MILANO - Mentre il mondo fa i conti con i muri del protezionismo invocati da Donald Trump, e in attesa di capire come si risolverà la lunga e difficile trattativa di Brexit, Europa e Giappone sono vicini all'intesa definitiva su un accordo commerciale per il quale si sono parlati per oltre quattro anni.
A darne notizia è stata la commissaria europeo al Commercio, Cecilia Malmstroem, che ha cinguettato che l'Unione europea e il Giappone hanno raggiunto un "accordo politico" su un trattato di libero scambio. "Abbiamo trovato un accordo politico a livello ministeriale. Raccomandiamo adesso ai leader di confermarlo nel summit" Ue-Giappone previsto domani a Bruxelles, ha precisato Malmstroem dopo un incontro con il ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida. Negli ultimi giorni era emersa la volontà di chiudere prima della riunione del G20 che si terrà ad Amburgo venerdì e sabato, proprio per mostrare alla Casa Bianca come altri grandi parti del globo si schierino contro un indebolimento del commercio globale.
L'accordo commerciale tra le due parti, che viene denominato Jefta (Japan-eu free trade agreement) coprirebbe circa un terzo del valore del prodotto lordo mondiale. Per il Giappone, la Ue è il terzo partner, viceversa per la Ue il Giappone è il sesto cliente. Di qui l'obiettivo europeo di incrementare le esportazioni attraverso misure di riduzione delle barriere doganali e non tariffarie. Il dettaglio dell'intesa non è ancora precisato, ma secondo Radiocor fonti Ue hanno indicato che saranno tutelati circa 200 prodotti "indicazioni geografiche tipiche" nell'agroalimentare e la liberalizzazione per il settore auto prevede un lungo periodo di tempo per permettere all'industria continentale di adattarsi: "Il settore europeo chiedeva un periodo di transizione di anni: non sarà deluso".
Negli ultimi giorni, Bruxelles aveva spiegato che un punto qualificante sarà "il diritto ad applicare i nostri standard per tutti i beni e i servizi venduti in Europa". Per esempio, alimenti, vestiti o automobili provenienti dal Giappone "devono rispettare tutte le regole che continueranno a essere definite dai legislatori europei: ci sono chiare assicurazioni a questo proposito in molti punti nell'accordo sia nel preambolo che nella parte sulla cooperazione in materia di regolazione".
L'accordo, ha indicato Bruxelles, "protegge esplicitamente il diritto della ue alla regolazione nel settore della sicurezza alimentare e dei prodotti, più alti livelli di protezione del lavoro e dell'ambiente". La Ue, specificava una nota comunitaria di fine giugno, "ha convinto il Giappone a prendere un chiaro impegno alla ratifica delle convenzioni dell'organizzazione mondiale del lavoro". Per quanto riguarda la regolazione della dispute commerciali, la commissione indicava la volontà di non tornare indietro rispetto alla decisione di fondare il sistema in cui i giudici sono nominate da entrambe le parti e soggetti a valutazione pubblica.
Sul settore automobilistico, l'esecutivo comunitario si è limitato a ricordare che nel caso dell'accordo Ue-Corea del sud i risultati dopo cinque anni sono positive: le esportazioni europee in quel paese sono aumlentate del 55% e le imprese hanno risparmiato 2,8 miliardi in dazi. Da parte dell'industria (soprattutto automobilistica) europea ci sono state molte critiche.
Il valore delle esportazioni di merci Ue in giappone è di 58 miliardi all'anno, quello dei servizi 28 miliardi. Il numero di posti di lavoro continentali interessati all'export verso il giappone è di 600 mila, mentre gli occupati in società giapponesi nella Ue sono a quota 550 mila. Attualmente gli esportatori Ue verso il giappone pagano 1 miliardi in dazi all'anno. L'accordo, secondo la Commissione, aumenterebbe del 170-180% (+10 miliardi) le esportazioni di alimenti processati (carne e prodotti lattiero-caseari); del 4-22% (+700 milioni-3 miliardi) le esportazioni nella chimica; dell'1-6% (+650 milioni di euro) le esportazioni di macchinari elettrici. Sono 74 mila le società Ue che esportano in giappone, 78% delle quali piccolo e medie.
A darne notizia è stata la commissaria europeo al Commercio, Cecilia Malmstroem, che ha cinguettato che l'Unione europea e il Giappone hanno raggiunto un "accordo politico" su un trattato di libero scambio. "Abbiamo trovato un accordo politico a livello ministeriale. Raccomandiamo adesso ai leader di confermarlo nel summit" Ue-Giappone previsto domani a Bruxelles, ha precisato Malmstroem dopo un incontro con il ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida. Negli ultimi giorni era emersa la volontà di chiudere prima della riunione del G20 che si terrà ad Amburgo venerdì e sabato, proprio per mostrare alla Casa Bianca come altri grandi parti del globo si schierino contro un indebolimento del commercio globale.
L'accordo commerciale tra le due parti, che viene denominato Jefta (Japan-eu free trade agreement) coprirebbe circa un terzo del valore del prodotto lordo mondiale. Per il Giappone, la Ue è il terzo partner, viceversa per la Ue il Giappone è il sesto cliente. Di qui l'obiettivo europeo di incrementare le esportazioni attraverso misure di riduzione delle barriere doganali e non tariffarie. Il dettaglio dell'intesa non è ancora precisato, ma secondo Radiocor fonti Ue hanno indicato che saranno tutelati circa 200 prodotti "indicazioni geografiche tipiche" nell'agroalimentare e la liberalizzazione per il settore auto prevede un lungo periodo di tempo per permettere all'industria continentale di adattarsi: "Il settore europeo chiedeva un periodo di transizione di anni: non sarà deluso".
Negli ultimi giorni, Bruxelles aveva spiegato che un punto qualificante sarà "il diritto ad applicare i nostri standard per tutti i beni e i servizi venduti in Europa". Per esempio, alimenti, vestiti o automobili provenienti dal Giappone "devono rispettare tutte le regole che continueranno a essere definite dai legislatori europei: ci sono chiare assicurazioni a questo proposito in molti punti nell'accordo sia nel preambolo che nella parte sulla cooperazione in materia di regolazione".
L'accordo, ha indicato Bruxelles, "protegge esplicitamente il diritto della ue alla regolazione nel settore della sicurezza alimentare e dei prodotti, più alti livelli di protezione del lavoro e dell'ambiente". La Ue, specificava una nota comunitaria di fine giugno, "ha convinto il Giappone a prendere un chiaro impegno alla ratifica delle convenzioni dell'organizzazione mondiale del lavoro". Per quanto riguarda la regolazione della dispute commerciali, la commissione indicava la volontà di non tornare indietro rispetto alla decisione di fondare il sistema in cui i giudici sono nominate da entrambe le parti e soggetti a valutazione pubblica.
Sul settore automobilistico, l'esecutivo comunitario si è limitato a ricordare che nel caso dell'accordo Ue-Corea del sud i risultati dopo cinque anni sono positive: le esportazioni europee in quel paese sono aumlentate del 55% e le imprese hanno risparmiato 2,8 miliardi in dazi. Da parte dell'industria (soprattutto automobilistica) europea ci sono state molte critiche.
Il valore delle esportazioni di merci Ue in giappone è di 58 miliardi all'anno, quello dei servizi 28 miliardi. Il numero di posti di lavoro continentali interessati all'export verso il giappone è di 600 mila, mentre gli occupati in società giapponesi nella Ue sono a quota 550 mila. Attualmente gli esportatori Ue verso il giappone pagano 1 miliardi in dazi all'anno. L'accordo, secondo la Commissione, aumenterebbe del 170-180% (+10 miliardi) le esportazioni di alimenti processati (carne e prodotti lattiero-caseari); del 4-22% (+700 milioni-3 miliardi) le esportazioni nella chimica; dell'1-6% (+650 milioni di euro) le esportazioni di macchinari elettrici. Sono 74 mila le società Ue che esportano in giappone, 78% delle quali piccolo e medie.