sciopero alla rappresentatività dei sindacati dalle sigle di base viene vista come il fumo negli occhi: "L'attacco al diritto di sciopero partito dal governo e dai partiti di maggioranza - si legge nel volantino Usb - ha come obiettivo quello di colpire il dissenso dei lavoratori".

E dunque si va incontro all'ennesima giornata di forte caos, aggravata dal caldo. Il ministero dei Trasporti, dal momento che un nuovo differimento della data sarebbe stata vista a questo punto come una lesione del diritto di sciopero, ha invitato i prefetti a valutare le varie situazioni, e ad "adottare ogni misura necessaria a evitare gravi pregiudizi alla sicurezza e ai diritti costituzionalmente garantiti delle persone coinvolte". Un invito che probabilmente servirà a ben poco.